Antidoto curativo.
℞. Conserva di fiori di borraggine, di rose, di viole, ana mez. onc; fiori di cedro, di pomi medici, di anthos, ana dram. 2; conserva di tutto cedro, radici di tormentilla, d’angelica, bistorta, scorzonera, contrajerva, ana dram. 1; confezion d’alchermes, di giacinto, ana dram. 1 e mez.; unicorno vero, bezoartico animale, corna di cervo, bezoartico solare, joviale, lunare, minerale, ana mezza dram. Mischia insieme, e prendine un cucchiaio per volta cinque o sei volte il dì, come ancor nella notte.
Antidoto curativo in forma liquida.
℞. Acqua di cardo santo, di scorzonera, di ruta capraria, di borraggine, di scordio, di acetosa di rose, di tutto cedro, ana onc. 6; spirito di zolfo, dram. 1; essenza di triaca, di contrajerva, di ginepro, d’angelica, di carlina, di tormentilla, di bistorta, scorze di cedro, elixir vitae, elissire di proprietà, balsamo di vita, balsamo di salute, ana mez. scrup. Mischia insieme, e prendine 2 onc. per volta quattro o cinque volte il dì e altrettante la notte.
Questi medicamenti, se crediamo all’enfasi del suddetto autore, faceano dei miracoli, richiamando uomini ad una nuova vita; e quantunque possa parere diversamente a molti medici, pure tal sorta di rimedj fra gl’infiniti che furono adoperati, questa dice egli che fu divina. Aggiunge d’aver egli dato ad alcuni infermi con dei bezoartici bolo armeno e terra sigillata che a questo effetto son decantati da molti per mirabili; ma che in quel contagio servivano solamente a far del male, nè mai operavano bene. Ordinava egli per le stanze dei malati, affinchè non s’infettassero anche le camere e case dei sani, alcuni profumi di legni di ginepro, cipresso, incenso, mirra, belzoino, storace calamita e simili. Erano profumi più gagliardi quei ch’egli due volte il giorno adoperava nelle stanze sue e de’ suoi amici, cioè le fecce di regolo antimoniale; ma perciocchè riesce troppo ingrato l’odore solfureo, vi aggiungeva pastelli composti di storace o altri simili grati odori, con che egli e tutti i suoi amici si conservarono sempre sanissimi in mezzo ai lazzeretti.
Passiamo noi innanzi a cose forse più sicure. E primieramente la canfora nella cura della peste è esaltata dal Goclenio, dal Cratone, dal Minderero, dal Sennerlo e da altri per uno de’ più potenti ed efficaci rimedj, e alcuni la tengono quasi il migliore di tutti. Fra gli altri l’Etmullero scrive che la canfora leva la palma a tutti gli altri alessifarmaci nella peste. Certo in lodarla assai s’accordano i migliori medici, considerata la sua qualità e attesi i buoni effetti che ne ha fatto veder la sperienza. Perciò abbiamo dagli autori varj medicamenti, ne’ quali entra la canfora. Il Minderero loda come più utile di tutti i più preziosi bezoartici, purchè non vi sieno dolori gagliardi di capo o di ventricolo, la seguente polvere descritta anche dal Platero e del Diemerbrochio, e commendata dal Follino.
Polvere canforata.
℞. Zucchero candito dram. 3; zenzero bianco dram. 2; canfora dram. 1. Si faccia polvere. La dose è di dram. 1 in liquore conveniente e si beva.
Il Riverio prescrive quest’altra, di cui dice essersi egli felicemente servito.
Altra polvere canforata.