Anno diCristo CCCXLV. Indizione III.
Giulio papa 9.
Costanzo e
Costante imperadori 9.

Consoli

Amanzio ed Albino.

Secondo il Catalogo del Cuspiniano e del Bucherio, nel dì 5 di luglio Probino fu creato prefetto di Roma. Una legge [L. 7, de petition., Cod. Theod.] di Costante Augusto, data nel dì 15 maggio, ci fa vedere questo imperador ritornato dalla Bretagna a Treveri. Però non so se sussista l'aver creduto il Tillemont [Tillemont, Mémoires des Empereurs et de l'Histoire Ecclesiastique.] ch'esso Augusto verso il fine del medesimo mese fosse in Milano, dove invitò lo sbattuto santo Atanasio, per patrocinarlo contra la prepotenza degli ariani. Certamente cominciò verso questi tempi il cattolico Augusto a tempestar con lettere il fratello Costanzo, acciocchè si tenesse un concilio valevole a metter fine a tante turbolenze della Chiesa. Ma non si arrivò a questo se non nell'anno 347, siccome allora accenneremo. Da una legge del Codice Teodosiano [L. 5, de exactionib., Cod. Theod.] apprendiamo che l'Augusto Costanzo, nel dì 12 di maggio del presente anno, si trovava in Nisibi città della Mesopotamia, e, senza fallo, per accudire alla guerra coi Persiani. Abbiamo poi da san Girolamo [Hieron., in Chronico.] e da Teofane [Theoph., in Chronogr.] che in quest'anno ancora i tremuoti cagionarono nuove rovine in varie città. Fra le altre la marittima di Epidamno ossia di Durazzo, città della Dalmazia, restò quasi affatto abissata. Anche in Roma per tre giorni sì gagliarde furono le scosse, che si paventò l'universal caduta delle fabbriche. Nella Campania dodici città andarono per terra; e l'isola, o, vogliam dire, la città di Rodi, fieramente anch'essa risentì la medesima sciagura. Se crediamo alla Cronica Alessandrina [Chronic. Alexandrinum.], Costanzo Augusto cominciò in quest'anno la fabbrica delle sue terme in Costantinopoli; ma intorno a ciò è da vedere il Du-Cange [Du-Cange, Hist. Byz.], che rapporta altre notizie spettanti a quell'insigne edifizio.


CCCXLVI

Anno diCristo CCCXLVI. Indizione IV.
Giulio papa 10.
Costanzo e
Costante imperadori 10.

Consoli

Flavio Giulio Costanzo Augusto per la quarta volta e Flavio Giulio Costante Augusto per la terza.

Perchè non si dovettero speditamente accordare i due Augusti intorno al prendere insieme il consolato, o pure a notificarlo, noi troviamo che nel Catalogo del Bucherio e in un concilio di Colonia per li primi mesi dell'anno presente non si contavano i consoli nuovi; perciò l'anno veniva indicato colla formola di dopo il consolato di Amanzio ed Albino. Nella prefettura di Roma stette Probino sino al dì 26 di dicembre dell'anno presente [Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.], ed allora in quella carica succedette Placido. Noi ricaviamo dalle leggi del Codice Teodosiano [Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.] spettanti a quest'anno che Costante Augusto era in Cesena nel dì 23 di maggio, e in Milano nel dì 21 di giugno. Dall'Italia dovette egli passare in Macedonia, perchè abbiamo una legge di lui data in Tessalonica nel dì 6 di dicembre. Per conto dell'Augusto Costanzo, egli non altrove comparisce che in Costantinopoli, dove confermò o pur concedette molte esenzioni agli ecclesiastici. All'anno presente riferisce san Girolamo [Hieron., in Chron.] la fabbrica del porto di Seleucia, città famosa della Soria, poche miglia distante da Antiochia, capitale dell'Oriente. Anche Giuliano [Julian., Orat. I.] e Libanio [Liban., Orat. III.] parlano di questa impresa, che riuscì d'incredibile spesa al pubblico, perchè per formare quel porto non già alla sboccatura del fiume Oronte, come talun suppone, ma bensì alla stessa Seleucia, convenne tagliar molti scogli e un pezzo di montagna, che impedivano l'accesso alle navi, e rendevano pericolosa e poco utile una specie di porto che quivi anche antecedentemente era. Perchè la corte dell'imperador Costanzo per lo più soggiornava in Antiochia, di incredibil comodo e ricchezza riuscì dipoi a quella città il vicino porto di Seleucia. Teofane [Theophanes, Chronogr.] aggiugne che Costanzo con altre fabbriche ampliò ed adornò la stessa città di Seleucia; ed inoltre abbellì la città di Antarado nella Fenicia, la quale prese allora il nome di Costanza. Mentre poi esso Augusto Costanzo impiegava in questa maniera i suoi pensieri e i tesori, cavati dalle viscere dei sudditi, dietro alle fabbriche, il re di Persia Sapore non lasciava in ozio la forza delle sue armi; e però, secondochè scrive il suddetto Teofane, nell'anno presente si portò per la seconda volta all'assedio della città di Nisibi nella Mesopotamia. Vi stette sotto settantotto giorni, e, non ostante tutti i suoi sforzi, fu in fine obbligato a vergognosamente levare il campo e ritirarsi. Nella Cronica di san Girolamo un tale assedio vien riferito all'anno seguente. Ma cotanto hanno gli antichi moltiplicato il numero degli assedii di Nisibi con discordia fra loro, che non si sa che credere. Verisimilmente un solo assedio fin qui fu fatto, cioè se sussiste il già accennato all'anno 338, un altro non sarà da aggiugnere all'anno presente. Parleremo, andando innanzi, d'altri assedii di quella città. Pare che in quest'anno accadesse una sedizione in Costantinopoli, per cui quel governatore Alessandro restò ferito, e se ne fuggì ad Eraclea. Tornossene ben egli fra poco al suo impiego, ma poco stette ad esser deposto da Costanzo, con succedergli in quel governo Limenio. Libanio [Liban., in ejus vita.] quegli è che ci ha conservata questa notizia, e che sparla forte d'esso Limenio, perchè il buon sofista fu cacciato da Costantinopoli d'ordine suo.