℞. Olio di trementina, di sasso, di gelsomino, di lauro, grasso di tasso, ana onc. 5, cera nuova, olio comune, ana onc. 3. Si facciano bollire insieme circa un quarto d’ora; poi vi si aggiunga polvere d’assenzio, aneto, camedrio, salvia, ruta, ana un’oncia in circa o un pugno. Si faccia bollir tutto a bagno finchè si riduca in forma d’unguento da ungerne i polsi e la region del cuore.
E giacchè abbiam nominato il celebre olio di sasso che nasce nello stato di Modena, dirò che forse non è peranche ben conosciuto tutto il suo valore, quantunque esso venga portato e ricercato per tutta l’Europa. Bisognerebbe che eccellenti fisici ne tentassero con varie prove le virtù. Forse anche egli è da mettere fra i preservativi contra la peste, sì per l’odore suo, e sì per le qualità balsamiche, delle quali abbonda, se pure la sua calidità non sia da temere in tali casi.
Ma io avrei un bel che fare, se volessi rapportar qui tanti altri antidoti preservativi che si leggono ne’ libri dell’Untzero, Alberti, Quercetano, Cratone, Foresto, Horstio, Dodoneo, Sennerio, Etmullero, Diemerbrochio, di Cellino Pinto e di altri autori. Forse ne ho anche rapportato troppi, potendo nascerne confusione ai lettori in tanta copia; e finalmente nè pur io son persuaso che tanti bei rimedj abbiano la forza che talun crede contra la peste. Ma che si ha a fare? La gente vuol dei rimedj da preservarsi. Io ne suggerisco i più facili, o pure altri, i quali se non gioveranno, certamente nè pur dovrebbono nuocere, e sono in fine i più commendati dai pratici. Finirò dunque la serie de’ preservativi con ritoccare per consolazion de’ poveri un punto di molta importanza, cioè che il Diemerbrochio, uno de’ più eccellenti medici osservatori e trattatisti di questa materia ch’io conosca, consigliava nel contagio de’ suoi giorni alla gente povera il bere ogni mattina uno, due o tre cucchiai d’aceto ben forte, e fatto di buon vino, con alcuni pochi grani di sal comune, o pur senza, mangiandovi immediatamente dietro un pezzo di pane, avendo egli osservato che questo fu allora uno degli ottimi preservativi purchè non se ne servissero gli asmatici ed altri afflitti da mal di petto o di polmoni o di reni. Anzi aggiunge d’aver veduto gran copia di poveri meglio preservati con questo solo antidoto che molti altri provveduti di preziosissimi preservativi. Anche S. Carlo e i suoi che lo servivano nella peste di Milano, benchè praticassero sì spesso con persone e in luoghi infetti, pure si preservarono tutti, senza usare altro preservativo che non spugna bagnata in aceto, e posta entro una palla che andavano odorando. Oh! si dirà: egli era un santo. Or bene: Francesco de le Boe Silvio non è stato altro che eccellente medico, e pure anch’egli attesta di non aver preso altro preservativo nella peste de’ suoi dì, se non un cucchiaio d’aceto con una fetta di pane inzuppata in esso ogni mattina prima di visitar gli appestati; e benchè seguitasse per otto mesi continui a curare tal sorta di gente, pure con questo solo rimedio non sentì mai infezione di pestilenza. Avendone egli nel declinar del morbo dismesso l’uso, provava solamente un certo dolor di capo ogni volta che entrava in qualunque casa infetta. Non tutti, e spezialmente quei di temperamento melanconico, potrebbono seguitare per alcune settimane l’uso dell’aceto; ma a noi basta di poter qui conchiudere che la virtù dell’aceto per resistere al veleno pestilenziale è grandissima, ed halla per tale comprovata anche la sperienza di troppi secoli; ne si troverà medico rinomato che non la commendi assaissimo. Insino l’antico Rasis tanto la stimava, che in tempo di peste consigliava il mischiarne ne’ cibi e nelle bevande e ne’ medicamenti, e il premunirsene coll’odore e lo spargerne insino per casa. Alcuni medici aggiungono all’aceto in infusione, o in altra forma, qualche altro semplice di qualità antipestilenziale, e preferiscono a tutti i preservativi gli aceti triacali. Forse non han torto. Ecco la composizione d’uno di questi aceti fatta dal Timeo, che dice d’averne veduto un felicissimo successo nella peste de’ suoi tempi. Altre simili men ricche, ma forse egualmente efficaci, se ne possono fare.
Aceto triacale preservativo.
