L'anno I dopo il consolato di Foca Augusto.
Sul principio di quest'anno possiam credere data una lettera di san Gregorio papa alla regina Teodelinda [Gregor. Magnus, lib. 2, ep. 14.]. Se tuttavia si volesse riferire al fine dell'anno prossimo passato, non potrebbe provarsi il contrario. In essa dice il santo padre di avere ricevuto il foglio che la stessa regina gli aveva inviato dalle parti di Genova: parole, dalle quali pare che si possa dedurre che Genova allora fosse in potere dei Longobardi. Vien poi a rallegrarsi con esso lei, perchè Dio le abbia dato un maschio, e quel che è più, un maschio già battezzato nella fede cattolica. Quindi si scusa per non poter ora rispondere alla scrittura di Secondo abbate, di cui parlammo di sopra, per trovarsi egli sì maltrattato dalla gotta, che appena potea parlare; ma intanto le manda copia del concilio quinto generale, contro di cui si scorge che Secondo avea scritto, con aggiugnere che l'accettar questo concilio non si opponeva punto alla venerazione dovuta ai quattro precedenti concilii generali. E finalmente le dice d'inviare dei filatterii per l'eccellentissimo nostro figliuolo Adaloaldo re, cioè delle reliquie legate in oro o argento, da portare addosso per custodia e difesa delle persone: con pregarla ancora di ringraziare il re suo consorte per la pace fatta, e di animarlo a conservarla per l'avvenire. Veggiam dunque comprovato da un'autentica testimonianza, che nel precedente anno 603 fu stipulata la tregua fra i Greci e i Longobardi. Ma non dovea già valersi il padre Pagi di questa lettera per credere e far credere che Adaloaldo fosse nato sul fine di esso anno 603. Se abbiam la chiara asserzione di Paolo Diacono che egli fu battezzato nel dì 7 aprile d'esso anno 603, come potrà poi essere nato nel dicembre seguente? Non altro dice il santo papa, se non che egli avea participato dell'allegrezza di Teodelinda, per avere inteso che le fosse nato un figliuolo, e, quel che più importava, che questo figliuolo, mercè del sacro battesimo, fosse stato aggregato alla fede cattolica. Solamente negli ultimi mesi dell'anno 603 Teodelinda, in occasione di mandare al papa la scrittura di Secondo abbate, gli diede anche avviso del battesimo del figliuolo, celebrato secondo il rito cattolico. San Gregorio si congratula per la nascita che era seguita tanto prima e pel battesimo ultimamente fatto, unendo insieme quei due fatti, ma senza indicare in qual tempo l'uno e l'altro fossero succeduti. Quel sì che dee dar da pensare, si è che san Gregorio tratta già con titolo di re Adaloaldo, eppure, se vogliam seguitare l'ordine di Paolo Diacono, non fu dichiarato questo fanciullo collega nel regno da Agilolfo suo padre se non dopo la morte di san Gregorio, che seguì nell'anno presente.
In fatti fece Roma, anzi tutta la Cristianità, sì gran perdita in quest'anno, avendo voluto Iddio chiamare a miglior vita questo impareggiabil pontefice nel dì 12 di marzo; pontefice, dissi, d'immortale memoria, e che si riguardi la sua sapienza, prudenza e zelo per la cattolica religione, o si contempli la dottrina, l'eloquenza, la santità de' costumi, troppo è superiore alle nostre lodi, e giustamente, per consenso d'ognuno, meritò il titolo di grande. Paolo Diacono attesta che quel verno, cioè il precedente alla di lui morte, fu sì rigido, che si seccarono quasi dappertutto le viti. E che i raccolti de' grani parte furono guasti dai topi, e parte dal vento brucione affatto distrutti. Anche Anastasio bibliotecario [Anastas. Bibliothec.] e Giovanni [Johann. Diacon., in Vit. S. Gregor., lib. 4, cap. 69.] attestano che dopo la morte di san Gregorio si patì in Roma una fierissima carestia. Ma il buon Paolo Diacono in iscrivendo che questo gran pontefice morì nell'anno secondo di Foca, correndo l'ottava indizione, colpì benissimo nell'anno dell'imperio, ma non già nell'indizione, essendo, per consenso di tutti gli eruditi, certissimo ch'egli terminò la sua vita nella settima indizione, la quale fu in corso nell'anno presente fino al settembre. Ebbe per successore Sabiniano diacono, nato in Volterra, che era stato suo nunzio o ministro alla corte imperiale, essendosi già introdotto di eleggere al pontificato romano que' diaconi che aveano sostenuto quell'impiego in Costantinopoli, siccome più noti ed accetti agli imperadori, e più informati de' pubblici affari. Credesi che dopo sei mesi e un giorno di sede vacante, e dopo esser venuta l'approvazion della sua elezione da Foca Augusto, fosse Sabiniano consecrato nel dì 13 di settembre. Dopo aver Paolo Diacono narrata la morte di san Gregorio, ci vien dicendo [Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 31.] che nella state seguente e nel mese di luglio, raunata la gran dieta della nazion longobarda nel circo di Milano, Adaloaldo fu proclamato re, ossia collega d'Agilolfo suo padre; e che a quella solennissima funzione furono presenti non solamente esso re Agilolfo, ma ancora gli ambasciatori di Teodeberto II re di Metz, ossia dell'Austrasia. Uno dei maggiori pensieri di Agilolfo era quello di mantenere una buona armonia coi re franchi, perchè possedendo essi quasi tutte le Gallie e buona parte della Germania, non v'era potenza confinante all'Italia, di cui più che di quella avessero da temere i Longobardi. Perciò affine di stringere maggiormente il nodo dell'amicizia con Teodeberto, il più possente di quei re, Agilolfo, conchiuse un matrimonio fra il suo figliuolo Adaloaldo e una figliuola d'esso Teodeberto. Erano sì l'un come l'altra fanciulli di ben tenera età: contuttociò seguirono gli sponsali fra essi, e restò sigillata la funzione collo stabilimento di una pace perpetua fra i due re, genitori degli sposi. Il cardinal Baronio ed altri differirono sino all'anno venturo l'innalzamento di Adaloaldo al trono; ma sembra più verisimile che ciò avvenisse in quest'anno, e che la seguente state di Paolo Diacono sia quella che venne dopo il marzo dell'anno presente, in cui san Gregorio il grande compiè la gloriosa carriera del suo pontificato. Credesi ancora che in quest'anno desse fine al suo vivere Mariniano arcivescovo di Ravenna [Bacchinius, ad Agnell., tom. 2 Rer. Ital.], al quale succedette Giovanni terzo di questo nome. E perchè era spirata la tregua fra i Greci e Longobardi, nel mese di novembre si rinnovò essa per un anno avvenire [Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 33.].
