MXXX
| Anno di | Cristo MXXX. Indizione XIII. |
| Giovanni XIX papa 7. | |
| Corrado II re di Germania 7, imperadore 4. |
Insorse in quest'anno guerra fra l'imperador Corrado e Stefano primo re d'Ungheria, principe santo, per colpa non già degli Ungheri, ma bensì dei Bavaresi lor confinanti [Annales Hildesheim. Wippo, in Vita Conradi Salici.]. Mosse Corrado un potente esercito a quella volta, e giunse fino al fiume Rab. Seguirono saccheggi ed incendii sì nell'Ungheria che nella Baviera. Ma il buon re Stefano, a cui non piaceva questa brutta musica, e che si trovava anche inferiore di forze, con una ambasciata spedita al giovinetto re Arrigo dimandò pace; e questi dall'Augusto Corrado suo padre l'ottenne. Circa questi tempi Pandolfo IV principe di Capoa, ingrato ai benefizii a lui compartiti da Dio, tornò ad imperversar come prima contra del nobilissimo monistero di Monte Casino, nulla curando che quel sacro luogo fosse sotto l'immediata signoria e protezion degl'imperadori [Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 58 et seq.]. Chiamò a Capoa Teobaldo abbate con invito di gran benevolenza, e il forzò a non partirsi da quella città. Si fece giurar fedeltà da tutti i sudditi di quella badia, distribuì ai Normanni, allora suoi aderenti, una parte delle castella dipendenti da esso monistero, e diede l'altra in governo ad un certo Todino, uno de' famigli del monistero, che aspramente cominciò a trattare i poveri monaci. In una parola fu ridotto a tal miseria quel sacro luogo, che un giorno i monaci disperati presero la risoluzione d'andarsene tutti in Germania a' piedi dell'imperadore per implorar aiuto, e si misero in viaggio. Avvisato di ciò il suddetto Todino, corse, e tante preghiere e promesse adoperò, che li fece tornare indietro. Abbiamo dagli Annali pisani [Annali Pisani, tom. 6 Rer. Ital.] che in quest'anno in Nativitate Domini Pisa exusta est. Di simili incendii di città italiane in questi secoli noi ne andremo trovando da qui innanzi non pochi. Non erano allora molte d'esse città fabbricate colla durevolezza e pulizia de' nostri tempi. Molto legname concorreva a farle, e in molti di quegli edifizii duravano ancora i tetti coperti di paglia, siccome ho io altrove accennato [Antiq. Ital., Dissert. XXI.]. Però non è da stupire, se attaccato il fuoco in un luogo, facilmente si diffondesse la fiamma sino a prendere la maggior parte delle città. Abbiam parlato di sopra con lode di Magnifredo marchese di Susa. Non si vuol ora tacere un fatto narrato dall'autore della Cronica della Novalesa [Chron. Novalic., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 760.]. Secondo gli abusi di questi secoli barbari, avea l'imperador Corrado, stando in Roma, conferita la badia della Novalesa al nipote di santo Odilone abbate di Clugnì, il quale per essere giovinetto, dopo averle recato non lieve danno, la concedette in benefizio (probabilmente per danari) ad Alberico vescovo di Como. Questo prelato ingordo Taurinum veniens, egit arte callida cum marchione Maginfredo, et fratre suo Adelrico praesule (d'Asti), datoque multo pretio, ut abbatem caperent: quod et fecit. Nel dì seguente i cittadini di Torino, che amavano ed apprezzavano forte quell'abbate, fecero una gran raunata per levarglielo dalle mani. Sed praedictus marchio cum turba militare praevaluit, interdicens illis, ne quid offenderent. Può essere che sel meritasse l'abbate. Ne ho io fatta menzione, acciocchè il lettore osservi come in questi tempi la città di Torino dovea essere sotto la giurisdizione del marchese Magnifredo o Manfredi. In quest'anno trovandosi l'imperador Corrado in Ingeleim XVIII kalendas aprilis, anno Chuonradi regnantis sexto, ejusdemque imperii tertio [Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. LXXXV.], confermò i suoi beni e diritti alla badia di santa Maria di Firenze, con dichiararla badia imperiale e regale.
MXXXI
| Anno di | Cristo MXXXI. Indizione XIV. |
| Giovanni XIX papa 8. | |
| Corrado II re di Germania 8, imperadore 5. |
Scrive Romoaldo salernitano [Romuald. Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.] che anno MXXX, Indictione XIII Johannes princeps Salerni defunctus est anno principatus sui LVII, et successit ei Guaymarius filius ejus. Ma è fallato il testo, e in vece di Johannes avrà scritto Romoaldo Guaymarius, cioè Guaimario III principe di Salerno. Anche l'Anonimo barense presso il Pellegrini mette all'anno 1030 la morte di questo principe. In un testo di Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chron.] essa viene riferita all'anno 1029. Ma il suddetto Camillo Pellegrini portò opinione che Guaimario III conducesse la sua vita fino all'anno presente 1031, parendogli che si possa ciò ricavare da alcuni antichi strumenti. Abbiamo inoltre tanto dall'Anonimo barense [Anonym. Barensis, tom. 5 Rer. Ital.], quanto dal Protospata suddetti, che mense junii comprehenderunt Saraceni Cassianum, cioè la piccola città di Cassano nella Calabria; e che nel dì 3 di luglio Poto catapano de' Greci venne a battaglia con quegli infedeli, e restò sconfitto con lasciarvi egli la vita. Passò alla gloria de' beati in quest'anno san Domenico abbate del monistero di Sora, appellato da Leone ostiense [Leo Ostiensis in Chron., lib. 2, cap. 62.] mirabilium patrator innumerum, et caenobiorum fundator multorum. Il Sigonio, e dopo lui Angelo dalla Noce [Angelus de Nuce, in Notis ad Chron. Leonis Ostiensis.] abbate casinese stimarono Domenico Sorano lo stesso che san Domenico Loricato. Ma andarono lungi dal vero. Certo è che furono due persone diverse. Il Loricato volò al cielo nell'anno 1061, come dirittamente osservò il cardinal Baronio [Baron., in Annal. et in Martyrologio.]. Ossia che si pentissero finalmente i Veneziani dell'aspro trattamento da lor fatto ad Ottone Orseolo lor doge; oppure che s'infastidissero del governo di Pietro Barbolano a lui sustituito nel ducato; oppure, come è più probabile, che prevalesse la fazion degli Orseoli: certo è, per attestato del Dandolo [Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], ch'essi preso in questo anno il suddetto Pietro doge, senza saponata gli levarono la barba, e vestitolo da monaco, il mandarono in esilio a Costantinopoli. Quindi inviarono alla stessa città di Costantinopoli Vitale vescovo di Torcello con bello accompagnamento a ricondurre di colà Ottone Orseolo, per rimetterlo sul trono ducale. Intanto diedero il governo della terra ad Orso Orseolo patriarca di Grado, e fratello d'esso Ottone, uomo di gran senno e generosità, il quale per un anno e due mesi fece da vice-duca con molta sua lode.
Due diplomi ho io dato alla luce [Antiquit. Italic., Dissert. VIII et XIX.], che in quest'anno ottenne dall'Augusto Corrado Ubaldo vescovo di Cremona, amendue dati III kalendas martii, anno dominicae Incarnationis MXXXI, Indictione XIIII, anno autem domni Chuonradi secundi regnantis VI, imperantis vero IIII. Actum Goslare. In tutti e due questi documenti è notato l'anno sesto del regno, e conseguentemente pare adoperata l'epoca del regno d'Italia. Ma di qui risultando che la coronazione italica di Corrado sarebbe seguita prima del dì 26 di febbraio dell'anno 1026, converrà meglio interpretare Ermanno Contratto [Ermannus Contractus, in Chron.], allorchè ad esso anno 1026 scrive che Corrado circa tempus quadragesimae cum exercitu Italiam adiit. Diede fine in questo anno in Fiscanno alla sua santa vita Guglielmo abbate di Dijon in Francia [Mabillon., in Annal. Benedictin.], celebre nella storia monastica per le sue virtù e per la fondazione di varii monisterii, fra' quali quello di san Benigno di Fruttuaria in Piemonte, e per avere introdotta la riforma in assaissimi monisteri, massimamente di Francia. Glabro Rodolfo [Glaber, in Vita Wilielmi Divion. apud Mabillon.] suo contemporaneo, nella vita che scrisse di lui, attesta, tale essere stata la fama e stima d'esso Guglielmo abbate, ut cunctas Latii ac Galliarum provincias ipsius amor ac veneratio penetraret. Nam reges ut patrem, pontifices ut magistrum, abbates et monachi ut archangelum, omnes in commune ut Dei amicum, suaeque praeceptorem salutis habebant. Ne ho fatta menzione, perchè egli senza dubbio fu di nascita italiano. Secondo la testimonianza del medesimo Glabro, egli nacque nell'isola di san Giulio della diocesi di Novara, nel tempo stesso che Ottone il Grande assediò Willa moglie di Berengario re d'Italia in quell'isola del lago d'Orta: il che, siccome abbiam veduto, succedette nell'anno 962. Ottone stesso, dopo la presa di quel luogo, il tenne al sacro fonte. Non s'ingannò Glabro in iscrivendo ch'egli morì nell'anno presente 1031, in età d'anni settanta; ma ingannossi bene il padre Mabillone [Mabill., Annal. Benedict., ad ann. 987.], volendo qui correggere Glabro, quasichè Guglielmo avesse dovuto nascere nell'anno 961, perchè molto ben si verifica che egli fosse nato nel 962, e che nel presente 1031 egli fosse entrato nell'anno settantesimo di sua età, benchè sia vero che Berengario morì molto più tardi di quel che suppose Glabro. Se vogliam credere a Sigeberto [Sigebertus in Chron.], in quest'anno Robertus et Richardus (nobili normanni) minuendae domo multitudinis caussa, hoc tempore a Normannia digressi, Apuliam expetunt, et Italis inter se dissidentibus, dum alteri contra alterum auxilium praestant, hac opportunitate Italos callide et fortiter debellant, et successus urgendo suos nomen suum dilatant, et futurae prosperitatis sibi viam parant. Se, come io credo, e si raccoglie da altro susseguente luogo, Sigeberto vuole che Roberto Guiscardo nell'anno presente dalla Normandia passasse in Puglia, egli racconta delle favole. Nè in questi tempi fu guerra in Puglia, nè fra i principi di quelle contrade, e noi vedremo a suo tempo quando esso Roberto venne in Italia. Ma forse parla di un diverso Roberto quello storico.