℞. Aloè epatico dram. 3, mirra dram. 2, croco, o sia zafferano dram. 1. Di queste cose peste si formano pillole, con acqua di melissa o d’acetosa, o con vino odoroso.
Altri vi uniscono mezz’oncia di diagridio, e mezzo ottavo di canfora. Altri v’aggiungono altri ingredienti. Vedi lo Scradero, il Lemery, o pure il Donzelli nel Teatro Farmaceutico, part. 3, pag. 654. Una o due volte per settimana prese due o tre o quattro di sì fatte pillole grosse come un pisello o cece, senza incomodo tengono in ubbidienza il corpo, e si credono un utile preservativo. Il Diemerbrochio dice che 4 once del seguente vino fanno il medesimo effetto.
Vino d’aloè.
℞. Radici d’angelica, d’elenio, di petasitide, di dittamo, scorze d’aranci ana dram. 1; aloè lucido scrup. 6 e mez., cardo santo mezzo pugno, centaurea minore pugn. 2, assenzio pugn. 1. Si taglino minutamente e si ripongano in un sacchetto entro lib. 6 di vino generoso, e non si levi via il sacchetto se non finito di bere il vino.
Prima però d’inoltrarmi nel gran caos de’ preservativi farmaceutici che si prendono in bocca o per bocca, mi sbrigherò dagli esterni. Che non fa l’intenso natural desiderio che ha ognuno di conservare la sanità e la vita in mezzo ai gran pericoli? Esso ha anche inventato non pochi antidoti esteriori ed amuleti contro la peste, con dar loro, o buonamente o maliziosamente, un credito e spaccio considerabile. Gli astrologi e i superstiziosi hanno inventato molti sigilli, medaglie, bullettini, anelli, carte e simili cose con figure, segni, numeri e parole anche sacre. Alcuni, e massimamente in Germania, esaltano e danno per un preservativo maraviglioso il portare in tempi di contagio sospeso al collo un rospo seccato o bruciato e ridotto in cenere, e chiuso in un sacchetto. Altri nella stessa guisa, consigliano il portare argento vivo ben chiuso e sigillato con cera in una noce o in una penna da scrivere, e ne raccontano mirabili effetti. Per parere d’altri lo smeraldo, lo zaffiro, il giacinto ed altre gemme appese al collo, in maniera che tocchino l’esterna regione del cuore, atterriscono talmente la peste, che non osa accostarsi. Più celebri degli altri sono gli amuleti d’arsenico cristallino puro, o varie paste e composizioni di polveri ed erbe, nelle quali entra arsenico o sublimato, da portar chiuse in uno zendado o sacchetto di tela vicino al cuore. Anche i nostri medici italiani, e fra essi alcuni de’ primi, commendano forte questo segreto, citando massimamente l’esempio di papa Adriano VI, che dicono preservato dal contagio per mezzo d’una lamina d’arsenico portata sopra la regione del cuore, e sostenendo che l’un veleno resiste all’altro.
Io lascio altri simili curiosi antidoti, e mi ristringo a dire che i precetti della religione infallibile sono chiari contro que’ rimedi che vengono manipolati dalla superstizione, essendo non meno delitto presso a Dio che follia presso gli uomini il prestar fede a tali invenzioni. E per conto degli amuleti velenosi, creduti contravveleni, i più saggi tra i medici li vogliono sbanditi dall’uso; e ciò perchè la ragione fa intendere che o non sono atti a giovare, come si crede, o possono anche nuocere. In fatti la sperienza adduce vari casi funesti, che qui non importa riferire, avendo essi avvelenato chi veniva a sudare e chi per mezzo loro si credeva sicuro dall’altro veleno, e non avendo essi difeso tanti altri dalla peste, che pur deridevano i medici con portar simili amuleti. Io per me non oserei affatto riprovare l’uso di questi pretesi rimedi; ma dirò bene che non saprei fidarmene molto. E se taluno rispondesse che per attestato d’insigni medici hanno essi giovato e giovano nella peste, se gli vuol rispondere essere più che difficile in molti casi (e possono in ciò prendere abbaglio anche le prime teste) il decidere qual cagione o rimedio abbia precisamente preservato dal male o salvato dalla morte un uomo. Ne’ tempi di contagio può essere che si sieno preservati molti, portanti simili velenosi amuleti, non per cagione d’essi amuleti, ma per altre circostanze, ed anche talora per la gran fede che appunto aveano riposta in essi e che li riempieva d’intrepidezza e coraggio, due già da noi dichiarati buoni preservativi contro la pestilenza. All’incontro sapendosi che rospi, ragni, arsenici, argenti vivi ed altri di questi almeno sospetti ritrovamenti, sono stati avvertiti per inutili ne’ medesimi contagi da altri più attenti e men creduli medici, egli è difficile che la sperienza di questi abbia preso abbaglio; e perciò bisogna qui andar cauto per non cadere nel cerretanismo, da cui pur troppo non sanno talvolta tenersi lontani alcuni ancora che fanno strepito nella medicina. Aggiungo nulladimeno che se tali amuleti, e specialmente il mercurio, di cui so alcuni mirabili effetti in altri casi, verranno portati in maniera da non poter nuocere, allora se ne potrà permettere l’uso; purchè non si tralascino altre diligenze e preservativi non pericolosi e degni di più fede. È bizzarro il Rivino nel trattar della peste di Lipsia, che dopo aver derisi tutti gli amuleti, ne eccettua la radice dell’erba colchico, la quale è da lui commendata come un sicurissimo amuleto contro la peste. Io non ne so il perchè.
