| Anno di | Cristo MCXLVII. Indizione X. |
| Eugenio III papa 3. | |
| Corrado III re di Germania e d'Italia 10. |
In quest'anno, principalmente per promuovere l'affare importante della crociata, passò in Francia il buon papa Eugenio [Anonymus Casin., tom. 5 Rer. Ital.]. Fu ad incontrarlo il re Lodovico VII a Dijon, e insieme poi celebrarono la santa Pasqua in Parigi. Dopo la Pentecoste esso re andò a prendere alla chiesa di san Dionigi, secondo i riti d'allora, il bordone e la scarsella da pellegrino [Sugerius, in Vita Ludovici.], e la bandiera appellata Orofiamma, e si mosse con gran comitiva di prelati e baroni, e col suo esercito andò ad imbarcarsi per passare in Oriente. Fra gli altri seco condusse [Otto Frisingensis, in Chron, lib. 1, cap. 44 de Gestis Frider.] de Italia Amedeum taurinensem fratremque ejus Guilielmum marchionem de Monte Ferrato avunculos suos. Come fossero fratelli questi due principi, quando si sa che la real casa di Savoia era ben diversa da quella de' marchesi di Monferrato, non si comprende. Probabile è ciò che il Guichenone [Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.] immaginò, cioè che fossero fratelli uterini. Sarebbe da desiderare che ci fossero rimaste in maggior copia antiche memorie o notizie di questi tempi, per meglio intendere quali Stati possedessero, e quai personaggi avessero quelle due nobilissime famiglie. E per conto del suddetto Guglielmo marchese di Monferrato, non voglio tacere ch'egli ebbe per moglie una sorella del re Corrado, attestandolo Sicardo vescovo di Cremona [Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.], che fiorì sul fine di questo secolo, là dove, parlando del medesimo Corrado, scrive: Cujus soror marchioni Guilielmo de Monte-Ferrato, nomine Julitta, fuit matrimonio copulata, ex qua quinque filios genuit eximiis meritis, hac serie describendos, scilicet Guilielmum, Conradum, Bonifacium, Fredericum, et Raynerium, quorum diversa fuere dona fortunæ. Questa pare la prima volta che i marchesi di Monferrato portarono le loro armi in Oriente per la fede di Gesù Cristo, dove poi si acquistarono tanta gloria e possanza, siccome andremo vedendo. Poco prima il re Corrado s'era messo in arnese per marciare anch'egli in Oriente [Otto Frisingens., lib. 1.]. Tenne una general dieta in Francoforte, dove fece dichiarare re il fanciullo Arrigo suo figliuolo. Colà comparve il giovane Arrigo Leone guelfo-estense, duca di Sassonia, con fare istanza d'essere reintegrato nel ducato della Baviera, tolto a suo padre e dato ad Arrigo figliuolo di Leopoldo, con pretenderlo a sè dovuto per diritto di eredità. Con sì buone parole trattò di questo affare il re, che indusse il giovanetto principe a sospendere questo interesse sino al suo ritorno da Terra Santa. Adunque dopo l'Ascensione il re Corrado imprese il viaggio d'Oriente con un immenso esercito. Andarono specialmente in compagnia di lui il suddetto Arrigo duca di Baviera, Ottone vescovo di Frisinga, fratello uterino del medesimo re Corrado, e storico nobilissimo di questi tempi, e Federigo iuniore suo nipote, che fu poi imperadore. Suo padre Federigo duca di Suevia, non avendo che questo figliuolo, per troppo affanno di vederlo condotto via, da lì a non molto diede fine a' suoi giorni. Pacificatosi ancora il duca Guelfo, zio paterno del duca di Sassonia, col re Corrado, e presa la croce, andò anch'egli in questa sacra spedizione. Arrivò il re Corrado col suo innumerabil esercito a Costantinopoli, dove Manuello Comneno, che aveva per moglie una sorella della regina Geltruda, e però suo cognato, gli usò di molte finezze e fece dei gran regali. Ma a chi non è nota la fede de' Greci? Promise assaissimo quell'imperadore, e massimamente dei viveri, ma nulla attenne [Romualdus Salernit., in Chron., lib. 1.]. Anzi, dacchè quel terribil nuvolo di crociati fu passato oltre allo Stretto, niuna furberia lasciò intentata per farli perire, mantenendo anche intelligenza coi Turchi. Io non mi fermerò punto nel racconto di queste infelici avventure, perchè nulla spettanti alla storia d'Italia, e lascerò che i lettori consultino sopra ciò gli scrittori della guerra santa. Felice all'incontro fu un'altra crociata di Franzesi e Spagnuoli contra de' Saraceni di Spagna, fatta in quest'anno. Vi accorsero dall'Italia i Pisani, ma principalmente i Genovesi [Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.] con una poderosissima flotta. Capitatane in quelle parti anche un'altra che andava in Terra Santa, diede mano a far quelle conquiste. Presero Lisbona, Baeza ed altre città. La mira di quella