Marco Mecio Memmio Furio Baburio Ceciliano Procolo e Romolo.

Questa gran filza di cognomi data al primo console, cioè a Procolo, si truova in un'iscrizione creduta spettante a lui, e rapportata dal Panvinio e Grutero. Non Balburio, come essi hanno, ma Baburio viene appellato nelle schede di Ciriaco, che riferisce lo stesso marmo. Il secondo console dal suddetto Panvinio, che cita un'iscrizione, vien chiamato Flavio Pisidio Romolo. Vopisco, nella Vita d'Aureliano [Vopiscus, in Aurel.], ci rappresenta questo Procolo per uomo abbondante, non so se più di ricchezze o di vanità, scrivendo essersi poco fa veduto il consolato di Furio Procolo solennizzato con tale sfoggio nel circo, che non già premii, ma patrimonii interi parve che fossero donati ai vincitori nella corsa de' cavalli. Ci fan conoscere tali parole in che tempo Vopisco fiorisse e scrivesse. Nella prefettura di Roma continuò ancora per quest'anno Aconio Catullino. Dappoichè la pace stabilita coi Franchi rimise la calma in tutte le Gallie, Costante Augusto, il quale si truovava in Bologna di Picardia nel gennaio dell'anno presente [Gothofred., Chron. Cod. Theodos.], volle farsi vedere anche ai popoli della Bretagna, e passò nel furore del verno colà con tutta felicità. Se prestiam fede a Libanio [Liban., Orat. III.], guerra non v'era che il chiamasse di là dal mare, ma solo timor di guerra; e da Ammiano Marcellino [Ammianus, lib. 20, cap. 1.] si ha abbastanza per credere che i Barbari di quella grand'isola avessero fatta almen qualche scorreria nel paese de' Romani. Per altro, che non succedessero battaglie e vittorie in quelle parti, si può argomentare dal suddetto Libanio, giacchè egli di niuna fa menzione. Truovansi nulladimeno alcune medaglie, dove egli è appellato [Mediob., in Numismat. Imperator.] debellatore e trionfatore delle nazioni barbare, le quali, se non sono parti della sola bugiarda adulazione, possono indicare qualche vantaggio delle sue armi in quelle contrade ancora. Oltre di che, Giulio Firmico [Julius Firmicus, de error. profan. Rel.], parlando ai due Augusti, dice, che dopo aver essi abbattuti i templi de' gentili nell'anno 341, Dio avea prosperate le lor armi; che aveano vinti i nemici, dilatato l'imperio; che i Britanni, all'improvviso comparir dell'imperadore, s'erano intimoriti. Truovasi poi esso Augusto nel dì 30 di giugno ritornato a Treveri, dove è data una sua legge. Ci fanno poi altre leggi vedere Costanzo Augusto in Antiochia, in Cizico, in Jerapoli, tutte città dell'Asia, imperocchè non gli lasciava godere riposo la guerra sempre viva coi Persiani. Osserviamo ancora in una delle sue leggi [L. 35, de Decur., Cod. Theod.] ch'egli chiamò a militare in quest'anno i figliuoli dei veterani, purchè giunti all'età di sedici anni, per bisogno certamente di quella guerra. Non so io dire quale credenza si meriti Teofane [Theoph., in Chronogr.], allorchè scrive che circa questi tempi Costanzo, dopo aver vinti gli Assirii, cioè i Persiani suddetti, trionfò. Niuno de' più antichi e vicini storici a lui attribuisce alcuna memorabil vittoria di que' popoli, e molto meno un vero trionfo. Abbiamo inoltre dal medesimo Teofane che la città di Salamina nell'isola di Cipri per un fierissimo tremuoto restò la maggior parte smantellata; siccome ancora circa questi tempi ebbe principio la persecuzione mossa da Sapore re di Persia contra de' cristiani abitanti ne' paesi di suo dominio.


CCCXLIV

Anno diCristo CCCXLIV. Indizione II.
Giulio papa 8.
Costanzo e
Costante imperadori 8.

Consoli

Leonzio e Sallustio.

Nel dì 11 d'aprile ad Acone, ossia Aconio, Catullino succedette nella prefettura di Roma Quinto Rustico. Nulla di considerabile ci somministra per questo anno la storia, se non che truoviamo una legge [L. 3, de excusat. artific.], con cui Costanzo Augusto concede delle esenzioni ai professori di meccanica, architettura e ai livellatori delle acque. Il genio edificatorio veramente non mancò a questo imperadore, ed egli lasciò molte suntuose fabbriche da lui fatte in Costantinopoli, Antiochia ed altri luoghi. Ma se egli coll'una mano innalzava materiali edifizii nel suo dominio, coll'altra incautamente si studiava di atterrare e distruggere la dottrina e Chiesa cattolica, lasciandosi aggirare a lor talento dai seguaci dello eresiarca Ario. Però in questi tempi smisuratamente prevalse in Oriente la lor fazione: laddove Costante Augusto in Occidente, con dichiararsi protettore dei dogmi del concilio niceno, divenne scudo della Chiesa cattolica. Se in Oriente si tenevano conciliaboli contra la fede nicena, in Occidente ancora si formavano concilii per sostenerla. Ma intorno a ciò mi rimetto alla storia ecclesiastica. Intanto era flagellato da Dio l'imperador Costanzo col tarlo della guerra persiana; e benchè Teofane [Theoph., in Chronogr.] ancora sotto quest'anno racconti che vennero alle mani le due armate romana e persiana, e che gran numero di que' Barbari lasciò la vita sul campo; pure, poco o nulla servirono questi pretesi vantaggi, perchè più che mai vigorosi i Persiani continuarono a fare il ballo sulle terre romane, senza che mai riuscisse ai Romani di cavalcare sul paese nemico. Abbiamo poi da san Girolamo [Hieronymus, in Chronico.] e dal suddetto Teofane che nell'anno presente Neocesarea, città la più riguardevol del Ponto, fu interamente rovesciata a terra da un orrendo tremuoto colla morte della maggior parte del popolo, essendosi solamente salvata la cattedrale fabbricata da san Gregorio Taumaturgo colla casa episcopale, dove esso vescovo e chiunque ivi si trovò rimasero esenti da quello eccidio.


CCCXLV