Veniamo ora al metodo tenuto dai migliori medici nella cura degli appestati. Sogliono precedere in qualsivoglia peste alcuni sintomi, indicanti che uno sia già stato preso dal male. Tali sono dolori acuti di capo, vertigini, vomiti, abbattimenti di forze, una fiera ansietà, rosseggiamento d’occhi, sonnolenza, febbre, ecc., riuscendo in ciò molto diverse l’una dall’altra le pestilenze, ma riuscendo anche facile in cadauna l’accorgersene dall’esempio degli altri. Appena dunque si ha un giusto sospetto o una chiara cognizione di aver contratto il morbo, debbono il più presto che sia possibile le persone infette ricorrere all’ajuto di qualche buon sudorifero, mettendosi in letto ben coperti e procurando di promuovere il sudore. Quanto più tardi si darà di piglio a questo rimedio, tanto più difficile sarà il superar l’infezione; siccome all’incontro quanto più presto, tanto più agevolmente si potrà vincere l’interno nemico, purchè non sia di quei terribilissimi che in poche ore affogano la fiamma vitale e fanno cader morte all’improvviso le persone, come in alcune pesti è accaduto. Il perchè dee ben procurarsi di non perdere tempo, ma di venire ai sudoriferi, prima che le particelle pestilenziali abbiano onninamente infettati i fluidi e dissipati gli spiriti salutevoli, e in tempo che la natura non peranche abbattuta fa i suoi sforzi per cacciar fuori il veleno; altrimenti a poco o a nulla servirebbe poi la virtù delle medicine. Al che riflettendo anche l’Ippocrate dei latini, voglio dir Celso, in proposito della peste lasciò così scritto: Quo celerius ejusmodi tempestates corripiunt, eo maturius auxilia, etiam cum quadam temeritate, rapienda sunt.
I sudori dunque per quanto abbiamo dalla sperienza, o spontanei, o provocati sollecitamente con antidoti antipestilenziali, son creduti un potentissimo rimedio, anzi il migliore di tutti contra il morbo della peste, e forse non si troverà contagio, in cui i sudoriferi non sieno stati di giovamento, in tanto che infiniti esempj han fatto conoscere che pochissimi senza sudare e moltissimi all’incontro col sudare sono scampati da quel fierissimo tossico. Vero è che muoiono allora anche persone che pure son ricorse ai sudoriferi; ma può essere che alcuni d’essi vi sieno ricorsi troppo tardi; o che la loro immaginazione o soverchia paura gli abbia, malgrado i medicamenti, strascinati alla morte; o che sopra la loro malsana costituzione abbiano preso tal possesso i cattivi afflati del veleno che non sia rimasto campo all’operazion degli antidoti. Perciò, a riserva d’alcuni pochi medici, che forse son di coloro, i quali non altronde cercano gloria fuorchè dall’impugnare coi loro acuti raziocinj, ma non già colla sperienza alla mano, le sentenze degli altri: comune parere dei medici e spezialmente dei più accreditati, si è che speditamente si ha da far sudare chiunque è ferito dal morbo, e che da questo più che da altri rimedj si può sperar la salute. Quasi tutti gli antidoti da me rapportati ne’ due capi antecedenti hanno questa mira. Si noti pertanto che non facendo i sudoriferi idonei sudare, per lo più morranno quegl’infermi. Dove è sudore spontaneo più copioso, ivi è maggiore speranza di salute. Provocato esso ancora con medicamenti diaforetici e temperanti l’acrimonia del veleno pestilente, fa molto sperare. Per lo più esce fetente; e tal fetore può essere che sia dispiacevole al malato, ma non si sa che punto gli riesca dannoso. Allorchè l’infermo suda, il dormire sarebbe per lui nocivissimo (il che però parrà strano ad alcuni che veggono diversamente succedere in altre febbri); e però se ne guardi ben egli con gran premura, e se non altro, abbia d’intorno chi colle parole, o in altra guisa il tenga svegliato. Gioverà per tener lontano il sonno l’odore dell’aceto semplice o rosato, accostando alle narici una spugna o pezza bagnata in esso. Chi prima d’aver finito di sudare la seconda volta dorme, s’è osservato esserglisi talmente sminuite le forze che più non le ricuperò; e pochissimi si salvarono di quei che dormirono nel primo sudore. E qui mi sovviene d’aver lodato per sudoriferi la triaca, il diascordio ed altri oppiati, che pure incitano al sonno; perciò chi non avesse buoni svegliarini appresso, pensi se abbia da ricorrere a sudoriferi tali. Appresso si badi che il malato non sudi più di due o tre, o al più quattro ore, avuto riguardo alle forze maggiori o minori del corpo suo. E perciocchè dall’un canto non si può di meno che il sudore non debiliti, e sarebbe dall’altro di sommo pregiudizio, se restassero abbattute le forze dell’infermo, appena finito il tempo di sudare ed ancora, occorrendo, durante la sudatura, egli si dee rifocillare e corroborare con odori confortativi o con acque o bocconi cordiali, e con vino generoso o in altra guisa. I medici suggeriscono alcune compositioni utili a questo effetto, perchè composte d’ingredienti che resistono alla malignità, ed eccone un saggio:
Condito corroborativo.
℞. Scorze di melaranci condite, miva di cotogni, rob di ribes rossi, ana dram. 5; polvere liberante dram. 1, magisterio di perle, confezion di giacinto, ana scrup. 2; sciroppo di limoni quanto basta: formane condito.
Bevanda ristorativa.
℞. Acqua di rose odorosissima, di acetosa, ana onc. 8; aceto di rovo ideo, aceto rosato, ana onc. 6; vin bianco odoroso lib. 1; sciroppo di limoni, giulebbe rosato, ana onc. 2; scorze di cedro esteriori fresche, minutamente tagliate onc. 1 e mez. Tutto mischiato stia in vaso di vetro, tanto che tiri ben l’odore delle scorze di cedro, e se ne diano all’infermo dopo il sudore onc. 5 ovvero 6.
Acqua ristorativa.
℞. Scorze di cedri fresche, esteriori e ben nettate dalla polpa. Bagnate con sugo di pomi, acqua rosata e vino malvatico; poi cavane secondo l’arte il liquore, che resiste alla peste, e rimette egregiamente le forze del cuore.
Sciroppo confortativo.
℞. Vino di granati acidi onc. 4; sciroppo di sugo d’acetosa onc. 3; di limoni onc. 2; di sugo di cicoria, d’agresta, ana onc. 1; giulebbe rosato onc. 1 e mez.; olio di vitriuolo quanto basta per un acido giocondo. Mischia insieme, e prendine ad ogni due ore un’oncia e mez., o mescolandovi qualche acqua cotta, formane un giulebbe da estinguer la sete.