sacra lega soprattutto era la città di Almeria, perchè infame ricettacolo di corsari. Se crediamo agli Annali di Genova, è dovuta al popolo genovese la gloria dell'espugnazione di quella città, nel cui castello rifugiatisi venti mila Saraceni, si riscattarono a forza d'oro. Ma gli storici spagnuoli [Sandoval., in Vita Alphonsi VII.] ci assicurano che a quell'impresa intervennero anche Alfonso re di Spagna, il re di Navarra, ed altri popoli di quelle contrade e di Francia. Ottone Frisingense scrive che Almeria e Lisbona erano città in sericorum pannorum opificio praenobilissimæ. In quest'anno ancora il re di Sicilia Ruggieri portò di nuovo la guerra in Africa contra de' Mori. Abbiamo detto che nell'anno precedente egli conquistò Tripoli. Forse in quest'anno ciò avvenne. Nel quale certamente pare ch'egli, continuando le conquiste, come scrive Noveiro storico arabo citato dal padre Pagi [Pagius, ad Annal. Baronii.], si impadronì di Mahadia, chiamata Africa dall'Anonimo Casinense [Anonymus Casinensis, in Chron. Hugo Falcandus, Hist.], di Safaco, di Capsia e d'altre terre in quella costa di Barberia, con renderle tributarie alla sua corona. Secondo le croniche di Bologna, in quest'anno [Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Ital.] quella città patì un fierissimo incendio nella settimana santa. Sì nel secolo precedente che nel presente s'ode la medesima disavventura di altre città, specialmente nella Lombardia; segno che molte doveano essere le case con tetto coperto di scindule, cioè di assicelle di legno, usate molto una volta, e facili a comunicar l'una all'altra il fuoco, oltre ad altre case coperte di paglia, siccome ho dimostrato nelle Antichità italiane.
MCXLVIII
| Anno di | Cristo MCXLVIII. Indiz. XI. |
| Innocenzo III papa 4. | |
| Corrado III re di Germania e d'Italia 11. |
Nella quaresima di quest'anno tenne papa Eugenio un gran concilio nella città di Rems [Robert. de Monte. Otto Frisingens et alii.], dove furono pubblicati molti canoni spettanti alla disciplina ecclesiastica, e fu chiamata all'esame la dottrina di Guiberto vescovo di Poitiers. Dopo il concilio andò il pontefice a visitar le insigni badie di Cisterzio e di Chiaravalle, e poscia s'inviò di ritorno in Italia. Si truova egli nel dì 7 di luglio in Cremona, dove confermò i privilegii della badia di Tolla, e nel dì 15 di luglio in Brescia, secondochè si ricava da altra sua bolla [Campi, Istoria di Piacenza, tom. 1.] e da una sua lettera scritta al clero romano [Baron., Annal. ad hunc annum.]. Girolamo Rossi [Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.] rapporta un suo breve, dato in Pisa nel dì 10 di novembre Indictione XII, Incarnationis dominicæ MCXLIX, pontificatus domini Eugenii papæ III, anno quarto. Qui è l'anno pisano e la nuova Indizione cominciata nel settembre. Però appartenendo quel documento all'anno presente, in cui correva l'anno quarto del suo pontificato, vegniamo in cognizione che esso papa visitò nel viaggio la sua patria Pisa. Un'altra simile bolla da lui data nella stessa città di Pisa XIIII kalendas decembris, Indictione XII, Incarnationis dominicae anno MCXLVIII, ho io pubblicato [Antiquit. Italic., Dissert. LXX.]. Ma dovrebbe essere lo stesso anno in tutte e due. Nella di lui vita [Cardin. de Aragon., in Vita Eugenii III.] altro non si legge se non che, terminato il concilio, ad urbem suam, et commissum sibi populum, ductore Domino, incolumis remeavit. Ma o non entrò, oppure non si fermò in Roma. L'Anonimo Casinense [Anonymus Cassinens., tom. 5 Rer. Ital.] scrive ch'egli venne a Viterbo. E da Romoaldo Salernitano abbiamo che il suo soggiorno fu in Tuscolo ossia Tusculano. Erano tuttavia sconcertati gli affari fra lui e il popolo romano. Intanto dopo la perdita d'innumerabil gente il re Corrado imbarcatosi arrivò nella settimana di Pasqua a Tolemaide, appellata allora Acon. Altri de' suoi pervennero a Tiro e Sidone [Otto Frisingensis, de Gest. Friderici I, lib. 7, cap. 58.]. E Lodovico re di Francia anch'egli, dopo avere perduta buona parte de' suoi, verso la metà di quaresima giunse ad Antiochia. Unitisi questi due principi fra le città di Tiro e di Tolemaide, per tre dì assediarono Damasco, ed aveano presa la prima cinta delle mura; ma per frode de' principi cristiani d'Oriente, ossia de' Templari ed Ospitalieri, convenne ritirarsene [Bernard. Thesaur., Chron. cap. 26, tom. 7 Rer. Ital.]