Octo decemque dies aprilis dum sinit ire
Christi post ortum vera de Virgine corpus
Anno milleno bis terno septuageno.
Principessa di gran pietà, di egual prudenza e d'animo virile, che si tenne sempre attaccata alla santa Sede, ma senza perdere il rispetto al re Arrigo, anzi con essere mediatrice di concordia e pace fra lui e il pontefice Gregorio. La maggior gloria nondimeno di Beatrice fu l'aver messa al mondo, e mirabilmente educata in tutte le virtù e nella cognizion delle varie lingue, la contessa Matilde, la quale rimasta sola al governo della Toscana e degli altri aviti suoi Stati, cominciò a far conoscere i suoi rari pregi nelle fiere rivoluzioni che andrò da qui innanzi accennando. Nè si dee tacere che il monaco Donizone s'adirò contra di Pisa, perchè quivi, e non in Canossa, fu seppellita la duchessa Beatrice. I suoi versi ci faran conoscere conoscere, come allora fosse mercantile la città di Pisa [Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 1, cap. 20.]:
..... Dolor heic me funditus urit,
Quum tenet urbs illam, qua non est tam bene digna.
Qui pergit Pisas, videt illic monstra marina,
Haec urbs Paganis, Turchis, Libycis quoque,
Parthis,
Sordida. Chaldaei sua lustrunt littora tetri.