Ma dacchè Bonifacio fu passato in Africa, Aezio, che stava agli orecchi dell'imperadrice, cominciò a sparlare di lui, e a far credere alla stessa Augusta che l'ambizioso Bonifacio meditava di farsi signore dell'Africa, e di sottrarla all'imperio di Valentiniano. E la maniera facile di chiarirsene (diss'egli) l'abbiamo in pronto. Basta scrivergli che venga in Italia: che egli non ubbidirà nè verrà. Cadde nel laccio l'incauta principessa, e si appigliò al suo parere. Aezio intanto avea scritto confidentemente a Bonifacio, che la madre dell'imperatore tramava delle insidie contra di lui, e manipolava la di lui rovina: del che si sarebbe accorto, se senza motivo alcuno egli fosse richiamato in Italia. Altro non ci volle che questo, perchè Bonifazio troppo credulo, allorchè giunsero gli ordini imperiali di venire in Italia, rispondesse a chi li portò, di non poter ubbidire, senza dir parola di quanto gli aveva significato Aezio. Allora Placidia tenne Aezio per ministro fedelissimo, e sospettò dei tradimenti nell'altro. Intanto Bonifacio, nè osando di andare a Roma, nè sperando dopo questa disubbidienza di salvarsi, chiamò a consulta i suoi pensieri per trovar qualche scampo in sì brutto frangente; e non vedendo altro ripiego, precipitò in una risoluzione che riuscì poi funestissima a lui e all'imperio romano. Cioè spedì in Ispagna i suoi migliori amici, acciocchè trattassero con Genserico re de' Vandali una lega, e lo impegnassero a passar colle sue forze in Africa per difesa d'esso Bonifacio, con partire fra loro quelle provincie. Così fu fatto, e i Vandali a man baciate accettarono la proposizion della lega, e la giurarono. Sotto quest'anno Teofane [Theoph., in Chronogr.] riferisce due insigni vittorie riportate contro de' Persiani, i quali dopo la morte d'Isdegarde re loro, essendogli succeduto Vararane di lui figliuolo, aveano mossa la guerra all'imperio romano d'Oriente. Ardaburio fu generale di Teodosio, e segnalossi in varie imprese. Ma il padre Pagi pretende che tali vittorie appartengano all'anno di Cristo 420. La Cronica Alessandrina ne parla all'anno 421. E Marcellino conte aggiugne che nel 422 seguì la pace coi Persiani. Socrate [Socrat., lib. 7, cap. 18.], autore contemporaneo, quegli è che più diffusamente narra una tal guerra, senza specificarne il tempo. Ma allorchè scrive che centomila Saraceni per timor de' Romani si affogarono nell'Eufrate, ha più del romanzo che della storia. Per queste fortunate prodezze furono recitati vari panegirici in onore dì Teodosio Augusto, e la stessa Atenaide, ossia Eudocia, sua moglie, compose in lode di lui un poema. Intanto Galla Placidia Augusta, persuasa che Bonifacio conte governatore dell'Africa non si potesse se non colla forza mettere in dovere, per testimonianza di san Prospero [Prosper, in Chron. apud Labb.], dichiaratolo nemico pubblico, spedì colà un'armata per mare, di cui erano capitani Mavorzio, Gallione (ossia Galbione) e Sinoce. Fu assediato Bonifacio, non si sa in qual città; ma non durò molto lo assedio: perchè i due primi capitani furono uccisi da Sinoce a tradimento, e costui poscia accordatosi con Bonifacio, essendosi scoperta da lì a poco la sua perfidia, d'ordine di esso Bonifacio fu anch'egli levato dal mondo. Abbiamo da una lettera scritta in questi tempi da santo Agostino [August., Epist. CCXX.] al medesimo Bonifacio, che i Barbari africani, animati da questo sconvolgimento di cose, fecero guerra alle provincie romane dell'Africa stessa, uccidendo, saccheggiando, devastando dovunque arrivavano, senza che Bonifacio, che pur avrebbe potuto reprimerli colle forze che avea, se ne mettesse pensiero, perchè pensava più alla difesa propria che all'offesa altrui. Se ne lagna il santo vescovo, e da lui sappiamo ancora che Bonifacio era passato alle seconde nozze con una ricchissima donna, ariana di professione, ma che per isposarlo aveva abbracciata la religion cattolica: e che, ciò non ostante, gli ariani aveano una gran possanza in casa d'esso Bonifacio. Anzi correa voce ch'egli, non contento della moglie, tenesse presso di sè alcune concubine.
CDXXVIII
| Anno di | Cristo CDXXVIII. Indizione XI. |
| Celestino papa 7. | |
| Teodosio II imper. 27 e 21. | |
| Valentiniano III imperad. 4. |
Consoli
Flavio Felice e Tauro.
