Anno diCristo DCXLIV. Indizione II.
Teodoro papa 3.
Costantino detto Costante, imperadore 4.
Rotari re 9.

Riferì Ermanno Contratto, e poscia il cardinal Baronio, all'anno precedente la ribellion di Maurizio Cartulario e la morte d'Isacco esarco. Ma perciocchè non ben si sa l'anno preciso di tali avvenimenti, non altro scrivendo Anastasio bibliotecario [Anastas. Bibliothec., in Teodoro.], se non che accadde quel fatto ai tempi di papa Teodoro, chieggo io licenza di poterne far qui menzione. Quel medesimo Maurizio, di cui, siccome vedemmo nell'anno 639, si servì Isacco esarco di Ravenna per isvaligiare il tesoro della basilica lateranense, circa questi tempi ebbe il suo gastigo da Dio anche nel mondo di qua. Cominciò costui a cozzare coll'esarco medesimo; e sparsa voce in Roma che Isacco macchinava di farsi imperadore, raunò quanti soldati si trovavano in essa Roma e nelle castella dipendenti da Roma, ed anche i giudici e grandi romani, i quali tutti con giuramento si obbligarono di non prestar più ubbidienza al medesimo esarco. Portata ad Isacco questa notizia, non fu lento ad inviar Dono general d'armi con quante truppe egli potè verso Roma: segno che doveva allora essere qualche tregua fra i Romani e Longobardi. Giunto colà Dono, tal fu la paura, che tutti magistrati e soldati romani abbandonarono Maurizio, e tennero dalla parte di Dono. Fuggito Maurizio in santa Maria del Presepio (oggidì santa Maria Maggiore), fu di là levato per forza, e ben incatenato, e con un collare di ferro al collo, insieme con gli altri che aveano tenuta mano a questa sollevazione, fu inviato verso Ravenna. Ma non si tosto arrivò a Ficocle (oggidì Cervia città), che d'ordine dell'esarco gli fu staccata la testa dal busto, e questa poi esposta sopra un palo nel circo di Ravenna. Gli altri condotti con esso furono posti in prigione e ben serrati ne' ceppi. Ma mentre Isacco pensava a gastigare anche questi colla scure, venne a trovar lui la morte, per presentarlo al tribunale di Dio: colpo felice per quei ch'erano carcerati, perchè tutti ebbero maniera d'uscire e di tornarsene alle loro case. Leggesi presso il Rossi [Rubeus, Histor. Ravenn. lib. 4.] nella storia di Ravenna l'epitaffio greco posto da Susanna sua moglie a questo esarco, con varie lodi del suo valore, mostrato non meno in Oriente che in Occidente, e massimamente in aver mantenuta salva Roma. Manco male che non vi si parla della sua pietà, di cui certo diede bene a conoscere d'essere privo, allorchè stese l'empie mani a rubare i tesori del tempio lateranense. Anastasio aggiunge che egli ebbe per successore nella dignità esarcale Teodoro patrizio eunuco, chiamato per soprannome Calliopa. Fu d'avviso il cardinal Baronio che Anastasio in ciò s'ingannasse, constando dagli Atti di san Martino papa, che quando Pirro, già patriarca di Costantinopoli, convinto da san Massimo abbate, venne, siccome diremo, a Roma (il che si crede succeduto dopo il mese di luglio dell'anno seguente 645), Platone patrizio era esarco dell'Italia. Ma il padre Pagi pretende che Teodoro Calliopa veramente succedesse ad Isacco in quel ministero, e che essendo durato poco tempo nell'uffizio, desse poi luogo al suddetto Platone esarco. Quanto a me, trovo qui del buio. Nell'epitaffio d'Isacco si legge ch'egli governò ter sex annis lo Occidente. S'egli succedette nell'anno 619 ad Eleuterio esarco, numerando da quell'anno diciotto anni, molto prima d'ora egli dovrebbe essere mancato di vita. Se poi si fu nel precedente o nel presente anno, dovrebbe fra Eleuterio e lui esserci stato un altro esarco. Ed è ben certo che seguì la disputa di san Massimo con Pirro nell'anno susseguente; ma non mi par già certo che nell'anno medesimo venisse Pirro a Roma.


DCXLV

Anno diCristo DCXLV. Indizione III.
Teodoro papa 4.
Costantino, detto Costante, imperadore 5.
Rotari re 10.

