III. Vescicante del Mercuriale.
℞. Cantaridi preparate dram. 3; lievito mez. onc.; un poco d’aceto fortissimo, e mischia.
IV. Vescicante del Pareo.
℞. Cantaridi, pepe, euforbio, piretro, ana mez. dram.; lievito dram. 2; semi di senape dram. 1; un poco d’aceto, e mischia.
Silvio de le Boe scrive di non aver mai potuto avvertire qual buon effetto succeda dai vescicanti; ma giacchè non dice d’averlo veduto nè pur cattivo in tempo di peste, e gli altri ne contano molti vantaggi, pare che sia bene il valersene. Altri poi hanno usato di applicare i vescicatorj lontano dai tumori, per esempio a mezza la coscia, se questi erano all’anguinaia; ma un tal metodo non è approvato da altri intendenti che il pretendono o inutile o nocivo. Se il vescicatorio non eccita secondo il suo costume la vescica, è quasi inevitabile la morte; e ciò sia detto della cura dei buboni.
CAPO IX.
Carboni pestilenziali. Pronostici intorno ad essi. Varj metodi per curarli poco lodevoli. Maturarli e separarli, maniera più commendata dell’altre. Varj medicamenti per questo effetto, ed altri per levar via l’escara.
Più perniciosi delle finora descritte aposteme pestilenziali sono i carboni, chiamati antraci dai Greci, e formati anch’essi dal veleno della peste, il quale venendo probabilmente spinto dalla natura alla cute per via dell’arterie e della circolazione del sangue disciolto, ed ivi arrestandosi per qualche stagnazione o fissazione d’esso sangue, forma in varie parti esterne ed anche interne del corpo delle vesciche e pustole dolorosissime e infiammate che mortificando, cioè rendendo morta la carne, a poco a poco diventano dure, livide o nere. Talvolta si son vedute insino a trenta di queste fierissime pustole in un solo appestato, nascendo esse nel petto, collo, schiena, braccia, cosce, diti, ecc, ed anche internamente nelle tuniche del ventricolo e in altre viscere: nel qual ultimo caso è spedita la vita degl’infermi. Notinsi le seguenti osservazioni fatte da medici accurati: I. Se nascono carboni nelle glandule emuntorie in luogo di buboni, ciò è mortalissimo. II. Quei che vengono o nel principio del male, o poco dopo, in siti carnosi, sono lodevoli o tollerabili. III. All’incontro i nati nelle dita de’ piedi e delle mani e sopra la spina del dorso e sopra nervi, danno campo di pessimi augurj; e però questi debbono eccettuarsi dalla regola d’alcuni medici, i quali stimano tanto men pericolosi i carboncelli, quanto più escono lontani dal cuore. IV. Se hanno una certa coda, o pure se nascono tardi, è cattivo indizio; pessimo se prorompono in molta quantità, essendo ciò un effetto di maggiore e più grave copia di veleno. Il Mercuriale con altri tiene diversamente; ma il Sennerio, il Riverio, il Barbetta ed altri assaissimi confermano con troppe sperienze l’osservazione suddetta; potendosi nondimeno immaginare che tal diversità di pareri sia proceduta dal diverso carattere delle medesime pesti. V. carboni biancheggianti senza diminuzion di febbre, levano la speranza di guarire; ma se fra due o tre dì fanno un cerchio rosso all’intorno, più facilmente e più presto degli altri guariscono. VI. Se diventano molto larghi e di gran mole, come talvolta accade, riescono difficilissimi a curarsi, anzi mortalissimi se spuntano sopra qualche parte nervosa. VII. Qualora nel principio si fermano e quasi spariscono, o pure restando in vigore la febbre si seccano, predicono la rovina dell’infermo. Nella peste, che in questi medesimi giorni affligge Vienna ed altri paesi, escono buboni, ma non già carboni, segno non essere quella epidemia di gran malignità, e perciò doversene sperare la fine con la venuta del verno. Ivi il maggior benefizio si è ottenuto finora dai sudori provvocati sul principio del male coll’uso delle seguenti
Pillole antipestilenziali d’Emanuele, chiamate anche di Gesù e del general Cusani.
℞. Aloè epatico purissimo onc. 1; zafferano, mirra, ana dram. 1; zedoaria, genziana, ana scrup. 1; rabarbaro scelto dram. 2; agarico bianco dram. 1; triaca d’Andromaco, quanto una noce. Si polverizzino separatamente, poscia si mescolino in mortaio e se ne facciano pillole della grossezza d’un pisello. Per la preservativa se ne prende una ciascun giorno; per la curativa 8 o 10 in acqua, e il malato ben coperto sudi. Non è necessario l’agarico nè il rabarbaro.