Regnavano nella Scitia, ossia Tartaria, i due fratelli Bleda ed Attila, siccome è detto di sopra; e Bleda pare che avesse più popoli sottoposti che il fratello Attila. Ma potendo più nel cuor d'Attila l'ambizione che la ragione, e perchè egli non amava di aver compagno nel trono, fraudolentemente uccise Bleda, per quanto narra san Prospero, nel presente anno [Prosper, in Chronic.], e dopo lui Cassiodoro [Cassiod., in Chronic.], con forzar tutte quelle popolazioni a rendere ubbidienza a sè stesso. Lo attesta anche Giordano storico [Jordan., de Reb. Get., cap. 35.], con aggiugnere che questo re crudele mise insieme un'immensa armata, per desiderio di soggiogare i Romani e Visigoti; e correa voce che in questo terribil esercito si contassero cinquecento mila persone: numero probabilmente ingrandito dal timore di allora. Ciò può farci sospettare che Attila non fosse mai passato nella Gallia, come parve di sopra che supponesse lo storico suddetto. Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.] riferisce all'anno seguente la morte di Bleda. Attesta ancora questo scrittore che morì nell'anno presente, in età di quarantacinque anni, Arcadia, figliuola d'Arcadio imperadore, e sorella di Teodosio Augusto, la quale, seguendo le pie esortazioni di Pulcheria Augusta sua sorella, conservò la verginità fino alla morte. Ella godeva il titolo di nobilissima, e fabbricò in Costantinopoli le terme appellate Arcadiane. Gennadio [Gennad., de Script. Eccl.], in iscrivendo che Attico, vescovo di Costantinopoli, indirizzò un libro della fede e verginità alle regine figliuole d'Arcadio imperadore, vi comprende ancora questa principessa, molto lodata per la sua pietà e per altre virtù. Finì ancora di vivere nel presente anno san Cirillo, celebre vescovo d'Alessandria, e scrittore insigne della Chiesa di Dio, al cui zelo principalmente si dee l'abbattimento di Nestorio e della sua eresia. Era contra di lui esacerbato Teodoreto, famoso vescovo di Ciro, e dopo la di lui morte ne sparlò non poco; ma le virtù di Cirillo sono sopra le appassionate dicerie di Teodoreto. Sotto questo anno mette l'autore della Cronica Alessandrina [Chron. Alexand.] la discordia nata fra Teodosio Augusto ed Eudocia sua moglie. Ma perchè il padre Pagi pretende ciò accaduto anche più tardi, ne parleremo più abbasso. Certo la cronologia si truova ben imbrogliata in questi tempi. San Leone papa seguitò nel presente anno a scoprire tutte le ribalderie de' manichei in Roma, e pubblicò il processo fatto contra di loro. Essendo poi stato in luogo di san Cirillo eletto vescovo di Alessandria Dioscoro, egli non tardò a spedire un'ambasceria al romano pontefice. Costui era creduto uomo di rara pietà, e certamente fu nemico di Nestorio; ma non tardò a scoprirsi sotto la pelle di agnello un lupo. Veggonsi in quest'anno alcune leggi di Teodosio e Valentiniano [Append. tom. 6, Cod. Theodos.] che riguardano le esenzioni e i tributi da pagarsi.
CDXLV
| Anno di | Cristo CDXLV. Indizione XIII. |
| Leone papa 6. | |
| Teodosio II imper. 44 e 38. | |
| Valentiniano III imperad. 21. |
Consoli
Valentiniano Augusto per la sesta volta e Nomo, ossia Nonio.
