Benchè molti sieno gli scrittori sì antichi che moderni, i quali riferiscono all'anno seguente la morte di Corrado re di Germania, pure Epidanno [Epidannus, in Chron.], Ermanno Contratto [Hermann. Contractus, in Chron.] ed altri [Marian. Scottus, in Chronico et alii.] storici, seguitati in ciò dal padre Pagi, dall'Eccardo e da altri moderni, la mettono accaduta nell'anno presente, prima del Natale del Signore. Fu principe di gran valore, e di non minor prudenza e pietà. Contra degli Ungheri ebbe più volte da sfoderar la spada, e continuò la guerra contro di Arrigo duca di Sassonia, chiamato dagli storici, per distinzione dagli altri Arrighi, l'Aucupe, cioè l'Uccellatore. Pure, venuto a morte, anteponendo l'amore del pubblico bene alle private sue passioni, egli fu che consigliò ai principi del regno germanico di eleggere per suo successore lo stesso Arrigo, principe ben meritevole di quella dignità [Continuator Rheginonis, in Chronico.]. A questo fine gl'inviò lo scettro, la corona e gli altri ornamenti reali. Da un diploma, da me dato alla luce [Antiquit. Italic., Dissert. XXXVI.], apprendiamo che l'imperador Berengario si trovava in Pavia nel dì 20 d'aprile dell'anno presente, dove confermò ai canonici di Padova i lor privilegii e beni. Leggonsi ivi queste note: Data XII kalendas maii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXVII; domni vero Berengarii piissimi regis XXXVI, imperii anno III, Indictione VI. Actum civitate Papiae. Ma si dee scrivere anno DCCCCXVIII, seppure non si vuol ricorrere all'anno pisano: il che difficilmente m'induco io a credere. Son guasti ancora gli anni del regno, perchè allora era in corso l'anno XXXI. Ho io parimente pubblicato [Ibid., Dissert. IX.] un bel placito, tenuto in Milano anno imperii domni Berengarii imperatoris tercio, mense aprilis, Indictione VI, cioè nell'anno presente. Il suo principio è questo: Dum in Dei nomine civitate Mediolani, curte ducati in laubia ejusdem curtis in judicio resideret Berengarius nepus et missus domni et gloriosissimi Berengarii serenissimi imperatoris avio et senior ejus, qui in comitatu mediolanense ab ipso imperatore missus esset constitutus, tamquam comes et missus discurrens, ec. Questo Berengario era figliuolo di Adalberto marchese d'Ivrea, e di Gisla figliuola dell'Augusto Berengario. Noi il vedremo a suo tempo re d'Italia. La corte del ducato, che si vede in Milano, significa il palazzo, dove solevano abitare i duchi. In altre città s'incontra la corte ducale, che vuol dire lo stesso. Le carte poi di questi tempi ci fanno vedere in Roma e nel suo ducato molti nobili che insieme sono appellati consoli e duchi, siccome ho mostrato altrove [Antiq. Ital. Dissert. V, pag. 161 et seq.]: probabilmente consoli, perchè membra del senato romano, il quale tuttavia durava; e duchi, perchè governatori di qualche città. Riuscì in quest'anno, oppure nel seguente, ai Siciliani e Mori ribelli [Chron. Arab., P. II, tom. 1, Rer. Ital.] di costringere alla resa nel dì 12 di marzo la città di Palermo dopo sei mesi d'assedio, con lasciare la libertà al presidio africano. Salem fu creato Amira, ossia governator generale della Sicilia. E sul fine dell'anno venne fatto ai Mori di occupare anche la città di Reggio in Calabria.
DCCCCXIX
| Anno di | Cristo DCCCCXIX. Indizione VII. |
| Giovanni X papa 6. | |
| Berengario imperadore 5. |
È involta in un gran buio per questi tempi la storia d'Italia, non restando nè storie nè atti per gli quali si venga in cognizione di quel che operarono i papi, l'imperadore e gli altri principi d'Italia. Ci ha nulladimeno conservata Liutprando [Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 15.] una notizia che mi sia lecito di riferire all'anno presente. Cioè che nacquero dissensioni fra l'imperador Berengario e Guido duca di Toscana; che questi insieme colla duchessa Berta sua madre fu preso e messo in prigione in Mantova. Ma che non potendo Berengario cavar dalle mani dei governatori fedeli ad essa Berta le città e castella della suddetta Toscana, rimise in libertà Guido e la madre. Bertha autem (sono le sue parole) Adalberti uxor cum Widone filio post mariti obitum, minoris non facta est, quam vir suus, potentiae. Quae tum calliditate et muneribus, tum hymenaei exercitio dulcis, nonnullos sibi fideles effecerat. Ma se Liutprando vuol tutte le principesse d'allora donne prostitute, senza che i mariti se ne alterassero punto, ci è ben permesso di ripetere ch'egli era una mala lingua, nè merita fede la satira sua. In età almeno di sessanta anni si trovava Berta in questi tempi; e questo autore è dietro a farci vedere ch'ella adescasse amanti e fedeli colle sue dissolutezze. Seguita poi a dire: Unde contigit, ut dum paulo post a Berengario simul cum filio caperetur, et Mantuae in custodia teneretur, suas civitates et castella omnia Berengario minime reddiderit, sed firmiter tenuerit, eamque postmodum de custodia simul cum filio liberavit. Null'altro sappiamo che questo poco di quell'avvenimento, con ignorarne i motivi e la maniera, con cui la duchessa Berta e Guido suo figliuolo restarono presi dall'Augusto Berengario. Circa questi medesimi tempi Landolfo ed Atenolfo II principi di Benevento e di Capoa ebbero guerra coi Saraceni, e l'ebbero ancora coi Greci padroni di Bari e di altre città. L'autore della Cronica di Volturno [Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.] cel fa sapere con queste parole: Ilis temporibus supradicti principes multa cum Saracenis et Graecis certamina habuerunt; sed Dei misericordia victoriam acceperunt. In Sicilia, per attestato della Cronica arabica [Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.] sul fine di quest'anno, o pur nel seguente, si fece tregua fra Salem governator moro e il popolo di Taormina: dal che scorgiamo che duravano le turbolenze in quell'isola, e vedremo che per molto tempo ancora tennero in esercizio le forze del sultano dei Mori, il quale intanto raunò un possente esercito per mare e per terra, senza che si conosca, se per ispedirlo in Sicilia, o pur verso altra parte. Sotto quest'anno scrive Frodoardo: [Frodoardus, in Chron., tom. 2 Rer. Franc. Du-Chesne.] Hungari Italiam, partemque Franciae, regnum scilicet Lotharii, depraedantur. Da alcuna altra storia non abbiamo notizia di questa incursione degli Ungheri in Italia. Pure si può credere. Stavano i popoli della Lombardia circa questi tempi in continua apprensione della venuta di questi cani. Ho io renduta pubblica la preghiera [Antiq. Ital., Dissert. I.] che allora quel di Modena faceva a san Geminiano suo protettore, acciocchè egli intercedesse da Dio,
Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,
Coelorum Regis evadamus gratia.
Nam doctus eras Attilae temporibus
Portas pandendo liberare subditos.
Nunc te rogamus, licet servi pessimi,