Mox accersitos Motinenses corpore firmos,

Eridanum transit.

E già era in cammino per soccorrere la languente fortezza, quando sorse tal timore nell'armata di Arrigo, che tutti diedero a gambe, con abbandonare armi e bagaglie.


MXCVI

Anno diCristo MXCVI. Indizione IV.
Urbano II papa 9.
Arrigo IV re 41, imper. 13.
Corrado re d'Italia 4.

Parte di quest'anno impiegò l'infaticabile papa Urbano in varii viaggi per le città della Francia, dei quali fa menzione il padre Pagi. Sollecitò dappertutto la crociata, e tenne in quelle contrade due altri concilii nelle città di Tours e di Nismes, per regolar gli affari ecclesiastici. Aveva egli già scomunicato Filippo re di Francia a cagion delle nozze illegittime da lui contratte, vivente la vera moglie. Si ravvide egli, ed ottenuta l'assoluzione, tornò in grazia del papa e della Chiesa. Per attestato di Bertoldo da Costanza [Berthold. Constantiensis, in Chron.], venne poscia nel mese di settembre in Italia, e presso Pavia celebrò la festa dell'Esaltazion della Croce nel dì 14 di esso mese. Pretende il suddetto padre Pagi [Pagius, Crit. ad Annal. Baron.], non so se con buoni fondamenti, ch'egli calasse più tardi in Lombardia. Gran concorso di vescovi e principi fu ad ossequiare il buon pontefice, che da Pavia passò a Milano, e di là continuò il suo viaggio fino a Roma, dove gloriosamente entrato, celebrò con solennità magnifica il santo Natale. Mercè dell'armi cristiane, che qui sotto accennerò, tutta quella città s'era ridotta ubbidiente ai suoi cenni, a riserva del castello Sant'Angelo, in cui, per attestato del suddetto Bertoldo, dimorava tuttavia la guarnigione dell'antipapa Guiberto. Si mosse in quest'anno un'infinità di cristiani crocesegnati alla volta dell'Oriente, composta della schiuma di tutti i masnadieri e della canaglia della Francia, Germania ed Inghilterra, e con loro andarono femmine da partito senza numero. Un corpo d'essi era condotto dal romito Pietro: la prima prodezza che fecero in Germania, fu di perseguitare, svaligiare, uccidere, oppur forzare quanti Giudei trovarono ad abbracciar la religione di Cristo [Albert. Aqu., lib. 1, cap. 24. Guillelm. Tyr., lib. 1, cap. 17.]. Arrivati costoro in Ungheria e Bulgaria, tante ribalderie e rapine commisero, che que' popoli, prese l'armi, desertarono tutta quell'armata, di maniera che poche migliaia ne poterono giugnere a Costantinopoli limosinando un tozzo di pane. Un altro corpo di questa ciurmaglia penetrò più avanti fino al paese de' Turchi, e fu da essi disfatto. Un altro, condotto da Raimondo conte di sant'Egidio, passò per la Schiavonia. Mossesi poi nell'agosto Gotifredo di Buglione dal suo ducato della Lorena, principe di rara pietà e saviezza e di egual valore, seco conducendo una gran quantità di altri principi e signori della Francia, Fiandra e Lorena, e un'armata di dieci mila cavalli e di settanta mila fanti, tutta gente agguerrita e disciplinata. Con buon ordine per la Germania, e poi coll'avere ottenuto libero il passaggio da Colomanno re per l'Ungheria, marciò questo esercito alla volta di Costantinopoli. Un'altra potentissima armata condotta da Ugo il grande, fratello del re di Francia, da Roberto conte di Fiandra, da Roberto duca di Normandia, da Eustachio di Bologna, fratello del duca Gotifredo, e da altri principi [Guibert. Abbas, cap. 11 Hist. Fulcherius Carnotens. et alii.], venne per l'Italia, e passando per la Toscana, trovato in Lucca papa Urbano incamminato verso Roma, presero da lui la benedizione [Otto Frisingensis, Chron., lib. 7, cap. 6.]. In passando per Roma, cacciarono di là l'antipapa Guiberto, e perciò la città, fuorchè castello Sant'Angelo, tornò in potere del papa. Arrivarono questi sul principio del verno in Puglia, e convenne loro prendere quartiere in quelle parti, perchè non era più tempo di mettersi in mare. Ma essendosi azzardato il suddetto principe Ugo di passare a Durazzo, fu quivi fatto prigione dai perfidi Greci, e tosto inviato a Costantinopoli. Buon per lui che da lì a non molto, verso la festa del Natale, giunse in quelle vicinanze il duca Gotifredo col suo prode esercito, che forzò l'imperadore Alessio a rimettere in libertà quel principe, e stabilì poi varie capitolazioni co' Franchi pel libero loro passaggio in Asia.

