Camporeggiani, 5 augusti 1524.

CLIII

Agli Otto di Pratica in Firenze

Magnifici et excelsi domini mihi observandissimi. Li esibitori di questa, Barone e Corsetto da Vagli di sopra, vengono a V. S. per far loro intendere, in nome del suo Comune, di certe bestie che fur lor tolte dagli uomini de la Cappella del capitaneato di Pietra Santa; di che esse forse debbono essere informate, chè di questo anco l'anno passato, quando fu il caso, lo Ill.mo Signor mio scrisse a Vostre Signorie, o fosse alli predecessori suoi; e quelle mi par che commettessino, che a questi nostri di Vagli fosson le bestie restituite, o che essi fosson soddisfatti del prezzo: ma tal commission non fu però eseguita. Ma che ne fosse causa, li detti uomini mandati riguaglieranno Vostre Signorie, le quali prego dieno lor buona udienza e indubitata fede, perchè non sono per esporre se non la verità; e che appresso nella differenza c'hanno per certi lor paschi con detti uomini de la Cappella, che sia lor servato quello che per antiqua composizione (come appare per li contratti che son fra l'un Comune e l'altro) è stato lungamente in uso, e le parole del contratto sieno interpretate per la equità e non con cavillazioni, sì che tranquillamente possano vicinare insieme. Ho fede nella benignità di Vostre Signorie che si degneranno ascoltare le ragioni di questi nostri, e non tollereranno che sieno trattati con tal violenza da questi de la Cappella; li quali per esser sotto la protezione e favore di Vostre Signorie si arrogano più di autorità, che non credo che sia volontà di quelle ch'abbiano. Che se bene per essere suoi sudditi li hanno cari, non credo che però abbiano men cara la giustizia. Credo che di questo anco a Vostre Signorie scriva il capitano suo di Pietra Santa, il quale è assai informato della cosa, e mi confido nella prudenza e bontà sua, che farà relazione della verità. E in buona grazia di Vostre Signorie sempre mi raccomando.

Castelnovi Carfignanae, 29 augusti 1524.

CLIV

Ai medesimi

Magnifici et excelsi Domini mihi observandissimi. Io ho dato commissione agli esibitori di questa, che poi che delle sue faccende, per che vengono, avranno parlato a Vostre Signorie, che anco da mia parte faccian loro intendere uno assassinamento fatto ieri a un pover uomo di questa provincia (appresso gli altri grandissimi, che a' dì passati gli avevan fatto) da alcuni ribaldi da Barga, e in specialità da uno detto Matteo del Mazone. Prego Vostre Signorie che circa questo prestino lor fede, quanto a me proprio; e che appresso, intesa la cosa, ne faccian quella dimostrazione che merita la giustizia, e io ho fede che sieno per fare, sì che questi da Barga ne piglino tal esempio, ch'ogni dì non abbiano questa provincia in preda. In buona grazia delle quali sempre mi raccomando.

Castelnovi, 29 augusti 1524.

Ho preso informazione, e intendo che col detto Matteo era un detto il Moro del Pazaglia, Luchino di Paolo d'Ochi e un detto Coietto, e altri, di chi non so il nome.