| Anno di | Cristo DCXXXIII. Indizione VI. |
| Onorio I papa 9. | |
| Eraclio imperadore 24. | |
| Arioaldo re 9. |
L'anno XXII dopo il consolato di Eraclio Augusto.
Fino a questi tempi la nazione degli Arabi, che Saraceni ancora si nominavano, e per tali verranno anche da me nominati da qui innanzi, non avea recato grande incomodo all'imperio romano, perchè contenta de' suoi paesi non pensava ad ingoiare l'altrui. Nell'anno 613 avea fatto delle scorrerie nella Soria cristiana, ma non fu movimento di conseguenza. Da lì innanzi ancora troviamo che Eraclio si servì di alcune bande di Saraceni nella guerra contra de' Persiani. Ma cominciarono costoro a mutar massime, dappoichè Maometto non solamente di divisi che erano, gli unì insieme mercè della professione della medesima credenza e setta; ma eziandio lasciò loro per eredità un obbligo, o consiglio di dilatare, il più che poteano, la lor santissima religione, cioè la sua pestilente e ridicola dottrina. Ora avvenne, secondochè s'ha da Teofane [Theoph., in Chronogr.], che mentre uno degli uffiziali dell'imperadore era dietro a dar le paghe alle milizie greche, apparvero anche i Saraceni che erano al servigio del medesimo Augusto, e fecero istanza per ottener anch'essi le loro. L'uffiziale in collera alzò la voce, dicendo: Non c'è tanto da poter soddisfare ai soldati: e ce ne sarà poi da darne anche a questi cani? Non l'avesse mai detto. Costoro arrabbiati se n'andarono, e sollevarono tutta la lor nazione contra dell'imperadore Eraclio. Niceforo [Niceph., in Chron.] all'incontro scrive, aver esso Augusto dato ordine che non si pagassero più le trenta libbre d'oro, solite a sborsarsi ogni anno ai Saraceni, per cagione della crudeltà da loro usata contra uno dei ministri imperiali; e che di qui ebbe origine la terribil nimicizia di quella nazione contra del romano imperio. Però nel presente anno essi cominciarono le ostilità contro i sudditi dell'imperadore. Prese maggior fuoco in quest'anno l'eresia dei monoteliti per un conciliabolo tenuto in Alessandria da quel patriarca Ciro, il quale passava di buona intelligenza con Sergio patriarca di Costantinopoli intorno a questa disputa. Il solo Sofronio monaco quegli fu che si oppose alle pretensioni erronee di Ciro, ed essendo tornato a Gerusalemme, succedette in quella cattedra a Modesto patriarca, e tenne dipoi, cioè nell'anno seguente, un concilio, in cui condannò chi negava in Cristo due volontà.
DCXXXIV
| Anno di | Cristo DCXXXIV. Indizione VII. |
| Onorio I papa 10. | |
| Eraclio imperatore 25. | |
| Arioaldo re 10. |
L'anno XXIII dopo il consolato di Eraclio Augusto.
Venne in quest'anno a morte Abubacare califa, ossia principe de' Saraceni. Costui aveva fatta la guerra [Theoph., in Chronogr.] contro l'imperadore Eraclio nella Palestina, ed occupato nel presente anno tutto il paese di Gaza verso il monte Sina. Perchè contra di que' masnadieri uscì in campagna con poca gente Sergio governatore di Cesarea di Palestina, egli restò con tutti i suoi tagliato a pezzi. Però i Saraceni presero anche la città di Bostra, messa da alcuni nella Soria, e da altri nella Palestina, e poscia conquistarono altre città, dalle quali condussero via un gran bottino ed assaissimi prigioni. Viene attribuito a questo Abubacare l'aver messo insieme il libro dell'Alcorano, che dianzi era disperso a pezzi e bocconi. Ebbe costui per successore Omaro, terzo de' califi, il quale non tardò a far guerra anche a' Persiani, profittando delle lor divisioni. L'imperadore Eraclio trovandosi in questo mentre nella città di Edessa, spedì Teodoro suo fratello con un'armata contra de' Saraceni; ma avendo questi attaccata battaglia, fu da loro sconfitto, e tornossene col capo basso ad Edessa. Eraclio inviò un altro corpo di gente sotto il comando di Baane e di Teodoro sacellario. Riuscì loro di dare una rotta ai Saraceni verso la città di Emesa, e di seguitarli fino a quella di Damasco. Tuttavia l'imperadore, conoscendo la forza dei nemici e il pericolo in cui si trovava Gerusalemme, asportò di colà il legno della Croce santa, e condottolo a Costantinopoli, quivi lo ripose nella metropolitana. Bollendo più che mai la nuova eresia de' monoteliti, in quest'anno Sergio, patriarca di Costantinopoli, fautore della medesima, ne scrisse a papa Onorio per sapere il suo sentimento. Il papa propose dei ripieghi con due lettere rapportate dal cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl.]. E perciocchè udì che Ciro patriarca alessandrino seguitava a predicare una sola volontà in Cristo, mandò lettere anche a lui, imponendogli silenzio. Col tempo andò sì innanzi il calore di questa controversia, che a cagione delle suddette lettere fu mossa guerra anche alla memoria di papa Onorio, moltissimi anni dopo la sua morte, quasichè egli, se non aveva abbracciati gli errori de' monoteliti, gli avesse almeno colla sua connivenza fomentati. Ma i cardinali Baronio e Bellarmino, il De-Marca, Natale Alessandro, il padre Pagi ed altri valentuomini hanno così ben difesa l'innocenza e retta credenza di questo papa, che è superfluo il più disputarne. Sofronio patriarca di Gerusalemme fu in questi tempi il più prode campione della Chiesa, e fece costare con assaissimi passi de' santi padri che conveniva ammettere in Cristo due volontà e due operazioni, corrispondenti alle due nature divina ed umana.