Come si faccia la magnete arsenicale, la quale manipolata che sia non è più velenosa, per quanto dicono, potendone ognuno farne prova con darne ai cani, l’impareremo più a basso da Angelo Sala. Venendo crosta ai buboni, si leverà facilmente via (e questo importa assaissimo) con una sola spatola dopo un giorno, o poco più, se unirai all’empiastro suddetto un poco d’unguento basilicon o di triaca.
Allorchè si sarà continuato per qualche giorno sopra i buboni l’uso de’ suddetti cataplasmi e cominceranno a maturarsi le materie, allora si lascino stare gli attraenti, come sono lo sterco di colombi, il lievito ecc., con adoperar poi soli maturanti. Il Diemerbrochio scrive d’essersi spesse volte servito, e con felicità, del solo seguente empiastro dal principio fino al fine della cura. ℞. Gomma galbano disciolta in aceto, empiastro oxicrocco, diachilò con gomma, ana onc. 1, mischiando tutto. Nota egli ancora di non aver medicato con gagliardi attraenti i buboni nati presso alle orecchie per ischivare il pericolo della soffocazione, avendo anche osservato che con empiastri que’ tumori in poche ore crescevano a dismisura e portavano poscia molti alla buca, e però medicava quelli con soli emollienti o con leggieri attraenti. Con gli altri non occorreva tanto riguardo. Maturati perfettamente i buboni, per lo più nè pure si rompono da per sè stessi; e però bisogna allora tagliarli o romperli con un legnetto acuto, se si può; se no, col ferro. Si facciano aprire non nella cima, ma in fondo, e nella parte più bassa affinchè la marcia più facilmente ne esca. I cauterj potenziali non son qui lodati. Consigliano alcuni medici di tagliare i buboni maligni e pestilenziali prima che sieno perfettamente maturi; e l’Ingrascia è di parere che quando coi buboni va congiunto qualche grave accidente, o febbre, che minacci rovina, allora sia meglio aprirli, benchè non maturi. Ma la sperienza ci avvisa che per lo più a tentativi sì animosi succedono fieri dolori, infiammazioni e cancrene; e però non s’ha per lo più a ricorrere, se non con gran riguardo, a queste troppo sollecite operazioni. Nella peste della nostra città del 1630 in un avvertimento pubblico fu lodato il tagliar profondamente sul principio i buboni d’umor tenero e liquido, curandoli poi con digestivi. Fu anche notificato che in quei d’umore molle sì, ma non fluido, conveniva dopo il taglio coprir le taste di corrosivi. Questi però non sono metodi da approvarsi così alla cieca. Avvisavano bensì saviamente che i buboni duri come ghiande non si doveano tagliare; altrimenti l’infermo se ne andava, e che però conveniva ungerli con olio di giglio bianco più volte, che così o si risolvevano in nulla, o si maturavano. Pare a me d’aver suggerito empiastri più gagliardi a questo effetto. Tagliati i tumori, e spremuta la marcia, si attende poi a curar la ferita, tenendovi tasta con digestivo e sopra un qualche empiastro emolliente, ungendo intorno con olio rosato. Si può far anche senza tasta, secondo il metodo stimabilissimo del Magati, ultimamente illustrato dal dottore Dionisio Andrea Sancassani, purchè la piaga stia aperta e si possa andar purgando: il che in questo caso è più necessario che nelle piaghe non pestilenti. Per un digestivo insigne vien commendato dal Diemerbrochio il seguente
Empiastro digestivo per i buboni tagliati.
℞. Scordio sottilissimamente polverizzato dram. 2; rosso d’un uovo, trementina di Venezia, mele, unguento degli apostoli, ana mez. onc. Mesci tutto.
E Silvio de le Boe scrive d’aver adoperato con buon esito, per guarire in breve essi buboni aperti il balsamo di zolfo trementinato e anisato, insieme con unguento basilicon e triaca, mettendo di più sopra esso medicamento l’empiastro diapompholygos o altro simile.
Resta ch’io dica qualche cosa dell’uso dei vescicanti nella cura dei buboni. Alcuni li riprovano con varj raziocinj; ma Ercole Sassonia, e meglio ancora di lui altri valorosi medici, hanno diffusamente risposto a tali difficoltà; e noi abbiam qui la sperienza anche del soprammentovato Diemerbrochio, il quale ha osservato mille volte che i vescicanti, purchè applicati nel primo apparir dei buboni, son riusciti di un notabilissimo giovamento, di modo che scaricandosi per la loro ferita il maligno umore a molti sono da per sè svanite quelle velenose aposteme. Il suo metodo perciò era questo. Subito che apparivano essi buboni egli applicava un vescicante alla lor parte inferiore talmente che toccasse la lor durezza. Svegliata nello spazio di otto o dieci ore la vescica, e levatala via, metteva sopra la piaga una foglia di cavolo rosso o di bieta unta con butirro vecchio o con olio di rape, acciocchè restando aperto il luogo si potessero per colà evacuare i cattivi umori. Noi abbiamo nelle nostre spezierie il cerotto vescicante. Tuttavia aggiungerò altre ricette.
I. Vescicante.
℞. Radici di piretro, semi di senape bianca, ana mez. dram.; cantaridi scrup. 1 e mez., o pure scrup. 2; mele dram. 1; lievito di pane acido dram. 1 e mez. o dram. 2; aceto rosato quanto basta. Se ne formi pasta vescicatoria.
II. Altro vescicante.
℞. Semi di senape bianca, di euforbio, ana dram. 1; radici di piretro mez. dram.; cantaridi dram. 2; ragia di pino, cera quanto basta. Si faccia pasta.