. Fu anche risoluto l'assedio di Ascalona, e vi stettero sotto parecchi giorni: senza frutto nondimeno, perchè la città era fortissima, ed entro stava il miglior nerbo de' Saraceni, nè mai vennero le milizie promesse da Gerusalemme. Però, dopo avere i due monarchi infelicemente gittato tempo, danaro e gente, senza alcun profitto della cristianità d'Oriente, troppo discorde, troppo data all'interesse e ai piaceri, ad altro non più pensarono che a ritornarsene alle loro contrade. In questa spedizione caduto infermo Amedeo conte di Morienna, terzo di questo nome presso gli storici della real casa di Savoia, finì di vivere nell'isola di Cipro. Il Guichenon [Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.] colla sua solita franchezza rapporta la di lui morte all'anno seguente; ma che questa avvenisse piuttosto nel presente, si raccoglie da Bernardo di Guidone, là dove scrive [Bernard. Guidonis, P. I, tom. 3 Rer. Ital., in Vita Eugenii III.]: Amedeus comes Marianensis (cioè Maurianensis) in Cypro insula obiit, con raccontare dipoi gli assedii di Damasco e d'Ascalona, certamente succeduti in quest'anno. Ad Amedeo succedette nel dominio Umberto III di lui figliuolo. In quest'anno da Raimondo conte di Barcellona tolta fu ai Mori di Spagna l'importante città di Tortosa; e quantunque sia qui mancante la storia di Caffaro genovese, pure altronde si sa che i Genovesi ebbero mano in quella conquista, e ne riportarono per ricompensa il dominio della terza parte di quella città, oppure il terzo della preda. Per quanto s'ha dagli antichi Annali di Modena [Annales Veteres Mutin., tom. 9 Rer. Ital.], nel primo giorno di luglio tota civitas Mutinae casu combusta fuit.
MCXLIX
| Anno di | Cristo MCXLIX. Indizione XII. |
| Eugenio III papa 5. | |
| Corrado III re di Germania e d'Italia 12. |
Durando tuttavia le controversie dei Romani con papa Eugenio, questi colla forza cercò di metterli in dovere. Roberto del Monte scrive sotto il presente anno, che [Robertus de Monte, Append. ad Sigebert.] papa Eugenius in Italiam regressus, cum Romanis vario eventu confligit. Per attestato di Romoaldo Salernitano [Rumualdus Salernit., Chron. tom. 7 Rer. Ital.], non mancò il re Ruggieri, dacchè ebbe inteso l'arrivo d'esso papa nelle vicinanze di Roma, di spedirgli i suoi ambasciatori per attestargli il suo ossequio ed offerirgli aiuto. Aveva già questo pontefice fatta buona massa di combattenti, e guerreggiava contro i disubbidienti romani. Accettò volentieri il pontefice l'esibizione del re, che non tardò ad inviargli un corpo di soldatesche. Ciò che seguisse in tal guerra le storie che abbiamo nol dicono; se non che l'Anonimo Casinense scrive [Anonym. Casinens., tom. 5 Rer. Ital.], che Eugenius papa Tusculanum ingressus, fultus auxilio Rogerii regis, Romanos sibi rebelles expugnat. Intanto i due re Corrado e Lodovico si misero in viaggio per tornare dalla Terra Santa alle lor case, portando con esso loro nulla di gloria e molto di rammarico. Fu anche un gran dire fra i popoli cristiani dell'infelicità di questa spedizione, perchè tanta gente s'era mossa di Francia, Germania, Inghilterra, e altri paesi, che pareano bastanti a subissar tutti gli infedeli di Oriente. Specialmente addosso a san Bernardo si scatenarono le lingue maldicenti del popolo, quasichè egli avesse temerariamente mandate al macello tante migliaia di persone, e si fosse ingannato nelle sue predizioni, con aver promesso vittorie, che poi si convertirono in soli pianti. Non potè contenersi il santo abbate dal fare una savia apologia del suo operato, e la fece ancora per lui Ottone vescovo di Frisinga. Imbarcatosi il re Corrado, arrivò ne' confini dell'Acaia, e della Tessaglia, dove si trovava l'imperador Manuello suo cognato, che cortesemente l'accolse [Otto Frisingens., lib. 1, cap. 59. de Gestis Friderici I.]. I patimenti in addietro fatti, e l'affanno ch'egli seco portava, il fecero cadere gravemente infermo, e gli convenne per forza prendere ivi riposo per qualche tempo. Spedì intanto innanzi Federigo iuniore, nipote suo, acciocchè vegliasse alla quiete dell'imperio, giacchè abbiamo dall'Urspergense, che il duca Guelfo per la Calabria e Puglia ritornato in Germania [Abbas Urspergens., in Chronico.], stette poco a ricominciar la guerra contro la Baviera. Nel suo passaggio per la Sicilia aveva egli ricevuto, non solo grandi finezze dal re Ruggieri, ma anche delle grosse somme d'oro, acciocchè mantenendo il fuoco della guerra in Germania, non restasse tempo nè voglia al re Corrado di venire in Italia, siccome egli infatti meditava e dovea anche averne concertata l'esecuzione coll'imperador de' Greci. Venne poscia Corrado, ristabilito che fu in salute, per l'Adriatico a Pola e ad Aquileia, e di là passò in Germania.