In una iscrizione da me pubblicata nell'appendice, tom. IV della mia Raccolta, il secondo console si vede appellato Abinio. Avvenne in Costantinopoli in quest'anno, per testimonianza di Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.], che, svegliatosi nel circo un tumulto e una rissa popolare, quivi restarono non pochi privi di vita. Forse ancora appartiene a questi tempi ciò che narra Prospero Tirone [Prosper Tiro, in Chronic.], cioè che i barbari Alani, ai quali Aezio patrizio avea assegnate delle terre nella Gallia ulteriore da dividersi con gli abitatori di quelle contrade, trovando della resistenza negli antichi padroni d'esse terre, misero mano all'armi, e s'impadronirono di tutto per forza. Aggiugne ancora che la Sabaudia, oggidì la Savoia, fu assegnata a quei Borgognoni ch'erano rimasti in vita dopo l'eccidio del loro regno (accennato di sopra) da dividersi con quei paesani. Questa è la prima certa notizia che s'abbia del nome della Sabaudia; perchè non sappiam di sicuro che Ammiano Marcellino [Ammianus Marcell., lib. 15, cap. 11.] ne parli, essendo scorretto il suo testo, ed avendovi per conghiettura riposto Adriano Valesio il suddetto nome. Abbiamo parimente da Idacio [Idacius, in Chron.] che in Astorga città della Gallicia furono scoperti varii manichei, e ne fu fatto processo, il quale da esso Idacio e da Turibio vescovi fu inviato ad Antonino vescovo di Merida. Ed ecco il frutto delle istruzioni che in questi medesimi tempi furono mandate da san Leone papa a tutte le provincie cattoliche. Aggiugne esso Idacio che i Vandali all'improvviso sbarcarono in Gallicia, e ne asportarono assaissime di quelle famiglie. Cominciò in quest'anno Dioscoro, vescovo d'Alessandria, uomo violento, a perseguitar i parenti di san Cirillo, fomentato in ciò da Nomo console: sopra di che son da vedere il cardinal Baronio e il padre Pagi. Non bastò al vigilantissimo papa san Leone di scoprire in Roma i manichei, e di far palesi a tutti le loro empie e ridicole opinioni: si servì ancora del braccio secolare per metterli in dovere, con avere ottenuto da Valentiniano Augusto un editto [Cod. Theod. Append. tom. 6. Novell., lib. 2, tit. 2.], in cui ordina che costoro sieno cacciati dalla milizia e dalle città, che restino esclusi dalle successioni, con altre pene che quivi si possono leggere. E perciocchè Ilario, vescovo di Arles, si attribuiva troppa autorità sopra i vescovi della Gallia, san Leone ottenne dal medesimo Augusto un altro rescritto [Ibid., tit. 24.], indirizzato ad Aezio generale, nel quale fu provveduto ai diritti del sommo pontefice. Sopra questa controversia abbiamo una dissertazione del Quesnel nell'edizione delle opere di san Leone. Per altro si smorzò presto questo fuoco, ed Ilario fu ed è tuttavia riconosciuto per uomo santo. Diede egli fine ai suoi giorni nell'anno 449. È degno d'osservazione un editto [Ibid., tit. 23.], indirizzato in quest'anno da Valentiniano Augusto ad Albino prefetto del pretorio, da cui apparisce che i Numidi e i Mori Sitifensi avevano inviati i loro ambasciatori ad esso imperadore, acciocchè fossero regolati i tributi dovuti al fisco: il che fu fatto. Quivi ancora si vede nominata Costantina, città della Numidia, alla cui plebe, non meno che ai curiali, si conservano i privilegii. Di più, è ivi ordinato che chiunque nelle provincie africane pertinenti all'imperadore vorrà appellarsi, l'appellazione andrà al prefetto di Roma. Ed erano tuttavia al governo di quelle provincie un duce, un consolare e un presidente con altri ufficiali. Per tanto di qui intendiamo che almeno una parte della Numidia e le due Mauritanie e qualche altra provincia dell'Africa restavano tuttavia sotto il dominio di Valentiniano imperador d'Occidente. A tali notizie si aggiunga ciò che Vittore Vitense scrive, dicendo che Genserico partì le conquiste da lui fatte in Africa col suo esercito. Prese per sè la provincia Bizacena, l'Abaritana, la Getulia e parte della Numidia; e divise all'esercito la provincia Zeugitana, ossia la Proconsolare, dove era Cartagine; e che le altre provincie devastate rimasero in potere dell'imperadore. Da essa legge, e da altre ch'io tralascio, noi ricaviamo che ne' mesi di maggio, giugno e luglio Valentiniano soggiornava in Roma. La cronologia di Teofane [Theoph., in Chronogr.] è in questi tempi imbrogliata. E però non so se appartenga al presente anno ciò ch'egli narra di Antioco patrizio e balio dell'imperador Teodosio, il quale per la smoderata sua superbia fu degradato da esso Augusto, e forzato a farsi cherico, con restar anche confiscato il suo palagio. E perchè costui era eunuco, uscì un editto che niuno di tal razza, assai numerosa allora in Oriente, potesse da lì innanzi salire alla dignità di patrizio.
CDXLVI
| Anno di | Cristo CDXLVI. Indizione XIV. |
| Leone papa 7. | |
| Teodosio II imper. 45 e 39. | |
| Valentiniano III imperad. 22. |