℞. Orvietano onc. 2, diascordio onc. 2 e mez., triaca onc. 1, radici d’angelica, di contrajerba, d’enula, di pimpinella, di tormentilla, di scorzonera, di dittamo bianco, di petasitide, ana dram. 6; foglie di scordio, di ruta, di millefiori, ana manipol. 1; fiori di calendola, di tunica, ana mez. manipol., scorze di frassino, di cedro, ana mez. onc.; bacche di ginepro onc. 1 e mez.; macis, sedoaria, ana dram. 3, canfora scrup. 2, croco orientale mez. dram., mirra eletta mez. onc., aceto di sugo di rovo ideo, cioè di fambrois, quanto basta. Mischiati tutti gl’ingredienti stieno in luogo caldo ben coperti, finchè se ne cavi la tintura, la quale colata si conservi per valersene a suo tempo.
Anche l’aceto solo in cui sia stata disciolta canfora, dicono che preservi egregiamente. Egli è probabile che gli spiriti pestilenziali ordinariamente penetrino ne’ corpi de’ sani coll’aria, che si tira col respiro; e però bisogna più di tutto difendere le entrate dell’aria infetta nelle viscere nostre; al che può mirabilmente servire l’odore e la sostanza dell’aceto, anche per correggere quegli aliti maligni. Il Massaria scrive che nella crudelissima peste del suo tempo molti in vece di aceto, si valevano dell’erba acetosa con effetto felicissimo, prendendo il sugo d’essa, spremuto, o solo o mischiato con altri medicamenti, e da questa unicamente riconoscevano la salute preservata. E perciò il Gordoni ed altri lodano cotanto e con gran ragione per gli tempi della pestilenza tutti gli acidi, come sono i sughi degli agrumi, dell’agresta, de’ meli granati, del ribes, dell’acetosa e d’altri simili, fra’ quali è forse dovuto il primo luogo all’aceto stesso. Anche il sale comune si trova commendato come un buon preservativo contra il veleno pestilenziale dell’Augenio, Jouberto, Witichio e da altri autori.
Solo dee avvertirsi che in tutti questi antidoti, consigliati per la preservazione, ci vuol parsimonia, per non cadere nel troppo, che in tutte le cose suol essere nocivo, affinchè per guardarsi da un male, disavvedutamente gli uomini non se ne tirino addosso degli altri. Così gli acidi si prendano a poco a poco, e non in furia, affinchè lo stomaco non se ne risenta, e massimamente vadano cauti quei che patiscono mali di petto, come asma, tosse, ecc. Il soverchio uso dell’aceto o del vino d’assenzio o d’altre simili bevande prese per preservativo, può indurre tali indisposizioni o sconcerti di stomaco che taluno giunga a credersi appestato senza però esser tale. Anzi l’Ingrascia è di parere che si debbano andar mutando fra la settimana que’ preservativi che si prendono per bocca, sul timore che assuefacendosi troppo la natura ad un solo, non ne provasse poi il benefizio che suol venir dalle cose nuove. Perciò consigliava egli il prendere nel primo dì le pillole di Rufo al peso di una dramma in circa, la sera o la mattina, due o tre ore avanti il cibo, per ripigliarle dopo quattro o cinque giorni. Nel secondo triaca dram. 1. Nel terzo qualche bevanda o conserva appropriata. Nel quarto l’elettuario de sanguinibus, noto agli speziali, e lodato comunemente dai medici. Nel quinto triaca di dioscoride o sia mitridato minore con la giunta d’altri ingredienti; e così di mano in mano.
Bernardino Cristini, che fu uno dei medici dei lazzeretti di Roma nella peste del 1656, e discepolo del Riverio, confessa che sulle prime si sentiva battere forte il cuore in petto. Cominciò a valersi di rimedj antimoniali (da fiero chimico ch’egli era) e di vomitivi e di bezoartici, bagnando i polsi, le narici e la region del cuore con balsami o essenza di scorza di cedro, e usando la triaca, canfora, controierva, angelica, carlina, rosmarino, ginepro, tormentilla, ecc., e vedendone benefizio, prese coraggio con altri medici. Il costume, tanto suo, come de’ suoi famigliari, fu di andar prendendo due o tre volte per settimana, un quarto d’ora avanti cena, al peso di mezza dramma, certe pillole piacevolmente purganti e corroborative, le quali in fine son quelle di Rufo, caricate con altri ingredienti, e descritte a noi dal Riverio. Eccone la composizione.
Pillole preservative.
℞. Aloè lavato ed estratto con sugo di rose fatto ad uso d’estratti, zafferano, mirra, ana mezz’oncia; balsamo orientale e occidentale chiamato opobalsamo, ana mezza dramma, ossa di cuor di cervo num. 6; unicorno e bezoartico orientale, legno aloè, ana grani 10; ambra grisa gr. 5, magisterio di tartaro e tintura d’elettro quanto basta per formar la massa delle pillole.