Ora posto questo sistema, il quale mi contento che nol creda vero chi in occasione sì funesta può custodirsi col ritiro, dico che chiunque è in necessità di praticar gente infetta o sospetta di peste, dee farsi coraggio, e non figurarsi che il vedere un infermo di questo terribil morbo, e il doversegli accostare e toccar lui e le robe sue, abbia tosto a far cadere lui pure infermo o morto. Lasciata anche stare quella natural disposizione che alcuni godono, e probabilmente altri formano in sè stessi mediante l’intrepidezza, per resistere agli spiriti micidiali della peste, purchè si studino essi di ben difendere le suddette due porte della respirazione, hanno quasi da tenersi in pugno la loro salvezza, anche trattando con persone appestate. Tanti medici e cerusici ed ecclesiastici, ed altri che hanno toccato e curato essi infermi o maneggiate le robe loro, ne sono usciti illesi; non per altro, a mio credere, se non perchè seppero custodirsi in maniera che non entrò col respiro nel petto loro effluvio alcuno, procedente da corpo o robe infette; o se vi entrò, entrò corretto, mortificato, o mutato da altri effluvj antipestilenziali e preservanti. È un bell’esempio quello del sacerdote fiorentino che con la spugna inzuppata o spruzzata di buon aceto (sarebbe lo stesso di un fazzoletto) si preservò sempre in mezzo agl’infetti siccome si raccoglie dalle Giunte che ho fatto al mio Governo della Peste. Ma si può dire lo stesso di tant’altri che si sono salvati, dovendosi per l’ordinario attribuire la lor salute a questa buona difesa. Che se attestano i medici di Mompellieri che non venne loro danno alcuno dal luogo lor conversare con tanti appestati di Marsiglia, quantunque scrivano di non aver usato preservativo alcuno fuorchè quello del coraggio, quanto più poi dovrà sperare di passarsela netta chi al coraggio e all’intrepidezza aggiugnerà eziandio que’ preservativi che possono impedire l’introduzione de’ corpicciuoli velenosi pei canali del fiato, cioè per quella probabilmente unica via ch’eglino hanno per nuocere?
Io so che anche riducendo a questo il pericolo d’infettarsi, non si toglie perciò ch’esso pericolo non sia grandissimo. Ma da che si sa da qual parte il nemico o il ladro ha da tentare l’entrata, egli non è tanto difficile il mettersi in difesa. Già nel suddetto Governo della Peste colla scorta dei migliori ho rapportato gran copia di profumi e d’altri corpi odorosi, che per la maggior parte son atti o a tener lontani, o a correggere in guisa gli effluvj pestilenziali, che o non passino nelle persone, o passino senza ritener più la possanza di nuocere. Dee ognuno studiarsi secondo la sua prudenza di valersene, e con ricordarsi sempre di difendere sè stesso non solo dagli altrui, ma anche da’ propri panni, con profumarli dipoi, qualora si sia conversato con infetti o sospetti, ma senza sottilizzarla tanto che si apprenda in ogni oggetto e movimento la propria morte. Giungono alcuni a temere che fin le mosche ed altri insetti possono apportar loro da qualche luogo infetto il congedo per l’altro mondo; e chi credesse ad altri buoni scrittori di questo argomento, udirebbe simili casi strani intorno alla maniera di prendere il morbo, e che gli spiriti pestilenziali si conservano per anni e anni ne’ panni, nelle funi, e infin nelle tele di ragno, con altre avventure che fan battere forte il cuore a chi è figliuolo della paura. Ma oltre a tanti rimedi e preservativi inutili e vani per la peste che si leggono in certi libri di cerretani, vi ha ancora non poche favole o immaginazioni alle quali non dee punto fermarsi l’uomo saggio e coraggioso. Similmente dee deporsi la credenza che la peste venga dall’aria corrotta, essendo ciò falso a riserva di quella che attornia i corpi e le robe infette. Ed ogni minimo