Intanto gli errori de' monoteliti turbavano a dismisura la Chiesa di Dio, Paolo, succeduto a Pirro nella cattedra di Costantinopoli, era uno de' più gagliardi campioni di questa eresia, benchè il volpone con delle belle lettere a papa Teodoro andasse alquanto coprendo il suo cuor guasto. Il peggio era, che lo imperador Costante, o vogliam dirlo Costantino, s'era imbevuto di quella falsa opinione, e proteggeva a spada tratta chi combatteva per essa. La Sede apostolica, all'incontro, costantemente tenea per la vera dottrina, e con essa lei si univano i vescovi dell'Africa, di Cipri e dell'Occidente tutto. Avvenne in questi tempi che Pirro, dopo aver deposto il pastorale di Costantinopoli, ritiratosi in Africa, quivi ebbe una disputa celebre con san Massimo abbate, gran difensore delle due volontà in Cristo, alla presenza di molti vescovi africani e di Gregorio prefetto del pretorio dell'Africa, nel mese di luglio, correndo la terza indizione. Tante ragioni addusse il dotto e santo abbate, che Pirro si diede per vinto. La disputa suddetta si legge stampata negli Annali ecclesiastici del Baronio e nelle raccolte dai concilii. Si sa dipoi dagli Atti di san Martino papa e dalla storia Miscella [Miscell., lib. 18, pag. 132, tom. 1 Rer. Ital.], che Pirro, consigliato dai vescovi dell'Africa, sen venne a Roma, e presentò a papa Teodoro la profession della sua fede, dove condannava chiunque ammetteva una sola volontà nel Signor nostro Gesù Cristo. Le accoglienze a lui benignamente fatte dal papa furono molte, e suntuoso il trattamento; non credo già certa la sua venuta nell'anno presente a Roma. Teofane [Theoph., in Chronogr.] mette circa questi tempi la morte di Omaro califfo, ossia principe de' Saraceni, gran conquistatore della Persia, dell'Egitto, della Palestina, della Soria e di altri paesi. Un disertore persiano quegli fu che, appostatolo quando facea orazione, gli ficcò uno stocco nel ventre. Ebbe per successore Ulmano, chiamato da altri Osmano. Elmacino il fa morto prima. Godeva in questo mentre l'Italia una mirabil quiete, stante la pace o tregua stabilita fra i Romani e Longobardi. Il credito del re Rotari teneva in dovere gli Unni Avari e gli Schiavoni. Dalla parte poi dei re franchi non v'era da temere, perchè regnavano allora Clodoveo II e Sigeberto II, principi per l'animo e per l'età spossati, sotto de' quali cominciò a declinare la regale autorità, e a crescere quelle de' maggiordomi, anzi a crescere tanto, che giunse in fine a detronizzare il medesimo re. Circa questi tempi, per attestata del suddetto Elmacino [Elmacin., Hist. Saracen., lib. 1, cap. 4.], Muavia saraceno, governatore della Siria, continuava in quelle parti la guerra contro al romano impero, e prese molte città, delle quali non si sa il nome.


DCXLVI

Anno diCristo DCXLVI. Indizione IV.
Teodoro papa 5.
Costantino, detto Costante, imperadore 6.
Rotari re 11.

In quest'anno, siccome s'ha dalla Storia ecclesiastica, furono tenuti varii concilii in Africa da quei vescovi, in proposito dell'eresia de' monoteliti, detestata in quelle parti al maggior segno. Scrissero all'imperadore e a Paolo patriarca di Costantinopoli, con pregarli di reprimere i seminatori di quella abominevol dottrina, non sapendo, o mostrando di non sapere, che da esso Augusto e da quel patriarca veniva il principal fomento della medesima eresia. Leggonsi ancora le loro lettere a papa Teodoro. Ma in questi tempi l'Africa stessa cominciò ad essere lacerata da interni mali. Ribellossi contra dell'imperador Costante Gregorio prefetto del pretorio in quelle provincie [Theoph., in Chronogr.], senza che se ne sappia il perchè, ed ebbe dalla sua quei popoli. Pensavano i vescovi di spedire all'imperadore un'ambasceria per li correnti affari della Chiesa; ma non si attentarono ad eseguire il disegno, dacchè venne loro notizia di essere caduti in sospetto di tener mano anch'essi alla ribellione suddetta. Avendo poi scritto papa Teodoro delle lettere assai forti a Paolo patriarca di Costantinopoli, affine d'intendere chiaramente i di lui sentimenti intorno alle controversie presenti che turbavano la Chiesa, costui finalmente si cavò la maschera, ed apertamente gli fece sapere ch'egli non riconosceva se non una volontà in Cristo: dopo di che il papa cominciò a pensare a procedere contro di lui per iscomunicarlo.