Accadde in quest'anno che la città di Amalfi si ribellò a Ruggieri duca di Puglia [Gaufridus Malaterra, lib. 4, cap. 24. Lupus Protospata, in Chron.]. Non avea egli forze bastanti per mettere al dovere quella città, e massimamente navi per istrignerla dalla parte del mare. Raccomandossi a Ruggieri conte di Sicilia suo zio per un copioso aiuto; e questi infatti raunato un esercito di ventimila Saraceni suoi sudditi in Sicilia, colla giunta delle sue vecchie truppe e con una buona squadra di navi, accorse, e col nipote mise l'assedio per terra e per mare a quella città. Intanto si sparse la voce della crociata e de' Franchi che venivano verso la Puglia per passare il mare. Trovavasi a quell'assedio anche Boamondo principe di Taranto e fratello del duca Ruggieri. Invogliatosi anch'egli di quella sacra spedizione, e soprattutto spinto dalla speranza di qualche gran conquista in Oriente, prese la croce [Guibertus Abbas, in Chronico. Petrus Diac., Chron. Casinens., lib. 4, cap. 11.]. Il gran rumore che faceva allora la commozion di tanti popoli per andare alla conquista di Gerusalemme, e l'esempio suo cagion furono che la maggior parte delle truppe sì del duca che del conte, assedianti Amalfi, cominciassero a gridare: Iddio lo vuole, lo vuole Iddio; laonde s'arrolarono a furia sotto Boamondo per passare in Oriente. Fu questo inaspettato avvenimento la fortuna degli Amalfitani, già ridotti al verde; perchè il conte Ruggieri, veggendo per la maggior parte dileguato l'esercito suo, si ritirò confuso e malcontento in Sicilia; ed altrettanto fece il suo nipote Ruggieri, con ritornarsene in Puglia, lasciando nella ricuperata libertà la città d'Amalfi. Questo a me fa credere che non venti mila Saraceni, come vuole il Protospata, ma assai minor numero di quegl'infedeli fossero condotti a quell'assedio dal conte. Certamente niun d'essi dovette prender la croce; e venti mila di coloro erano un'armata sufficiente per ultimar l'impresa di quella città. Accompagnossi con Boamondo anche Tancredi, che divenne poscia al pari di lui celebre eroe nella guerra sacra, e le cui prodezze si truovano descritte da Radolfo Cadomense. Nella prefazione alla Storia di questo scrittore ho io osservato [Rerum Italicarum Scriptor., tom. 5.] che Tancredi ebbe per padre Odone, ossia Otton Buono marchese, e per madre Emma sorella del duca di Puglia Roberto Guiscardo, ed era perciò cugino di Boamondo. Altri il fanno suo nipote, ma senza buon fondamento. Ho eziandio creduto assai probabile che Tancredi fosse di nazione italiana. Nè si dee tacere che anche da tutte le parti dell'Italia concorse innumerabil gente a questa sacra impresa. Folco, uno degli antichi storici della guerra sacra presso il Du-Chesne [Du-Chesne, Rer. Francic., tom. 4.], fra le genti crocesegnate annovera

Quos Athesis pulcher praeterfluit, Eridanusque,

Quos Tyberis, Macra, Vulturnus, Crustumiumque