venticello, purchè possa ben giocare e sventolare, è atto a scuotere dai panni e a dispergere per l’aria tutti i corpicciuoli maligni, siccome avviene de’ panni che han preso l’odore se stanno esposti all’aria suddetta. E non v’ha dubbio che può un sano passeggiate per città appestata, e attendere a’ suoi affari, senza pericolo d’infettarsi, purchè cammini o stia in una competente distanza dall’altre persone, e vada tenendo munite con qualche odore antipestilenziale le porte del respiro. Ferrara, e tanti altri luoghi assediati intorno intorno dal morbo divoratore, che pure in essi non penetrò, o se penetrò, vi fu ben presto soffocato ed estinto; e tanti monasteri di religione che in mezzo a città infette si son valorosamente preservati illesi, sono ben chiari documenti che questo malore non procede dall’aria; e ch’esso non si comunica se non per contagio o contatto nella forma che si è detto di sopra, e che può molto bene accordarsi il dovere star saldo in una popolazione appestata col potersi difendere dalla peste, purchè si sappia ben custodire da’ suoi velenosi effluvj il respiro. Replico nondimeno dovere bensì questa sentenza far cuore a chi sarà necessitato a comunicare con gente infetta o sospetta; ma non dover già essa rendere alcuno temerario. Cioè non hanno le persone poste in sì fatta necessità da lasciar l’uso di quelle vesti alle quali men che all’altre possono attaccarsi i semi della pestilenza; non hanno senza gran bisogno da accostarsi ad infermi, non fermarsi a bel diletto nelle loro stanze. In una parola, per le ragioni recate, possono tenere per vera essa sentenza, siccome giovevole ad accrescere l’intrepidezza; ma nello stesso tempo debbono praticare ogni altra possibil cautela e riguardo, come s’ella non fosse vera; perchè in tal maniera si verrà a soddisfare al bisogno e alla prudenza. E ciò basti per ora.
Modena, 25 febbrajo, 1721.
FINE.
[ INDICE]
| Brevi Cenni intorno alla vita e alle opere dell’autore | [pag. v] |
| Prefazione e Dedicazione | [1] |
| LIBRO PRIMO | |
| GOVERNO POLITICO. | |
| Capo I. Spiegazione della peste: origine e durata d’essa. Differenze fra l’una peste e l’altre. Suo orribil danno ed aspetto. Obbligazione e possibilità di difendere il paese da questo flagello. Diligenze umane utili e necessarie | [17] |
| Capo II. Argini e difese da opporsi affinchè il contagio non accosti. Con quali diligenze se gli abbia a disputar l’ingresso e l’avanzamento. Entrato il morbo, tentativi per soffocarlo. Quarantena proposta a questo effetto | [32] |
| Capo III. Alleggerire le città d’abitatori. Poveri se si abbiano da escludere. Libertà ai cittadini di ritirarsi in villa. Fuga utile e permessa a tutti, fuorchè alle persone necessarie per la repubblica | [42] |
| Capo IV. Necessità di magistrati prudenti e attivi pel governo della peste. Autorità e rigore conveniente ad essi. Loro cautele per preservarsi. Elezione d’altri subordinati. Non doversi forzare i medici alla cura degl’infetti; e come governarsi per conto d’essi | [48] |
| Capo V. Peste comunicata pel contatto dell’aria, de’ corpi e delle robe appestate. Come l’una parte del paese abbia da difendersi dall’altra. Regolamento pel trasporto delle vettovaglie. Non occultare il morbo. Uffizio de’ medici, e maniera di opprimere la pestilenza introdotta | [56] |
| Capo VI. Commercio fra le persone come da regolarsi, qualora non si possa opprimere la peste. Lazzeretti e sequestri, e attenzione agli infermi. Provvisione per li mendicanti. Cimiteri pubblici fuori della città. Regole per li medici, cerusici, confessori, e loro segni. Sequestro de’ fanciulli e delle donne. Provvisioni per li beccamorti. Commercio fra’ cittadini e contadini | [65] |
