Era fin qui durata la nimicizia di Ottone II imperatore con Lottario re di Francia, a cagione della Lorena, provincia allora di grande estensione fra la Germania e la Gallia. In quest'anno ebbe fine. Seguì un abboccamento fra loro, e, per attestato di Ditmaro [Ditmarus, in Chron., lib. 3.], Lutharius rex cum filio suimet, ac muneribus magnificis ad Ottonem venit, et sibi satis faciens, amicitiam ejus firmiter acquisivit. Così hanno altri scrittori [Annales Hildeshemenses. Annalista Saxo.]. E Sigeberto aggiugne [Sigebert., in Chron.], che rex Lotharius Lotharingiam abjurat. Ma il continuatore di Frodoardo [Continuator Frodoardi, apud Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc.] scrive che Ottone Augusto riconobbe quel paese in feudo dal re di Francia: Lotharius rex Francorum contra voluntatem principum regni sui Remis pacificatus est cum Othone imperatore, deditque Othoni in beneficium Lotharingiae ducatum: quod magis corda praedictorum principum contristavit. Lascerò io disputare intorno a questo punto gli eruditi franzesi e tedeschi; perchè quel continuatore non è di tale antichità da potersi riposar sul suo detto. In questa maniera avendo l'Augusto Ottone assicurata la quiete della Germania, rivolse i suoi pensieri all'Italia. Stavagli ai fianchi l'imperadrice Teofania sua moglie, che gli andava mettendo in capo delle pretensioni sopra gli stati posseduti dai greci Augusti in Italia, per esser ella figliuola d'un greco imperatore: con che s'invogliò il marito di tentare la conquista. Se si ha da credere ad un continuatore della Cronica di Frodoardo [Idem, Ibidem.] presso il Du-Chesne, fu egli in oltre chiamato in Italia dal papa, per provvedere ai mali umori che più che mai serpeggiavano in Roma: Evocatus a papa, ut Ecclesiae succurreret, in Italiam, ubi Apuliam et Calabriam Italiae provincias ad jus imperii Graecorum appendentes, ad imperium romanum conatus transferre. In quest'anno, per testimonianza dell'Annalista sassone [Annalista Saxo, apud Eccardum.], la suddetta imperadrice Teofania partorì all'Augusto marito un figliuolo, appellato Ottone III, che fu poi re ed imperatore. Calò dunque in Italia Ottone II imperadore nell'autunno dell'anno corrente, e, giunto a Pavia, quivi si pacificò colla santa imperadrice Adelaide sua madre. Non van d'accordo su questo punto santo Odilone abbate [Odilo, in Vita S. Adelheidis.] di Clugnì, e Siro monaco abbate d'esso monistero [Syrus, in Vita S. Majoli.] prima di Odilone. Secondo il suddetto Odilone, pentito l'imperadore dei disgusti dati alla madre, spedì a Corrado re di Borgogna e a san Maiolo dei messi, con pregarli d'interporsi per la riconciliazione, e di condurre Adelaide a Pavia. Venne ella in fatti a quella città, abboccossi col figliuolo, ed amendue non senza lagrime si pacificarono. Siro all'incontro scrive che non attentandosi alcuno dei buoni cortigiani di aprir bocca in favor d'Adelaide, sollecitato san Majolo da molti, si portò alla corte, e con generosa franchezza talmente ne parlò all'imperadore, ch'egli si diede per vinto, e andò a gittarsi a' piedi della madre. Nelle annotazioni alle leggi longobardiche [Rer. Ital., P. II, tom. 1.] ho io scritto che questa riconciliazione seguì in Verona nell'anno 983. Ma essa è indubitatamente da riferirsi all'anno presente. Da Pavia passò l'Augusto Ottone a Ravenna, dove, per relazione dell'Annalista sassone, celebrò il santo Natale. Della sua permanenza in quella città ne abbiamo anche la testimonianza in un diploma [Antiquit. Ital., Dissert. XVIII.] da me dato alla luce, in cui egli confermò ai canonici