L’uffizio della sanità di Milano divulgò nel 1630 quest’altra composizione, come usata per preservativo da chi senza appestarsi spargeva la peste colà (così fu preteso); e molte altre città l’approvarono. Per le ragioni di sopra addotte è da considerare se sia da ritenere uno di questi ingredienti, cioè l’arsenico; e di tal composizione potrebbe forse valersi chi sta esposto al servigio degli appestati o al maneggio delle robe e dei cadaveri loro. Eccone la ricetta:

Sacchetto preservativo.

℞. Incenso maschio bianco, solfo, ana onc. 6, arsenico cristallino onc. 1, bacche di lauro, garofani di droga, ana num. 9, radici di verbena, di zenzero, foglie di peonia, rafano, centaurea, erba sampietro, ana manip. 1, scorze di melarancio, noce moscata una, mirra, mastice, ana gran. 5, semi di ruta num. 30. Si pestino tutte, e ridotte in polvere si pongano in un sacchetto di raso o di damasco o simile che abbia corpo, acciocchè non escano, e questo sacchetto si porti dalla banda del cuore.

Sono ancora consigliati e descritti dai medici per preservativi della peste molti balsami, unguenti, pittime, ecc., o da tener sulla regione del cuore, o da ungerne le narici e i polsi. Il P. Maurizio da Tolone loda la seguente

Pittima per corroborare il cuore.

℞. Acqua rosa di buglossa ana onc. 6, vino ordinario onc. 3, aceto rosato onc. 1, polveri d’angelica, mirra, alchermes, ana mez. dram., garofani e cannella polverizzata, ana mez. onc., confezione d’alchermes e di giacinti, ana dram. 1. Di tutte le suddette cose si formino pittime con olio di scorpioni del Mattiuolo da mettere sopra la parte del cuore.

Si noti qui non essere approvate da alcuni dei migliori medici le pittime da tenere sulla regione del cuore che sono composte di Semplici cotti in acqua o vino, o mischiati con acqua distillata. Può essere che ancor le altre non influiscano con quella forza che taluno crede a preservare l’interno dell’uomo; ma purchè non sieno atte a nuocere, si permettano pure; e per altro io so da persone intendenti che l’olio di scorpioni, con ungerne lo stomaco, fa degli utilissimi movimenti interni contro la malignità d’altre febbri. Ed appunto, giacchè abbiamo parlato di quest’olio, appellato ancora del Mattiuolo, benchè nella sostanza esso fosse conosciuto molto prima del Mattiuolo, egli è da sapere che questo vien comunemente lodato da tutti e commendato come un ottimo preservativo antipestilenziale, e se ne contano de’ mirabili effetti anche fuori dei casi di peste. Consigliano gli autori di ungersene prima d’uscir di casa le tempie, le narici, le palme della mano e tutta la regione del cuore. Se ne può anche bere una o due gocciole in un poco di brodo. Non ne rapporto la ricetta perchè facilmente si trova negli antidotari degli speziali e presso vari medici. Lo stesso olio ha preso diversi nomi, secondochè alcuni vi hanno aggiunto nuovi ingredienti. Tale è l’olio chiamato del Gran Duca, del Brasavola, (non so se diverso da quello che fa fare ogni anno il comune di Ferrara, ed è ivi molto lodato) del Minderero, di Lodovico Leoni, valoroso pratico bolognese, e d’altri, che tutti possono giovare al fine proposto. Il Diemerbrochio prescriveva ai desiderosi di rimedi non usuali l’unguento che segue:

Unguento preservativo.

℞. Triaca d’Andromaco dram. 1, canfora gran 9, olio di noce moscata spremuto, olio di scorpioni, sugna di serpenti, ana scrup. 2, olio di succino, olio di ruta distillata, ana mez. scrup., olio di cinnamomo, di garofani, ana gocc. 1, olio di scorza di cedro gocc. 5. Si mescolino insieme, e ogni mattina se ne ungano le narici, le tempie, i polsi e la regione del cuore.

Io lascio di riferire altri simili olj, unguenti, balsami, ecc., nei quali, per consiglio d’alcuni più sinceri medici, non s’ha poi da confidar troppo, sì perchè non sono assai note o certe le loro forze, e sì ancora perchè molti paiono inventati parte per soddisfare agli uomini timorosi in que’ terribili tempi, e parte dall’avarizia di certi medici o speziali, che non solo spremono volentieri le borse altrui, ma molto più facilmente le spremono quanto più è il numero degl’ingredienti dei loro recipe, e quanto più costano sì fatte composizioni, quasi ciò che è più prezioso, e si paga più caro, sia ancora più atto a guarir dai mali e a sbandire la morte. Così in oggi nelle città ove sono medici di gran sapere e di buon gusto, e che amano i disinganni suoi e gli altrui (tale per la Dio grazia è la nostra città) non hanno più voga, o almeno tanta voga, come una volta, i magisteri, le tinture e le confezioni di perle, d’oro e di gemme, avendo insegnato i chimici più accreditati colle sperienze fatte che queste ricche preparazioni sono o inutili trasmutazioni, o superficiali corrosioni delle materie preziose, le quali per la sanità non hanno altro valore se non se quello che loro impone la vanità di chi le prescrive, o la credenza dei corrivi che a gran prezzo le comperano, sperandone, ma indarno, salute o profitto.