Una iscrizione da me data alla luce [Thesaur. Novus Inscript., p. 403.] fa conoscere che il primo console era appellato Flavio Costanzo Felice. Vedesi continuata la guerra in Africa contra di Bonifacio conte. Generale dell'armata cesarea era Segisvalto, per quanto scrive Prospero [Prosper, in Chron. apud Labb.], goto di nazione, ariano di credenza, ma senza che si sappia ciò ch'egli operasse. Nasce qui un gruppo difficile di cronologia intorno al passaggio de' Vandali in Africa, colà invitati nella sua disperazione da esso Bonifacio conte. Nell'anno precedente il sopra mentovato Prospero notò questo avvenimento; altrettanto scrisse Cassiodoro [Cassiod., in Chron.]; e furono in ciò seguitati dal Sigonio. La Cronica Alessandrina, il cardinal Baronio ed altri scrissero che in quest'anno avvenne la trasmigrazione di quei Barbari nell'Africa. Ma il padre Pagi sostiene che solamente nell'anno 429 susseguente succedette la lor mossa; perciocchè Idacio [Idacius, in Chron. apud Sirmond.] nella Cronica nell'anno 2444 di Abramo, che comincia nel primo di ottobre del presente anno, lasciò scritto che Genserico re de' Vandali, abbandonata la Spagna, passò in Africa nel mese di maggio, il quale viene a cadere nell'anno susseguente. Anche sant'Isidoro [Isidorus, in Chron. Vandal.] attesta che Genserico nell'era 467 succedette a Gunderico re de' Vandali, e fece il passaggio nell'Africa. Quell'anno corrisponde al 429 dell'epoca volgare. Finalmente varie leggi si leggono di Valentiniano Augusto, indirizzate prima del maggio dell'anno susseguente a Celere proconsole dell'Africa, nelle quali non apparisce vestigio alcuno delle calamità dell'Africa. Ma può ben restar qualche dubbio intorno a questa cronologia, confessando il Pagi molti altri falli d'Idacio, o per colpa sua, o per difetto de' copisti. Nè le allegate leggi bastano a decidere questo punto, perciocchè da che furono entrati i Vandali, conquistarono sol poca parte dell'Africa. E siccome nella legge trentesima terza de Susceptoribus, data nell'anno 430, si parla delle provincie Proconsolare e Bisacena dell'Africa, senza che si dica parola della guerra dei Vandali, i quai pure lo stesso Pagi concede passati nell'Africa nel 429; così nulla si può dedurre dalle leggi date in esso anno 429 da Valentiniano. Comunque sia, mi fo io lecito di rammentar qui il funestissimo ingresso di que' Barbari nelle provincie africane, alle quali erano stati iniquamente invitati da Bonifacio conte. Genserico re loro, per quanto abbiam da Procopio [Procop., de Bell. Vand., lib. 1, cap. 3.], fu principe di gran prodezza nell'armi, e di mirabile diligenza nelle sue azioni. E, secondochè scrive Giordano storico [Jordan., cap. 33, de Reb. Get.], era di statura mezzana, zoppo per una caduta dal suo cavallo, cupo nei suoi pensieri, di poche parole, sprezzatore della lussuria, inclinato all'ira, avido di conquiste, sollecito al maggior segno in muovere le sue genti, ed accorto per seminar dissensioni e promuover odii, dove gli tornava il conto. Signoreggiava costui insieme colla nazione nella Betica, ed era padron di Siviglia [Idacius, in Chronic.]. Nel mentre che egli si disponeva alla partenza verso l'Africa, intese che Ermigario Svevo metteva a sacco le vicine provincie, e senza perdere tempo mossosi contra di lui, il raggiunse nella Lusitania non lungi da Merida, dove uccise non pochi dei di lui seguaci, ed Ermigario stesso fuggendo si annegò nel fiume Ana. Dopo questa vittoria Genserico, che avea raunata gran quantità di navi, per lo stretto di Gibilterra traghettò la sua gente nell'Africa, e sulle prime s'impadronì della Mauritania. Era l'Africa, per attestato di Salviano [Salvian., lib. 7 de Gubern.], il più ricco paese che s'avesse l'imperio romano, perchè fin a questi tempi era stato esente dai malanni, che a cagion dei Barbari settentrionali aveano sofferto l'Italia, la Gallia e la Spagna. Ma non andò molto che divenne il teatro della povertà e delle miserie per l'ingresso de' Vandali. Nè solamente Genserico seco trasse i suoi nazionali, ma con esso lui s'unirono assaissimi Alani, Goti, ed altri di altre barbare nazioni, come racconta Possidio scrittore contemporaneo [Possid., in Vita sancti Augustini, cap. 28.], tutti isperanziti d'inestimabil bottino, di maniera che riuscì formidabile la sua armata, e a lui facile il far quei progressi che diremo. In quest'anno Prospero [Prosper, in Chron.] e Cassiodoro [Cassiodorus, in Chronic.] scrivono che quella parte della Gallia ch'è vicina al Reno, dov'erano passati, e s'erano annidati i Franchi, fu colla strage di molti di loro ricuperata al romano imperio per la bravura d'Aezio. E Teodosio piissimo imperadore pubblicò in questo medesimo anno un insigne editto [L. 65, lib. 16, tit. 8, Codic. Theodos.] contra di tutti gli eretici, nominandoli ad uno ad uno. Ma per disgrazia della Chiesa cattolica Nestorio nello stesso tempo fu creato vescovo di Costantinopoli, e cominciò tosto a propalare le perverse opinioni sue.
CDXXIX
| Anno di | Cristo CDXXIX. Indiz. XII. |
| Celestino papa 8. | |
| Teodosio II imper. 28 e 22. | |
| Valentiniano III imperad. 5. |