di Parma interventu ac petitione dominae nostrae matris Adelaidae, (già riconciliata con lui) tutti i loro privilegii, V kalendas januarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXX, Indictione nona, regni vero domni Ottonis XXII (dovrebbe essere XX) imperii autem ejus XIII (dee essere XIIII, facile errore del copista). Actum Ravennae. Vuole il Sigonio [Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.] che Ottone, appena arrivato in Italia, tenesse nel mese d'agosto una solennissima dieta dei principi italiani in Roncaglia sul Piacentino, dove si fece giustizia di chi avea mosse sedizioni in Italia, e furono conferiti feudi a varie persone, e fra le altre a Lanfranco Bracciforte piacentino. Aggiugne che Tedaldo, figliuolo di Alberto Azzo conte ed avolo della contessa Matilde, fu dichiarato marchese di Mantova. Ma nulla di ciò sussiste. Nel dì 7 di ottobre era tuttavia di là da' monti l'imperadore Ottone II, come con un suo diploma pruova il padre Mabillone [Mabill., Annal. Benedict., ad ann. 980.]. In que' tempi non v'era marchese di Mantova. Senza dubbio Tedaldo portò il titolo di marchese, ma con restare tuttavia ignoto onde a lui venisse questa denominazione. Ed è una favola quella del Bracciforte.
DCCCCLXXXI
| Anno di | Cristo DCCCCLXXXI. Indiz. IX. |
| Benedetto VII papa 7. | |
| Ottone II imperadore 15 e 9. |
Era tuttavia in Ravenna l'Augusto Ottone II nel dì 15 di gennaio, citando il Rossi [Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.] un suo diploma, dato XVIII kalendas februarii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXI, Indictione IX, regni XX, imperii XIV. Ravennae. Passò dipoi a Roma per attestato dell'Annalista sassone [Annalista Saxo, apud Eccardum.], in compagnia delle Auguste, cioè di Adelaide sua madre e di Teofania moglie, e vi solennizzò la Pasqua. Confermò all'insigne monistero di Farfa i suoi privilegii con un diploma [Chronicon Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.] dato III nonas maii, anno dominicae Incarnatione DCCCCLXXXI, Indictione VIII (scrivi VIIII), imperii autem ejus XIV. Actum Romae. Un altro suo diploma in favor del monistero di Casauria fu spedito XIV kalendas maii nell'anno suddetto, Indictione nona, regni vero domni Ottonis secundi vicesimo primo, imperii autem ejus decimoquarto. Actum Romae in palatio juxta ecclesiam beati Petri Apostoli, cioè fuor di Roma, dove soleano abitar gli imperadori, allorchè andavano a quella augusta città. Lo stesso pure praticavano in Ravenna, in Milano ed in altre città, abitando fuori d'essa, credo io, per loro maggior sicurezza, e quiete ancora dei cittadini. Susseguentemente nel mese d'agosto confermò tutti i privilegii e beni al celebratissimo monistero di Monte Casino. Il suo diploma, che tuttavia originale col suo sigillo di cera si conserva nell'archivio casinense, dato alla luce dal padre abbate Gattola [Gattola, Hist. Monaster. Casinens. P. I.], si vede spedito VIII idus augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXI, imperii vero domni secundi Ottonis imperatoris Augusti quartodecimo Indictione nona. Actum Cevice. Quivi è degno d'attenzione ciò che dice quest'imperadore in confermare ad Aligerno abbate tutte le tenute del monistero casinense in ambobus ducatibus nostris spoletino atque firmano, seu infra omnes fines nostri regni italici. Il ducato di Fermo, appellato anche Marca di Fermo, altro non è che il ducato ossia la Marca di Camerino. Or di qua si vegga, se possa sussistere che i due Ottoni primo e secondo avessero donato, ossia confermato, alla santa Chiesa