| Capo VII. Commercio co’ forestieri interdetto. Regole per preservarsi illeso nelle terre e città appestate. Cautele del vestire e del praticar con infetti. Prove che si può facilmente preservare, tratte dalla sperienza. Necessità e utilità del coraggio in tali casi | [80] |
| Capo VIII. Come si possa guardare dall’aria infetta. Odori preservativi, e varie ricette. Odori sottili e calidi. Maniere di purgar l’aria delle case e delle città | [92] |
| Capo IX. Commercio di robe infette proibito. Necessità di prima espurgarle. Tre maniere di spurgo. Più utile e più facile è quello dei profumi. Dose e metodo per profumar robe, case ed altri luoghi. Ordini rigorosi per lo spurgo, e necessità di questo rimedio | [101] |
| Capo X. Cautela per esentar dallo spurgo varie robe. Provvisioni per gli cani e gatti. Monete ed altri metalli se suggetti a portar infezione. Regole per le robe ed animali. Luoghi eletti pel commercio de’ commestibili, e maniera di farlo. Se si dia contagio disseminato o dilatato dalla malizia. Riflessioni intorno a’ mali effetti del terrore, e cautela | [116] |
| Capo XI. Preparamento di lazzeretti per gl’infetti e pei sospetti. Regole per luoghi tali. Danni che provengono dai lazzeretti; sequestri ed altri rigori. Precauzioni necessarie. A chi si possa permettere il sequestro. Attenzione sopra i beccamorti | [130] |
| Capo XII. Luogo e regole della quarantena. Se sieno necessari 40 giorni per essa. Regolamenti per l’introduzione delle vettovaglie. Obbligazione dei ricchi di soccorrere i poveri. Doversi facilitare il fare i testamenti. Cura degli spedali e delle prigioni | [143] |
| LIBRO SECONDO | |
| GOVERNO MEDICO. | |
| Capo I. Regole mediche per preservarsi dall’aria. Ricette varie per profumi. Come si debba governare nell’uso del mangiare e bere; del sonno e della vigilia; del moto e della quiete, e delle passioni dell’animo. Grande utilità dell’intrepidezza, e del coraggio | [154] |
| Capo II. Cauteri commendati per preservarsi dalla peste. Quali persone più facilmente contraggano il morbo. Salassi e medicine solutive, preservativi biasimati. Amuleti o pericolosi, o dubbiosi contro la pestilenza. Attenzione de’ magistrati contro chi spaccia rimedi vani o nocivi. Sacchetti preservativi. Olio del Mattiolo utile anche nella preservativa | [166] |
| Capo III. Preservativi da prendersi per bocca. Erbe e tavolette a questo effetto. Mitridato minore commendato da molti. Altre bevande, polveri, conserve, elettuari, vini, unguenti, ecc., creduti preservativi. Aceto, e lodi d’esso, e di acidi contro il veleno pestilenziale. Metodo d’alcuni medici per preservarsi nel commercio con appestati | [183] |
| Capo IV. Rimedi curativi della peste. Nessuno specifico e sicuro finora trovato. Periodo delle pestilenze in una città, principio, mezzo e fine e lor diversi effetti. Medicamenti come trovati efficaci in una peste e non in altre. Salassi e medicine solutive, rimedi allora o pericolosi o nocivi | [211] |
| Capo V. Sudoriferi uno de’ rimedi più commendati nella cura della peste. Varie ricette di questi | [224] |
| Capo VI. Altri medicamenti per curar la peste. Quali usati ne’ contagi del 1630 e 1656. Canfora commendata assai, e varie composizioni canforate. Solfo, e suoi pregi contro la pestilenza. Bolo armeno, triaca, diascordio, ed altri antidoti o lodati, o riprovati | [234] |
| Capo VII. Metodo da tenersi nel curar gl’infetti. Sudoriferi rimedio creduto il più utile degli altri. Aforismi intorno ai sudori, e maniera di far sudare. Camere degl’infermi come s’abbiano a custodire. Quai cibi e bevande loro convengano | [255] |
| Capo VIII. Buboni, carboni e petecchie: sintomi ordinari di questo morbo. Pronostici intorno ai buboni. Tre maniere di curarli. Più sicura dell’altre quella di condurli alla suppurazione. Vari empiastri utili o efficaci per maturar buboni. Metodo e medicamenti vari per finirne la cura. Uso dei vescicanti | [266] |
