Perciocchè si trovò allora vacante il vescovato di quella città, per maggiormente accertare il mondo che la sua rinunzia era immutabile, prese gli ordini sacri, e fu creato vescovo di essa città di Piacenza. Di questo suo passaggio abbiamo per testimoni Mario Aventicense [Marius Aventicens.] e l'autore della Miscella [Histor. Miscella, lib. 15.]. Vittor Turonense [Victor Turonensis, in Chron.] scrive anch'egli che Ricimere patrizio superò Avito, e perdonando alla di lui innocenza, il fece vescovo di Piacenza. Parole che ci fanno abbastanza intendere che Avito per forza fu indotto a deporre il comando, e ch'egli non doveva essere quel tristo che fu pubblicato da Gregorio Turonense, e molto più da Fredegario. Il Cronologo pubblicato da Cuspiniano [Chronologus apud Cuspinianum.] scrive che nel dì 17 di maggio (del presente anno) Avito fu preso in Piacenza dal generale Ricimere, e che restò ucciso Messiano suo patrizio. Aggiugne che Remisco, patrizio anch'esso, trucidato fu nel palazzo di Classe, cioè fuor di Ravenna, nel dì 17 di settembre. Bisogna dunque che in Piacenza colto Avito da Ricimere si accomodasse alla di lui violenza, e si contentasse di mutar la corona cesarea in una mitra. Ma poca durata ebbe il di lui vescovato; perciocchè, secondo Gregorio Turonense [Gregor. Turon., lib. 2, cap. 11.], avendo egli scoperto che il senato romano tuttavia sdegnato contra di lui, meditava di levargli la vita, prese la fuga, e, passato nelle Gallie, voleva ritirarsi nell'Auvergne sua patria; ma nell'andare alla basilica di san Giuliano presso Brivate (oggidì Brioude) con assaissimi doni, cadde malato per istrada, e terminò i suoi giorni. Fu egli poscia seppellito nella basilica suddetta. Anche Idacio scrive che mentre Teoderico re dei Visigoti dimorava nella Gallicia, gli fu portata la nuova che Avito dall'Italia era giunto ad Arles. Poca fede prestiamo ad Evagrio [Evagr., lib. 2, cap. 7.], allorchè dice rapito Avito dalla peste, e meno a Niceforo [Niceph., lib. 15, cap. 11.], che il fa morto di fame. Conviene bensì ascoltar Teofane [Theoph., in Chronogr.], che sotto quest'anno ci fa sapere, che la città di Ravenna fu consumata dal fuoco, e da lì a pochi giorni Ramito patrizio (appellato Ramisco, siccome abbiam veduto, dal Cronografo del Cuspiniano) fu ucciso appresso Classe, e che deciotto giorni dopo restò superato Avito da Remico (vuol dire Ricimere), e che creato vescovo della città di Piacenza, essendo passato nelle Gallie, quivi diede fine ai suoi giorni. Dieci mesi e mezzo restò poi vacante l'imperio, nel qual tempo, per attestato di Cedreno [Cedren., in Histor.], senza titolo d'imperadore Ricimere la fece da imperadore, governando egli a bacchetta la repubblica. Abbiamo da Mario Aventicense [Marius Aventicens.], sotto quest'anno, che i Borgognoni, parte de' quali era passata in Ispagna, unita a Teodorico II re de' Visigoti, giacchè i Goti erano impegnati contro gli Svevi nella Gallicia, e scarso era l'esercito romano nelle Gallie, occuparono alcune provincie d'esse Gallie, cioè le vicine alla Savoia, e divisero le terre coi senatori di quei paesi. Mancò di vita in quest'anno Meroveo re de' Franchi; ed ebbe per successore Childerico [Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 12.] suo figliuolo, il quale, perchè cominciò a far violenza alle fanciulle, incorso nello sdegno del popolo, fu stretto a mutar aria, e a rifugiarsi appresso Bisino re della Toringia. Era stato creato generale dell'armata romana nelle Gallie un certo Egidio. Seppe questi col tempo farsi cotanto amare e stimare dai Franchi, che l'elessero per loro re. Stima il cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl.], ed han creduto lo stesso altri moderni, che nel presente anno essi Franchi mettessero il piè stabilmente nelle Gallie, ma ciò non sussiste. Seguitarono essi a dimorare di là dal Reno, finchè, siccome diremo, riuscì loro di cominciar le conquiste nel paese delle Gallie.
CDLVII
| Anno di | Cristo CDLVII. Indizione X. |
| Leone papa 18. | |
| Leone imperadore 1. | |
| Majoriano imperadore 1. |
Consoli
Flavio Costantino e Rufo.