romana cunctum ducatum spoletinum, seu beneventanum. Ognun sa, per conto del beneventano, che esso era in questi tempi de' suoi proprii principi, i quali riconoscevano ora i greci, ora i latini imperadori per loro sovrani, senza che mai niuno de' papi se ne lamentasse, o vi pretendesse. Così i due ducati ossia le due marche di Spoleti e di Camerino dipendevano dai soli imperadori d'Occidente, ed erano parti del regno d'Italia; e i re e gl'imperadori vi mettevano al governo i duchi di mano in mano; il che appunto succedette nell'anno presente, imperciocchè venne a morte Pandolfo Capodiferro, potentissimo principe di Benevento e Capua, che per molti anni era anche stato duca di Spoleti e marchese di Camerino. Dopo l'aprile, e prima del mese di giugno di quest'anno egli terminò i suoi giorni, e fu seppellito in Capua. A Landolfo IV suo primogenito toccò il principato di Benevento e Capua; a Pandolfo ossia Paldolfo secondogenito restò il principato di Salerno. Per conto di Spoleti e di Camerino, siccome vedremo, questo pervenne a Trasmondo duca e marchese, nominato nelle croniche di Farfa e del Volturno. Trovavasi in Capua l'Augusto Ottone nell'ultimo dì di settembre, allorchè confermò una gran copia di beni donati al nobil monistero di san Salvatore di Pavia dall'imperadrice Adelaide sua madre, piissima fondatrice di quel sacro luogo. Il diploma fu dato [Margarinius, Bullar. Casines., tom. 2, Constitut. LX.] pridie kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXI, Indictione X, regni domni secundi Ottonis XXIV, imperii quoque XIV. Actum Capuae. Gli anni del regno sono scorretti, nè si accorda questo diploma colla dotazione fatta più tardi di esso monistero dall'Augusta Adelaide. Attese in questi tempi l'imperadore Ottone ad ammassar gente, e a far tutti i preparativi per cominciar la guerra coi Greci. Ma perchè Pandolfo principe di Salerno doveva essere ora dipendente da essi, Ottone, per attestato di Romoaldo salernitano [Romuald. Salernit., Chron., tom. 7, Rer. Ital.], assediò quella città, e la prese: Veniens Salernum obsedit, cepitque illam expugnans: sono parole di quello storico. Ed Ermanno Contratto [Hermannus Contractus, in Chron.] scrive a quest'anno: Otto imperator peragrata Italia, Campaniam, calabrosque fines cum exercitu ingreditur. Lasciò scritto Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chronico, tom. 5 Rer. Italic.] sotto quest'anno, che fecit praelium Otho rex cum Saracenis in Calabria in civitate Cotruna, et mortui sunt ibi quadraginta millia Poenorum (enorme slargata di bocca) cum rege eorum, nomine Bulcassimus. Ma questa notizia è fuor di sito, conoscendosi che appartiene all'anno seguente; ed è anche alterata di molto. Così egli narra all'anno 982 la morte di Ottone II, la quale pure accadde solamente nel 983.
Ci vien poi dicendo Gotifredo da Viterbo [Godefredus Viterbiensis, Panth. de Othone II.], che prima che Ottone II tornasse in Italia, erano qui insorte fra i popoli, e massimamente in Roma, varie sedizioni. Arrivato ch'egli fu a Roma in collera, sentì le doglianze de' popoli, notò i rei; ed un giorno, fatto un solenne convito, in cui si trovarono tutti i principi e baroni, e circondato il luogo dalle sue guardie, mentre erano sul più bello dell'allegria, intimò il silenzio a tutti. Quindi ordinò che si leggesse il processo dei delinquenti, a cadaun dei quali immediatamente fu spiccato il capo dal busto:
Qui meruit, damnatur ibi poena capitali.
Sanguine nobilium jam mensa potest maculari.
Otho sibi capita vult quasi fercula dari.
Humani capitis dum mensa cruore medescit.