CLXXVII
Al marchese di Mantova
Ill.mo ed Ecc.mo Sig. mio osserv.mo Essendo io in procinto per mandare di nuovo a stampa il mio Orlando furioso, e per questo bisognandomi far condurre da Salò quattrocento risme di carta, supplico Vostra Eccellenza che sia contenta di commetter che per le sue terre possa esser condotta liberamente senza pagamento di alcun dazio, sì come anche la felice memoria del Marchese suo padre mi concesse di poterne condurre fin alla somma di mille risme, della qual somma io mi feci condurre solo risme duecento. E perchè non reputo che Vostra Eccell.a m'abbia per manco servitor suo che m'avesse il padre, con non minor fiducia ricorro a quella, e la supplico che mi faccia questa grazia; e non solo per questa volta, ma per sempre che mi accadrà di stampare: chè se ora ho aggiunto da quattrocento stanze al detto libro, spero ad altra addizione di aggiungervene molte più: e come in questa ho nominato Vostra Eccell.a con qualche laude, non sono anco per tacerla nell'altra. Io fo pensier anco di stampare alcune mie cosette; sicchè quella non voglia tenermi per importuno e poco discreto se sempre ch'avrò bisogno di carta domanderò a quella il transito per le sue terre libero: in buona grazia della quale umilissimamente mi raccomando sempre.[309]
Ferrariae, XV januarii MDXXXII.
Di Vostra Eccellenza
Ossequiosiss.o servitor,
Ludovico Ariosto.
Fuori — All'Ill.mo ed Ecc.mo Signor mio osservandiss.mo il Sig. Duca di Mantova.
CLXXVIII
A Gianfrancesco Strozzi
Magnifico messer Giovanfrancesco. V. S. intenderà per la lettera di frà Gasparo, come è venuto a Ferrara indarno; e questo per colpa del portator delle lettere, che al passar che fece di qui, non mi parlò, ma diede le lettere a casa mia, e se ne portò con lui il decreto, il quale poi pur oggi per le mani di frà Gasparo ho avuto: sicchè non l'ho potuto far vedere, ed è forza ch'io lo ritenga per far quanto circa questo accade; ma n'avrò buona custodia, non meno che n'avria il magnifico vostro padre: e poi ve lo rimetterò a salvamento, o pur farò quanto mi scriverete. Col magnifico messer Guido non ho voluto parlar circa le possessioni di Quartesana, se prima non vi avviso che la possessione che voi vorreste non è in sua potestate, però che subito dopo la morte di madonna Leona, gli fu forza a venderla per restituir la dote alli suoi eredi; e solo gli resta in Quartesana quella sua bella possession grande, che vale forse otto o dieci mila ducati: chè più tosto credo che darìa via la moglie che la possessione, perchè non ha se non quella appresso a quel bel palazzo. Di quelle che vi vorrìa dare in godimento a Recano,[310] non siete ben informato circa il condurre delli ricolti; perchè li lavoratori sono obbligati a condurre ogni cosa a Ferrara. Gli è vero che per le rotte di Po due volte si è affondata; ma Dio sa se questo accaderà più, perchè tal rotta è stata perchè li Mantovani han tagliato l'argine: alla qual cosa penso che i signori Veneziani ed il duca nostro abbian da provedere, o per una via o per un'altra, che non lo faccian più. Circa questa e l'altre particolarità si tratterà quando sia fatto quello che principalmente s'ha da fare: che sarà alla tornata di madonna Simona e di frà Gasparo, che gli è forza che torni un'altra volta.