Era giunto Marciano Augusto all'età di settantacinque anni, quando sul fine di gennaio dell'anno presente gli convenne pagare il tributo, a cui è tenuto ogni mortale. Scrive Zonara [Zonar., Annal., lib. 14.] essere corso sospetto che morisse di veleno, fattogli dare da Aspare patrizio. Secondo Teofane [Theoph., in Chronogr.], avendo sentito con sommo dispiacere il sacco di Roma e il trasporto fatto in Africa della imperadrice e delle sue figliuole, con somma vergogna ed ingiuria dell'imperio romano, si preparava per muover guerra a Genserico. Dovette egli finalmente prendere tal risoluzione, dacchè quel re superbo si era beffato delle di lui ambasciate, e faceva peggio che mai contra tutte le contrade marittime dell'imperio. Per altro, secondochè s'ha dagli antichi storici, egli era principe mite, benigno verso tutti, di una mirabil pietà, limosiniere al maggior segno, e soprattutto amantissimo della pace. Scrive Zonara [Zonar., Annal., lib. 13.] ch'egli solea dire, che finchè si può mantener la pace, non s'ha a metter mano all'armi. Però sotto questo principe i Greci confessavano di aver goduto il secolo d'oro. Ebbe poche guerre, e ne uscì con onore. Ma questo suo animo pacifico servì non poco a rendere ogni dì più temerario ed orgoglioso il re de' Vandali Genserico, il quale, per testimonianza di Procopio [Procop., lib. 1, cap. 5, de Bell. Vand.], non mettendosi alcun fastidio di Marciano, giacchè non trovava più da far bottino nelle desolate spiaggie dell'Italia e Sicilia, volò in fine a saccheggiar anche l'Illirico, il Peloponneso, cioè la Morea, ed una parte della Grecia, paesi spettanti all'imperio di Oriente. Secondo la Cronica Alessandrina [Chron. Alexandr.], Marciano favoriva non poco la fazione veneta, che usava il colore azzurro ne' giuochi circensi, non solo in Costantinopoli, ma dappertutto. Ora avendo la fazione prasina, che portava il color verde, eccitato un giorno un tumulto, egli pubblicò un editto, con cui vietò per tre anni a qualunque di essa fazion prasina il poter avere posti onorevoli e l'essere arrolati nella milizia. Poscia nel dì 7 di febbraio fu eletto imperadore d'Oriente Flavio Leone, uomo di singolar valore e pietà, talchè si meritò poi il titolo di magno, ossia grande. A salire al trono gli fu di molto aiuto il gran credito e poter di Aspare patrizio nel senato di Costantinopoli e nell'esercito. Non riuscì ad esso Aspare con tutti i suoi maneggi d'ottenere per sè la corona, perchè era di setta ariana, e però si rivolse a promuovere una sua creatura. Tale era Leone, che alcuni dicono nato nella Tracia, ed altri nella Dacia Illirica [Cedren., in Histor.], uomo gentile di corpo, con poca barba, senza lettere, ma fornito di una rara prudenza. Era tribuno e duca del presidio militare di Selibria. Ma Aspare gli volle vendere i suoi voti, con farsi promettere che, divenuto imperadore, avrebbe dichiarato Cesare uno de' suoi figliuoli, probabilmente Ardaburio. Il cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl.], fidatosi qui di Niceforo, pensa che Ardaburio, nominato in quei tempi insieme con Aspare, fosse il padre dello stesso Aspare, e quel medesimo che fece gran figura sotto Teodosio II Augusto, siccome abbiam veduto. La verità è che Ardaburio patrizio, mentovato nei tempi di Leone imperadore, fu nipote del primo, e figliuolo d'Aspare. Abbiamo da Prisco istorico [Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 40.], il quale non potè essere veduto dal Baronio, che Ardaburio figliuolo di Aspare, mentre regnava Marciano, sconfisse i Saraceni presso Damasco. Leone promise quanto volle Aspare, e, proclamato imperadore dal senato e dall'esercito, fu coronato da Anatolio patriarca di Costantinopoli.