| Capo IX. Carboni pestilenziali. Pronostici intorno ad essi. Vari metodi per curarli poco lodevoli. Maturarli e separarli, maniera più commendata dell’altre. Vari medicamenti per questo effetto, ed altri per levar via l’escara | [282] |
| Capo X. Petecchie, febbre, delirio, vigilia, sonno, vomito, siccità di lingua, emorragie, ed altri sintomi delle pestilenze. Sollecitudine necessaria in curar per tempo gl’infetti. Veleno pestilenziale se coagulante o squagliante il sangue. Quai rimedi maggiormente s’abbiano ad aver pronti per i tempi della peste | [300] |
| LIBRO TERZO | |
| GOVERNO ECCLESIASTICO. | |
| Capo I. Necessità di ricorrere a Dio e di placarlo, massimamente in tempo di peste. Quali in pericolo dì contagio abbiano da essere le incumbenze de’ vescovi e degli altri ecclesiastici per tener lungi il morbo; e quali i preparamenti prima ch’esso venga | [316] |
| Capo II. Quanto sia necessario il coraggio nei tempi della pestilenza. Fede e speranza, virtù divine e fonti d’intrepidezza e di giubilo. Bontà e misericordia di Dio ricordate ai peccatori. Rassegnazione a Dio, e darsi tutti a lui | [326] |
| Capo III. Uffizio de’ vescovi venuto il contagio. Provvisione di ministri e d’altri soccorsi temporali e spirituali. Lazzeretto per gli ecclesiastici. Consolare e animare il popolo colla presenza e con altri aiuti. Varie licenze da concedersi dal prelato. Messe ove da dirsi. Prediche e processioni come da farsi. Quali regole in tempo di generale quarantena | [334] |
| Capo IV. Uffizio de’ parochi e confessori prima del morbo, e venuto il morbo. Cautele per le chiese e per i confessionari. Se i parochi sieno tenuti a ministrare i sacramenti agl’infetti, e quali sacramenti. Come si possa ministrare la Penitenza, il Viatico e l’estrema Unzione. Voti, quali da persuadersi | [347] |
| Capo V. Carità verso il prossimo quanto essenziale al cristiano, e massimamente nelle calamità d’una peste. Obbligazione de’ secolari in tempi tali di soccorrere il prossimo. Varie maniere di esercitare, la carità. Confraternità della misericordia. Lode di chi assiste alla cura dei suoi parenti infermi | [365] |
| Capo VI. Carità de’ principi verso i loro sudditi. Maggiore si esige dagli ecclesiastici che dai laici e molto più dai benefiziati. Obbligazione dei regolari. Doversi in caso di necessità impiegare anche i vasi sacri. Carità eccellentissima di chi si espone alla cura degl’infetti. Come s’abbiano da preservare tali caritativi | [377] |
| Capo VII. Pietà e divozione quanto necessarie in tempo di pestilenza. Malvagità d’alcuni, che diventano allora peggiori. Quali prediche si convengano per costoro. Esercizi per accrescere e nutrire la pietà. Lezione spirituale, orazioni vocali, meditazioni e giaculatorie | [390] |
| Capo VIII. Ricorso all’intercessione de’ santi; ma spezialmente ricorso a Dio. Sua immensa bontà, e meriti di Gesù che ci fanno coraggio. Amore e divozione verso Gesù e speranza in lui; utili e necessarj soccorsi in ogni tempo, ma in quei massimamente delle calamità. | [398] |
| Capo IX. Riguardi per conservare illesi i conventi de’ religiosi. Varie cautele a tal fine ed altre in caso che v’entrasse il male. Quando sieno tenuti i religiosi a ministrare i sacramenti agl’infetti e quando gli ecclesiastici secolari. Monasteri delle monache come s’abbiano a custodire, e regole se vi penetrasse la peste. Esortar la gente allo spurgo. Dopo il contagio promovere la pietà. Conformità al volere di Dio cagione della vera tranquillità | [407] |
| Relazione della peste di Marsiglia | [429] |
| Osservazioni intorno all’antecedente Relazione | [447] |
PUBBLICATO
IL GIORNO XXX GENNAJO
M. DCCC. XXXII.
Se ne sono tirate due sole copie
in carta turchina di Parma.