CAPO III.
Preservativi da prendersi per bocca. Erbe e tavolette a questo effetto. Mitridate minore commendato da molti. Altre bevande, polveri, conserve, elettuari, vini, unguenti, ecc., creduti preservativi. Aceto, e lodi d’esso, e d’altri acidi contro il veleno pestilenziale. Metodo d’alcuni medici per preservarsi nel commercio con appestati.
Un’altra classe di preservativi contro la peste si è quella dei rimedi che possono prendersi per bocca. E primieramente in que’ fieri tempi, siccome vien consigliato dai saggi il non aprir le finestre delle case se non dopo la nascita del sole, e il chiuderle prima ch’esso tramonti; e siccome per loro parere non si dee uscir di casa finchè non sia levato il sole, e vi s’ha a tornare avanti il fine della giornata, quando gravi urgenze non impedissero l’uso di questa regola, così ci viene da tutti consigliato il non partirsi la mattina di casa, nè accostarsi a parlar ad altri, o a medicare infermi, o trattar persone o robe sospette, senza aver prima preso qualche medicamento preservativo. Quando altro non s’abbia, almeno si faccia colazione con qualche cibo sano e una bevuta di vino generoso. Il ventre digiuno è un mal compagno in questi pericoli. Uscendo dal corpo e specialmente dalla bocca di chi s’è così premunito una evacuazione odorosa, non tanto per la qualità della bevanda, quanto perchè l’aiuto sopravvenuto allo stomaco mette più in moto gli umori del corpo, e viene a formarsi, per così dire, un’atmosfera di buoni aliti, che hanno forza di tener lontani gl’impuri e pestilenziali, o pure di correggerli allorchè si accostano.
Ma quali saranno questi interni preservativi? Ne contengono una gran farragine i libri de’ medici. Io ne trasceglierò quelli che scorgerò più accreditati dalla sperienza e dalla riputazione degli autori, dovendosi qui anteporre quelli che per la loro balsamica, odorosa e spiritosa qualità si conoscono più propri per resistere ai veleni, alla putredine e ai vapori maligni. Correndo dunque tempi di peste, può giovare molto, massimamente a quei che debbono uscir di casa, il tenere in bocca e andar masticando qualche cosa odorosa e sana. L’Ingrascia asserisce che moltissimi si preservarono dalla peste ch’egli descrive, e in particolare i beccamorti e i serventi de’ lazzeretti e simili altre persone, col masticare fra giorno l’erba zedoaria e inghiottir quella saliva. Altri lodano il tenere in bocca la radice d’essa erba, o quella di dittamo, o di genziana, o dieci grani di ginepro macerati in aceto, o pure la polvere di cardo santo. Anche il nostro Falloppio scrive che a’ suoi dì chi serviva agli appestati, non si preservò con altro che col masticare la mattina zenzero e bevervi appresso un bicchiero di malvagìa e coll’andare masticando dipoi tutto il giorno zedoaria. Così un grano di garofano di quei di Levante tenuto in bocca, quando non s’abbia di meglio, vien creduto giovevole, siccome ancora le scorze di cedro o di melangolo. Altrettanto scrivono alcuni della mirra coll’inghiottire di quando in quando la saliva; ma questa suol riuscire pel suo sapore troppo spiacevole, e l’Elmonzio l’ha osservata fallace in casi tali. La radice d’angelica viene assaissimo consigliata ai poveri da masticare. Quella poi dell’elenio, o masticata secca, o presa in polvere, o condita con un poco di zucchero, in guisa però che resti più tosto disgustosa al palato, è sommamente lodata dal Diemerbrochio, il quale consigliò a moltissimi questo solo preservativo, facendone mangiar delle condite due o tre o quattro la mattina, perchè dice d’averle trovate più giovevoli che assaissimi altri medicamenti preparati con gran fatica e spesa. Jacopo Primerosio ed altri credono che il tabacco nulla vaglia contro la peste. Ma il fumarlo nelle pipe vien decretato da altri per un potente preservativo; e il suddetto Diemerbrochio attesta d’averne provato in sè stesso e in assaissimi altri un insigne giovamento nel contagio dei suoi giorni; sostenendolo per un’erba di qualità specifica per resistere a simili veleni e alla corruzione, ed aggiungendo che non solo moltissimi coll’unico uso del fumar tabacco restarono illesi da quel morbo, ma che alcuni ancora, colpiti dal medesimo, coll’uso del solo fumo di tabacco sul principio del male se ne liberarono. Ma conviene adoperarne, dell’ottimo e colle foglie non putride e ben torte, e valersene poi anche moderatamente. Chi però se ne serve (che tutti non possono) si guardi dall’acquavite, non convenendo insieme tal rimedio con tal disposizione, secondo il parere di alcuni. Nè credesse persona che il bere sugo di tabacco o l’inghiottire la sua sostanza, producesse l’effetto medesimo. Sarebbe anzi un veleno tanto nella preservativa quanto nella curativa della peste, per le deiezioni di ventre e per gli sconvolgimenti di spirito che da esso provengono. Il noto, perchè l’esempio d’alcuni pazzi potrebbe tornarsi a vedere.
Per preservativi da prendersi per bocca vengono lodate le seguenti
Tavolette preservative.
℞. Fiori di solfo mez. onc., trocisci di vipera dram. 3, polvere di diarrbodon e diamargariton freddi, ana onc. 1, confezione d’alchermes e di giacinti, ana scrup. 4, zucchero bianco dissoluto in acqua di scorzonera o di cardo santo quanto basta. Con ciò formerai pasta e tavolette. Pigliane la mattina una dramma, bevendovi appresso un poco di vino puro.
Altra sorta di tavolette preservative.
℞. Fiori di solfo dram. 6, canfora scrup. 1, zucchero bianco dissoluto in acqua di scabbiosa quanto basta. Formane tavolette come sopra; e camminando o dimorando in luoghi infetti potrai tenerne in bocca.
Altre tavolette preservative.