Succedette in quest'anno un grande sconvolgimento nella Chiesa d'Alessandria di Egitto, diffusamente descritto da Evagrio [Evagr., lib. 2, cap. 8], da Teodoro lettore [Theodor. Lector, lib. 1.] e da Liberato diacono [Liberatus Diacon., in Breviar., cap. 15.]. I fautori de' già morti eretici Eutichete e Dioscoro, moltissimi tuttavia di numero in quella gran città, elessero Timoteo Eluro per patriarca, uomo perfido ed iniquo. Poscia nel giovedì santo preso san Proterio, vero e santo patriarca di essa città, crudelmente l'uccisero. La vita di questo insigne prelato si legge negli atti de' santi d'Anversa, tessuta dal padre Enschenio della Compagnia di Gesù; e questo scrittore si maraviglia come il cardinal Baronio, panegerista anch'egli de' meriti di questo santo, non l'abbia inserito nel Martirologio romano. Questo accidente diede molto che fare a san Leone papa e a Leone imperadore, siccome apparisce da quanto ha raccolto il suddetto cardinal Baronio. Era già stato vacante l'imperio di Occidente dieci mesi e mezzo, quando finalmente fu creato imperadore Majoriano di consentimento di Leone Augusto, per aspettar il quale si differì l'elezione. Il Cronologo pubblicato dal Cuspiniano [Chronologus Cuspiniani.] scrive che Ricimere generale delle milizie fu creato patrizio nel dì 28 di febbraio. Che Majoriano nello stesso giorno ottenne esso generalato, e poscia nel dì primo di aprile del presente anno fu creato imperadore alla campagna fuori della città alle Colonnette. Secondo la vecchia edizione della Miscella, egli fu eletto in Roma; ma, secondo la mia, in Ravenna; e quest'ultima a me sembra il vero per quanto vedremo. Apollinare Sidonio [Sidon., in Panegyr. Majorian.] attesta ch'egli fu concordemente. eletto dal senato, dalla plebe e dall'esercito. Nelle medaglie presso il Du-Cange [Du-Cange, Famil. Byz.] si vede nominato D. N. IVLIUS MAIORIANVS P. F. AVG. Dal padre Sirmondo vien chiamato Giulio Valerio Maioriano. Certo se gli dee aggiugnere il nome della famiglia Flavia, perchè da Costantino il Grande e da Costanzo suo padre in qua, tutti gl'imperadori si gloriarono di questo nome; e i privati ancora sel procuravano per privilegio. Avea questo personaggio militato nelle Gallie sotto Aezio contra de' Franchi nell'anno 445. Odiato dalla moglie d'esso Aezio, fu licenziato dalle milizie, e questa disavventura, dappoichè trucidato fu Aezio, servì a Majoriano di merito per alzarsi appresso Valentiniano III Augusto. Secondochè scrive Mario Aventicense [Marius Aventicens., in Chron.], anch'egli con Ricimere general delle milizie si adoperò forte per la depression d'Avito imperadore. Appena ebbe egli, siccome abbiam detto, ottenuto il generalato dell'armi, che spedì Burcone, uno de' primarii uffiziali contra gli Alamanni, che aveano fatto una scorreria nella Rezia, vicino all'Italia, e gli sconfisse. Fatto poi imperadore, diede principio al suo governo con un'altra vittoria. Secondo il solito anche nell'anno presente venne l'armata navale di Genserico re de' Vandali condotta da suo cognato a radere quel poco che restava nelle tante volte spogliata Campania verso la sboccatura in mare del fiume Volturno. Accorsero le soldatesche romane, e diedero a que' Barbari una rotta con farne molti prigioni, e levar loro la preda che già menavano alle lor navi. Apollinare Sidonio è quegli che descrive, e poeticamente ingrandisce questa vittoria. Nell'anno presente ancora, secondochè scrive Teofane [Theoph., in Chronogr.], seguitato dal padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.], il re Genserico finalmente s'indusse a lasciare in libertà la imperadrice Eudossia, vedova di Valentiniano III Augusto, e Placidia sua minor figliuola; ma dopo avere anch'egli indotta Eudocia, figliuola maggiore d'essa imperadrice, a prendere per marito Unnerico suo primogenito. Abbiamo da Procopio [Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 5.] che, ad istanza di Leone imperadore d'Oriente, il re barbaro condiscese a rilasciar queste due principesse, le quali furono condotte a Costantinopoli. Ma abbiamo motivo di credere che questo affare passasse molto più tardi, e però rivedremo questa partita più abbasso. Leggonsi poi nel Codice di Giustiniano due leggi [L. 8 et 9, Cod. de Haeret.] date contro gli eretici sotto questo medesimo anno Idibus augusti in Costantinopoli, ma amendue fallate nel titolo. Nella prima v'ha Impp. Valentinianus et Marcianus Augusti, Palladio prefecto Praetorii. La seconda Imp. Marcianus. Col dì 15 d'agosto non si accorda Marciano, perchè allora regnava Leone; e molto men vi s'accorda Valentiniano, che era stato tolto di vita nell'anno 455.