Nel dì primo di marzo di quest'anno il re Rachis, correndo l'anno II del suo regno, pubblicò nove leggi, coll'aggiugnerle all'editto, cioè all'altre dei re longobardi. Nella quinta vien, sotto pena della vita, proibito a qualsivoglia persona l'inviare suoi messi a Roma, Ravenna, Spoleti, Benevento, in Francia, Baviera, Alemagna, Grecia ed Avaria, cioè nella Pannonia ossia Ungheria, allora abitata dagli Unni Avari. Ciò per gelosia di stato. Ma è ben degno di considerazione che qui vengano pareggiati ai popoli stranieri i ducati di Spoleti e Benevento, quasichè questi non fossero sottoposti al re longobardo. Forse allora correvano sospetti della fedeltà di que' duchi. Ed appunto noi sappiamo dai cataloghi da me stampati avanti alla Cronica di Farfa [Rer. Italic., part. II, tom. 2.], che Ansprando duca di Spoleti compiè in quest'anno, oppure nel precedente, la carriera de' suoi giorni, ed ebbe per successore in quel ducato Lupo, ossia Lupone, che il conte Campello non inverisimilmente crede appellato Welfo in favella longobardica, significando in fatti questo nome tedesco il Lupo in italiano. Nelle giunte ad essa Cronica farfense si legge un diploma del medesimo Lupo e di Ermelinda (verisimilmente sua moglie) gloriosi e sommi duchi, in cui stabiliscono un monistero di sacre vergini vicino alle mura della città nostra di Rieti, e il mettono sotto la protezione dell'insigne monistero di Farfa. Quella carta è scritta Spoleti in palatio, anno ducatus nostri VI, mense aprili per Indictionem IV, cioè nell'anno 751. Nondimeno da altri documenti da me citati nelle Antichità italiane [Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.] si raccoglie il principio del di lui governo e ducato nell'anno 745; anno nondimeno, che a grandi calamità fu sottoposto in Occidente ed Oriente per la terribil pestilenza, che, secondo l'attestato di Teofane [Theoph., in Chronogr.], ebbe principio in Sicilia e Calabria, e, diffondendosi poi per la Grecia, arrivò a flagellar anche Costantinopoli, con istrage incredibile de' popoli, e continuò qualche anno dipoi. Narra quello storico gli strani effetti di questo indomito malore, di cui non profittò punto il traviato imperador Costantino.


DCCXLVII

Anno diCristo DCCXLVII. Indiz. XV.
Zacheria papa 7.
Costantino Copronimo imperadore 28 e 7.
Rachis re 4.

Fu oggetto di ammirazione alla Francia e all'Italia in quest'anno la risoluzion presa da Carlomanno fratello di Pippino, di abbandonar le grandezze del secolo, e di abbracciar l'umile vita monastica. Gli era preceduto coll'esempio Unaldo, ossia Unoldo duca d'Aquitania, che due anni prima, ceduto al figliuolo il ducato, e preso l'abito monastico, si diede a far penitenza de' suoi peccati [Mabill., in Annal. Benedictin.], ma con lasciar in fine una svantaggiosa memoria di sè presso molti, perchè da lì a venticinque anni, essendo morto il figliuolo Waifario duca e il re Pippino, se ne tornò al secolo e al governo dei suoi stati, e ripigliò moglie dopo sì lungo divorzio. Ora Carlomanno, reo anch'egli di molte crudeltà, a persuasione, per quanto si crede, del santo arcivescovo Bonifazio, venne in Italia, e presentatosi a papa Zacheria, fece di molti doni alla basilica di san Pietro, ed esposto il suo pensiero, ottenne da esso pontefice la sacra tonsura, ossia la veste monastica. Passato dipoi nel monte Soratte, dove si credea che fosse stato nascoso san Silvestro papa, quivi edificò un monistero, attendendo da lì innanzi ai santi esercizii del monachismo. Ma perchè frequenti erano le visite che a lui facevano i nobili franzesi, allorchè capitavano a Roma, veggendo egli di non poter quivi trovar la quiete desiderata, di là si trasferì al celebre monistero di Monte Casino, e sotto l'abbate Petronace, tuttavia vivente, colla profession religiosa obbligò il resto de' suoi giorni a quel sacro istituto. Leone Ostiense [Leo, Chron. Casinens., lib. 1, cap. 7.] ed altri raccontano varie pruove fatte della di lui umiltà e pazienza. Ma non è già vietato il credere una favola il raccontarsi da Reginone, ch'egli, senza essere conosciuto, fu ricevuto fra que' monaci, e che strapazzato dal cuoco, fu poi da uno dei suoi famigliari scoperto. Circa questi tempi, se dice il vero la Cronichetta del monistero nonantolano, di cui parleremo all'anno 750, il ducato del Friuli era governato da Anselmo, che fu poi fondatore del suddetto monistero. Avendo egli rinunziato al mondo per servire unicamente a Dio, pare che a lui succedesse in quel ducato Pietro figlio di Munichis, riconosciuto veramente per duca del Friuli da Paolo Diacono, ma senza assegnarne il tempo. A quest'anno appartiene un decreto di Rachis re d'Italia, che si legge nelle mie Antichità italiane [Antiquit. Italic., Dissert. X, p. 517.], ma colle note cronologiche alquanto difettose, in cui determina i confini d'alcuni poderi del monistero di Bobbio.


DCCXLVIII

Anno diCristo DCCXLVIII. Indizione I.
Zacheria papa 8.
Costantino Copronimo imperadore 29 e 8.
Rachis re 5.

Attendeva in questi tempi studiosamente il popolo della città di Venezia alla mercatura, navigando anche e trafficando in Oriente e in Africa, ma senza guardarla per minuto, purchè facesse guadagno [L'illustre autore intende non di tutta la nazione in generale, ma solo d'alcuni particolari.]. Capitarono non pochi di questi mercatanti veneziani a Roma, e quivi comperarono una gran quantità di servi, o vogliam dire schiavi cristiani dell'uno e dell'altro sesso, con disegno di condurli appresso in Africa, e di venderli ai Saraceni. Pervenuto agli orecchi del piissimo papa Zacheria questo loro disegno, non tardò a proibire un così infame traffico; e sborsato quel prezzo che si conobbe impiegato da essi nello acquisto di tali servi, mise in libertà tutta quella povera gente, siccome attesta Anastasio [Anastas., in Vita Zachar.], ossia l'autore più antico della Vita di esso papa.