Egli è poi qui da ricordare ai savi maestrati che nascendo e crescendo più in tempo di peste che negli altri i ciurmatori, i medicastri e i venditori di specifici e di segreti, con attribuirsi allora anche le persone idiote il diritto di prescrivere medicine, bisogna con pubblico e rigoroso editto rimediare al disordine di tali rimedi. Cioè convien proibire che senza l’approvazione de’ medici deputati non sia venduta o spacciata cosa alcuna sotto nome di preservativo o di curativo per la peste, nascendo per lo più tali invenzioni o da una ridicola e temeraria ignoranza, o da unico motivo di proprio interesse, senza pensare all’inganno della povera gente, facilissima a credere ciò che desidera, e per tali imposture distratta dal procacciarsi altri o meno disutili, o più giovevoli medicamenti. Fanno anche gran male in tempi tali alcuni cerusici che in loro cuore credendosi degni della toga dottorale, la fanno da medici risoluti, e prescrivono rimedi soporiferi, purganti, amuleti ed altri medicamenti, in parte ancor qui riprovati, mandando per le poste all’altra vita infermi che forse sarebbono guariti. Ci bisogna rimedio per quanto si può a questi omicidi. Per parere ancora del signor Gian-Domenico Santorini, valente protomedico della sanità in Venezia, d’una cui giudiziosa Istruzione MS. ho anch’io profittato in questa occasione, si è sperimentato più volte riuscir veleni quei che si dispensavano come antidoti, non già perchè si sapessero e si dispensassero come tali da una abbominevole malizia, ma perchè senza cognizione e metodo venivano impastati e spacciati dalla temeraria ignoranza. Noi vedremo che anche il cavar sangue e il dar medicine solutive agli appestati, possono essere due veleni che così alla buona vengano prescritti nelle pesti da chi è dottore senza dottrina, o ha sempre il nome, ma non sempre il giudizio de’ medici veri.
Del resto non è che non possano permettersi e anche lodarsi in tempi di contagio alcuni sacchetti da portarsi appesi al collo e sulla regione del cuore, purchè la loro composizione ammetta soli ingredienti chiamati per la loro qualità o odore antipestilenziali. In questa forma, quand’anche non giovassero, siccome dovrebbono coll’espansione delle loro particelle odorose, certo non nuoceranno, e potrebbono almen recare quel non picciolo benefizio d’indurre animosità e fiducia in chi li portasse: il che in tempi sì fatti è di molto vantaggio. Tale sarà la seguente composizione:
Sacchetto preservativo.
℞. Radici d’angelica, zedoaria, elenio, dittamo, ana mez. dram., castorio dram. 1, canfora scrup. 1, croco, cioè zafferano mez. scrup., incenso mez. dram., triaca d’andromaco dram. 1 e mez., olio d’ambra gocce 4, olio di ginepro gocce 2. Polverizzate le robe, e mischiate con mucilagine di dragante in aceto di ruta, se ne faccia una massa o crescentina, e chiusa in un pezzo di seta si porti appesa al collo.