È andato a pescare il padre Romoaldo appresso Beda, che dalle lettere D. P. S. si ricava l'anno 926, quando, secondo lo stile degli antichi, quelle lettere altro non significano se non deposita. Aggiugne, essere la tradizion delle monache che quel sia l'epitafio d'una regina, e però egli la tiene per Teodorata moglie del re Liutprando, il cui nome abbreviato fosse Teodota. Finalmente dice esser qui nominate tre diverse Teodote; la prima mentovata da Paolo Diacono ai tempi del re Cuniberto; la seconda quella a cui fu posto l'epitafio nell'anno 926; la terza quella che pose l'iscrizione stessa, succeduta a lei nel grado di badessa. Tutti sogni. Altro non è, a mio credere, questa iscrizione, se non la sepolcrale posta alla medesima Teodota, di cui fa menzion Paolo Diacono. Non fu fabbricato quel monistero dal re Cuniberto: v'era prima. Paolo altro non dice, se non che la mandò in monasterium, quod de illius nomine intra Ticinum appellatum est. Essa colle ricchezze seco portate magnificamente lo rifabbricò ed accrebbe, ed ivi eresse un bel tempio in onore della Vergine santissima, di maniera che quel monistero gareggiava colle fabbriche più suntuose d'allora. Quivi fu ella badessa annos nimium plures, e finalmente morì nell'indizione terza (forse nell'anno 705, o piuttosto nel 720) con lasciare il suo nome e la dignità di badessa a donna Teodota sua alunna, da cui le fu posta l'iscrizione suddetta. E se veramente quivi si leggesse Romuleo, come ho conghietturato, non resterebbe luogo ad alcun dubbio, perchè Paolo Diacono scrive essere nata Teodota ex nobilissimo Romanorum genere. Ripeto che questo insigne monistero tuttavia con sommo decoro si mantiene in Pavia, col raro privilegio ancora d'aver conservato un tesoro d'antichissimi diplomi, conceduti ad esso da varii imperadori e re, a poter copiare i quali ammesso io dalla gentilezza di quelle nobili religiose, ho poi potuto comunicarli al pubblico per decoro d'esso sacro luogo nelle mie Antichità Italiche. Finì dunque di vivere e di regnare in questo anno il re Cuniberto, e il suo corpo ebbe sepoltura presso alla basilica di san Salvatore fuori della porta occidentale di Pavia, dove parimente Ariberto re suo avolo, fondatore d'essa chiesa, e Bertarido re suo padre furono seppelliti. Diedi io già alla luce [Antichità Estensi, part. 1, pag. 73.] un pezzo dell'iscrizion sepolcrale a lui posta, ed esistente tuttavia presso i monaci Benedettini, che per più di settecento anni posseggono quella chiesa e monistero; ma non dispiacerà ai lettori di riceverla ancora qui di nuovo:

AVREO EX FONTE QVIESCVNT IN ORDINE REGES

AVVS, PATER, HIC FILIVS HEIVLANDVS TENETVE

CVNINGPERT FLORENTISSIMVS ET ROBVSTISSIMVS REX

QVEM DOMINVM ITALIA PATREM ATQVE PASTOREM.

INDE FLEBILE MARITVM GEME TIAM VIDVATA

ALLA DE PARTE SI ORIGINEM QVAERAS,

REX FVIT AVVS, MATER GVBERNACVLA TENVIT REGNI,

MIRANDVS ERAT FORMA, PIVS, MENS, SI REQVIRAS,

MIRANDA....................