DCV
| Anno di | Cristo DCV. Indizione VIII. |
| Sabiniano papa 2. | |
| Foca imperadore 4. | |
| Agilolfo re 15. |
L'anno II dopo il consolato di Foca Augusto.
Terminò nel novembre dell'anno presente la tregua già fatta fra i Greci e i Longobardi [Idem, ib.]. Smeraldo esarco, che si trovava smunto di forze, e dovea veder dei brutti nuvoli in aria, trattò di nuovo della conferma d'essa tregua; e nello stesso mese l'ottenne per un altr'anno, ma con averla comperata collo sborso di dodicimila soldi d'oro. In questi tempi ancora (l'abbiamo dal solo Paolo Diacono) essendosi ribellati i Sassoni da Teodeberto II re dell'Austrasia, seguì una sanguinosa guerra in quelle contrade fra essi e i Franchi, con grande strage dell'una e dell'altra parte, senza che si sappia il fin d'essa. Sotto quest'anno mette il cardinal Baronio la divisione della chiesa d'Aquileja, perchè narrata da Paolo suddetto [Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 34.] dopo i sopra mentovati fatti; ma par ben più verisimile che essa appartenga all'anno susseguente, come anche tenne il padre de Rubeis [De Rubeis, Monument. Eccl. Aquilejeus., cap. 33.]. Cioè venne a morte Severo patriarca d'Aquileja, il quale abborrendo il concilio quinto generale, per timore di pregiudicar all'ossequio che tutta la Chiesa professava al quarto calcedonense, mai non volle comunicare col romano pontefice e con le infinite altre chiese che veneravano il quarto ed ammettevano ancora il quinto. Il re Agilolfo e Gisolfo duca del Friuli, sotto il cui governo era Aquileja, mal sofferivano che i patriarchi avessero eletta per loro sede l'isola di Grado, siccome luogo sottoposto all'imperadore, e cinto dall'acque, dove essi Longobardi non poteano metter le griffe. Si prevalsero eglino adunque di questa congiuntura per far mutare il sistema introdotto. Devendosi eleggere il nuovo patriarca, per quanto costa da una relazione de' vescovi scismatici, pubblicata dall'eminentissimo Annalista, l'esarco, mosso dalle istanze del papa, propose di eleggere un patriarca che mettesse fine allo scisma, e secondo i canoni, si sottomettesse al pontefice romano, capo della Chiesa di Dio. Ripugnando essi, li fece condurre a Ravenna, dove (se vogliam credere ai lor successori scismatici) atterriti dalle minacce di esilii, di prigionie e di bastonate, elessero Candidiano ossia Candiano, il quale abbracciò l'unità della Chiesa cattolica, e si ritirò ad esercitar le sue funzioni a Grado. Rimessi in libertà i vescovi suddetti, non mancarono quei, che avendo le lor chiese sotto i Longobardi, di richiamarsi dalla pretesa violenza lor fatta, e venuti in parere di procedere ad una altra elezione, trovarono favorevoli al loro disegno il re Agilolfo e il duca Gisolfo, e probabilmente la stessa regina Teodelinda, la quale tuttochè cattolica e piissima principessa, si sa che aveva l'animo alieno dal concilio quinto. Elessero dunque Giovanni abate, che seguitando a fomentare lo scisma, stabilì la sua dimora in Aquileia: con che nello stesso tempo cominciarono ad esservi due patriarchi d'Aquileia, l'uno cattolico residente in Grado, e l'altro scismatico residente in Aquileia, con essersi anche divisi i suffraganei, parte sotto l'uno e parte sotto l'altro. E il bello fu che tuttochè col tempo il patriarca aquilejense si rimettesse in dovere con abiurare lo scisma, pure seguitarono ad esservi due patriarchi, e dura tuttavia il patriarca gradense sotto nome di patriarca veneto, perchè nel secolo quintodecimo trasferita fu dall'isola di Grado a Venezia quella sedia patriarcale. Intanto Foca imperadore, odiato da tutti, siccome abbiamo dalla Cronica Alessandrina [Chron. Alexandr.] e da Teofane [Theoph., in Chron.], o per vere congiure scoperte, o per soli sospetti infierì colla scure contra i più riguardevoli personaggi di Costantinopoli; e giunse a levar di vita anche la già imperadrice Costantina colle tre sue figliuole. Così il tiranno operava in Costantinopoli, in tempo che i Persiani mettevano a sacco tutta la Siria, la Palestina e la Fenicia, ed empievano di stragi tutte quelle contrade.