Solus et occiduo Caesar vocitandus in orbe.

Cioè gli manda dei donativi, scongiurandolo colla memoria del dì del giudizio di liberar le terre dei Romani, e di rimettere in essi quella pace ch'egli facea col suo buon governo godere al resto dell'Italia, promettendogli la corona imperiale per questo. Truovo io nell'aprile di questo anno il re Berengario in Pavia, ciò apparendo da un bellissimo placito [Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.] quivi tenuto, anno regni domni Berengarii regis, Deo propitio, vigesimo octavo, mense aprilis, Indictione tertia. Che v'intervenisse lo stesso re, l'abbiamo dalle prime parole, che son queste: Dum in Dei nomine in Viridario juxta palacio domni regis hujus ticinensis, ubi domnus Berengarius gloriosissimus rex praeerat, et suum generalem tenebat placitum, ec. È per altro riguardevole quel placito per la notizia ch'esso ci porge, come Radaldo illustre conte e marchese (non so di qual marca) godeva in benefizio una parte dei beni del monistero di san Colombano di Bobbio, per concessione dei re, i quali pagavano e ricompensavano allora con iscandalo i servigi dei loro uffiziali colla roba delle chiese: il che si praticava in molti paesi cristiani. Non contento di ciò, aveva anche occupata una corte appellata Barbada, benchè spettante alla parte riserbata all'abbate e ai monaci per loro sostentamento. Ne fece querela Teodelassio abbate, e fu sentenziato che gli fosse restituita la sua corte. Leggesi medesimamente presso il Campi [Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1. Apped.] un diploma dato dal re Berengario in questo stesso anno, VII kalendas augusti. Actum in Sinna. Che luogo sia questo, nol so. Un altro ancora vien rapportato dall'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Bergomens.], dato kalendis septembris del medesimo anno. Actum cucte Curciano. Neppur questa so io dir dove fosse. Seguita poi a dire il panegirista che Berengario, intesa ch'ebbe l'ambasciata e volontà del papa, si diede a raunar l'armata per portarsi a prendere l'imperial corona, ed impiegarsi in servigio di lui:

Talibus evictus precibus, jubet agmina regni,

Queis cum bella tulit, queis cum sacra munera pacis

Affore, quae tanti gressum comitentur honoris.

Disposte le cose, Berengario si mise in viaggio alla volta di Roma. Un rozzo placito, già accennato dal Fiorentini e da me poi dato alla luce [Antiquit. Ital., Dissert. X.], ci fa vedere fin dove egli fosse giunto nel dì 10 di novembre, cioè fuori di Lucca. Fu scritta quella carta originale, da me avuta sotto gli occhi, anno regni domni Berengarii regis, Deo propitio, vigesimo octavo, decimo die mensis novembris, Indictione quarta, cioè nell'anno presente, essendo cominciata nel settembre l'indizione quarta. Le prime parole del placito son queste, concepute con istile del secolo d'oro della latinità: Dum domnus Berengarius serenissimus rex pro timore Dei et statum omniumque sanctarum Dei ecclesiarum electorum populo hic italicis abitantibus, animaeque suae mercedem justitiam adimplendam partibus Romam iret, cumque pervenisset infra Tuscia foris hanc urbem Luca, ec. Sicchè per tempo scorgiamo non sussistere l'opinione del Sigonio e del Baronio, che tennero conferita la corona dell'imperio ad esso Berengario nel settembre dell'anno presente. E che egli fosse coronato imperadore nel dì del santo Natale dell'anno presente, ne son io persuaso per le ragioni che addurrò qui sotto. Tuttavia perchè il panegirista di Berengario differisce la coronazione romana di Berengario sino alla ventura Pasqua, anch'io mi riserbo di parlarne all'anno seguente. Abbiamo poi dalla Cronica arabica cantabrigense [Chron. Arab. P. II, tom. 1, Rer. Ital.] che in Sicilia nell'anno presente, oppure nel seguente, primo die mensis januarii egressa classis Benkorhab (probabilmente ribello del re dei Saraceni africani) adversus Romaeos (cioè contra de' Greci) in loco, Halayanah dictum, periit in mari. Sicchè una fiera tempesta mandò a male con quella flotta tutti i disegni di quegl'infedeli.


DCCCCXVI

Anno diCristo DCCCCXVI. Indizione IV.
Giovanni X papa 2.
Berengario imperadore 2.

Se vogliamo fidarci del panegirista di Berengario, questo principe, accostandosi la festa della resurrezione del Signore (che nel presente anno cadde nel dì 24 di marzo), s'incamminò verso Roma a prendere la corona dell'imperio, secondo il concerto fatto con papa Giovanni. Si legge con piacere descritta da esso panegirista [Anonym., in Panegyr. Berengar., lib. 4.] quella magnifica funzione. All'udir che s'avvicinava alla regal città il futuro imperadore, uscì il senato e popolo con tutte le scuole delle diverse nazioni che si trovavano in Roma, Greci, Sassoni, Franzesi e simili, portando le lor bandiere ed insegne. In cima a quelle dei Romani si vedevano teste finte di fiere, cioè di lioni, lupi e draghi: