OBIIT ANNO DOM. INC. MXLV. XVI. DIE

MENSIS IANVARII, INDIC. XIII.

Lo stesso abbiamo da Landolfo seniore, storico milanese di questi tempi. Però nell'ultimo suo testamento, riferito dal suddetto Puricelli, è scritto anno ab Incarnatione Domini millesimo quadragesimo quinto, mense decembris, Indictione XIII, si dee credere adoperata l'era pisana, che anticipa di nove mesi l'anno volgare, oppure l'anno nuovo cominciò nel Natale del Signore. Insomma quel testamento dee appartenere all'anno 1044, ne' cui ultimi mesi correva l'indizione XIII. Ebbe il corpo di Eriberto sepoltura nel monistero di san Dionisio, da lui fabbricato ed arricchito presso alla città di Milano. Venne il clero e popolo di quella città all'elezione del successore, e, per attestato di Landolfo seniore [Landulfus Senior, Hist. Mediol., lib. 3, cap. 2.], quatuor majores ordinis viros sapientes, optimae vitae bonaeque famae elegerunt, quibus electis universae civitatis ordines ipsos ad imperatorem (non era peranche imperadore) Henricum, qui noviter surrexerat, noviterque populum ipsum a majorum manibus liberaverat, summa cum diligentia direxerunt. Galvano Fiamma [Gualvaneus Flamma, in Chron. Major. MS., cap. 763.] nomina questi quattro eletti. Ed ecco la maniera che si teneva in tempi tanto sconcertati dell'Italia, allorchè occorreva l'elezione de' vescovi. Si lasciava al clero e popolo un'ombra dell'antico diritto, con permettere loro di eleggere e nominar quattro personaggi, uno de' quali poi soleva essere prescelto dal re d'Italia, ossia dall'imperadore. Ma talor succedeva che i re ed imperadori, rompendo questo ordine, eleggevano fuor degli eletti chi più era loro in grado. Ciò appunto avvenne in questa congiuntura.

Trovavasi alla real corte in Germania Guido da Velate, villa del Milanese, uomo di bassa lega, per quanto lasciò scritto Arnolfo [Arnulf., Hist. Mediol., lib. 3, cap. 1.], con dire: Sustulit eum de gregibus, et de post foetantes accepit eum. Come egli si aiutasse, non è ben noto o certo. Sappiam solamente che il re Arrigo, anteponendolo ai quattro eletti, il dichiarò arcivescovo di Milano. Se crediamo al suddetto Fiamma, Guido era stato eletto dalla parte dei nobili di Milano, e ne dà qualche fondamento Landolfo seniore: il che pare che possa giustificar la risoluzione presa dal re Arrigo. Aggiugne di più, che questo Guido era suo segretario; del che si può dubitare. Resta incerto quando egli entrasse in possesso della cattedra ambrosiana. Nel Codice estense di Arnolfo è notato l'anno 1046, ed Ermanno Contratto mette in un anno la morte di Eriberto, e nel susseguente l'elezione di Guido. Non sembra molto probabile questa opinione, perchè quando sussista la morte di Eriberto nel gennaio dell'anno presente, difficilmente potè restare per sì lungo tempo vacante la chiesa di Milano. Venuto in Italia Guido, fu mal ricevuto dal clero della metropolitana, e durò fra essi una gran discordia; ma per paura del re mostrarono di acquetarsi, e l'accettarono per loro pastore. Da questo fatto poi con sicurezza raccogliamo che i Milanesi erano tornati in grazia del re Arrigo, e riconoscevano la di lui autorità e signoria. Concedette esso re in questo anno un privilegio al monistero delle monache di santa Giulia di Brescia, pubblicato dal Margarino [Bullar. Casin., tom. 2, Constit. LXXXIX.], e dato anno dominicae Incarnationis MXLV, Indictione XIII, undecimo kalendas augusti, ordinationis vero domni Henrici XIII (dovrebbe essere XVII), regni vero VI (si scriva VII). Actum Trajectula. Parimente con altro suo diploma dato in Augusta, [Antiquit. Ital., Dissert. LXXIV.] ma senza il giorno e il mese, confermò tutti i beni e diritti della chiesa di Mantova a Marciano vescovo di quella città. Secondo Ermanno Contratto [Hermannus Contract., in Chron.], Gotifredo duca di Lorena, veggendo di non poter sostenere la sua ribellione, andò in quest'anno a gittarsi ai piedi del re Arrigo, e per salutar penitenza fu posto in prigione. Sigeberto [Sigebert., in Chron.] aggiugne, che con dare per ostaggio il figliuolo, riacquistò la libertà; ma essendo mancato di vita esso suo figliuolo, egli tornò a ribellarsi, e a devastar paesi come prima. L'Annalista sassone [Annalista Saxo.] mette questo fatto sotto l'anno seguente. Abbiamo anche un'indubitata pruova che s'era ristabilita la buona armonia fra il re Arrigo e il popolo di Milano, perciocchè troviamo al governo di quella città nell'anno presente il ministro imperiale. E questi fu il marchese Alberto Azzo II progenitore de' principi estensi. Ciò costa da due placiti tenuti nel novembre di quest'anno in essa città, e da me dati alla luce [Antiquit. Ital., Dissert. XLV.], ne' quali domnus Azo marchio, et comes istius civitatis rende giustizia con imporre la pena di mille mancosi d'oro da pagarsi medietatem camerae domni regis. Per attestato del Dandolo [Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], Salomone re d'Ungheria fece ribellare la città di Zara ai Veneziani. Ma insorta poi guerra civile fra quel re e i suoi fratelli, Domenico Contareno doge di Venezia si servì di tal congiuntura per ricuperar circa questi tempi la suddetta città. Nulladimeno essendo Salomone stato eletto re d'Ungheria molto dipoi, dovrebbe questo avvenimento riferirsi non all'anno secondo di quel doge, ma assai più tardi. Romoaldo salernitano [Romuald. Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.] scrive che nell'anno presente Drogone conte dei Normanni prese la città di Bovino, e la mise a sacco. Nell'anno appresso fu essa rifabbricata, ma da lì a poco un incendio la rovinò.


MXLVI

Anno diCristo MXLVI. Indizione XIV.
Clemente II papa 1.
Arrigo III re di Germania 8, imperadore 1.

Abbiamo da Ermanno Contratto [Hermannus Contract., in Chron.] che Widgero eletto e non consecrato arcivescovo di Ravenna, dopo aver per due anni incirca occupata quella chiesa e commesse varie crudeltà e cose improprie, chiamato in Germania dal re Arrigo, fu da esso deposto. Celebrò Arrigo la Pentecoste in Aquisgrana, dove se gli presentò Gotifredo duca della Lorena, per chiedergli misericordia de' suoi falli, nè solamente l'ottenne, ma anche il ducato, da cui era decaduto per le già enunziate ribellioni. Sarà cura d'altri il vedere se questa umiliazione di Gotifredo sia diversa dalla narrata nell'anno precedente. Si credeva Arrigo di aver terminate le guerre coll'Ungheria, che gli aveano dato tanto da fare negli anni addietro, e parendogli di lasciar quieta la Germania, determinò sull'autunno di quest'anno la sua venuta in Italia, per dar sesto agli affari di queste contrade, e massimamente di Roma, dove desiderava di prendere la corona dell'imperio. Era per viaggio con un esercito numeroso, quando sentì sconvolto di nuovo il regno dell'Ungheria; ma non istette per questo, e seguitò l'impreso cammino. Arrivato a Pavia, tenne ivi un concilio, oppure una dieta. Verisimile cosa è che in tal congiuntura egli ricevesse in Milano la corona ferrea dalle mani di Guido arcivescovo. Passò dipoi a Piacenza, dove venne a trovarlo Graziano, cioè papa Gregorio VI, che fu accolto con onore, e rimandato con belle parole alla sua residenza. Sul finir di novembre noi troviamo esso re in Lucca, dove fece una donazione [Antiquit. Ital., Dissert. LVI.] VII kalendas decembris, anno dominicae Incarnationis MXLVI, Indictione XIV, anno autem domni Henrici III, ordinationis ejus XVIII, regni vero VIII. Actum Lucae. Giunto Arrigo a Sutri alquanti giorni prima del santo Natale, quivi fece raunare un gran concilio di vescovi, e v'inviò anche papa Gregorio, acciocchè fosse presidente di quella sacra adunanza. Non mancò egli di andarvi, colla speranza che abbattuti gli altri due papi, egli resterebbe solo sul trono. Abbiamo dall'Annalista sassone [Annalista Saxo.], avere un romito (è molto che non dicessero un angelo) inviato al re Arrigo questo ricordo:

Una Sunamitis nupsit tribus maritis.

Rex Henrice, Omnipotentis vice