Oltre di questo poi, avete a sapere, ch'espedita che sia questa cosa, non vi accaderà di provvedervi di casa altrimente; perchè, mentre che messer Guido starà in quell'officio di Romagna (che non potrà esser meno di due anni), voi potrete goder la casa di questa terra: in questo mezzo, con vostra comodità, provvedervi d'un'altra casa, dove vi possiate ridurre quando esso ritornerà. A questi dì esso disse al Cancelliere di questa, che vi scrivesse che a lui pareva che facessimo opera di comprar la casa di quei giovini de' Trotti da Santa Maria del Vado; ch'ogni modo non vi mancherà mai a chi venderla pel prezzo che voi l'aveste comprata: e le gabelle del comprare e del vendere non costeranno quanto gli affitti di quella o d'un'altra casa che voi toleste a pigione. Egli non ve ne scrisse altrimente, perchè tosto di poi successe quest'altra cosa, per la quale potrete avere una casa ottima senza pagarne pigione, pur che vegnate a capo di quanto avete a fare: ed io n'ho già parlato a messer Guido, e l'ho trovato di modo disposto, che spero che sarà contento di lasciarvi in casa. Ma non cesserò di dire e ridire, e importunar tanto che o volontieri o suo malgrado lo farà ogni modo; ma per quello ch'io n'ho finora, credo che lo farà volentieri.
Circa l'oro, io vi dico, che senza dubbio quello di Fiorenza sarà migliore; ed io, senza aspettare altro avviso da voi, ho fatto scrivere a Fiorenza, e quest'altra settimana sarà quì. Non accade altro se non che mandate trentatrè ducati d'oro per pagarlo: se costerà più o meno, se ne terrà buon conto. Io credo di mandarvi un altro disegno della veste; ma non l'ho potuto ancor aver dal maestro. A me piace più del primo; e l'uno e l'altro non è stato più visto: ed io, senza che voi me lo ricordassi, non farei fare una simil cosa che fosse stata vista indosso ad altri. Ho parlato con la consorte; la quale, prima, si vi raccomanda per infinite volte. Circa li ventagli, quel dal manico d'oro vorria che fosse di penne morelle gialle, alla similitudine della veste; l'altro dal manico bianco fosse anco di penne bianche. Le sottane, ne vorrìa una di raso incarnato, listata di tela d'oro, o di quello che piacerà a voi; l'altra di velluto alto e basso, di colore che parrà a voi: e così d'ogni cosa si rimette al parer vostro; chè tutto quello che piacerà a voi, piacerà a lei ancora. Del raso bianco, qui non se ne trova braccio, ch'io n'ho fatto cercar per tutto: bisognerà che mandiamo a Bologna, non vi piacendo di quello di Venezia. Della seta chermesina ch'avevo domandata, non la vorrei più; ma in quel cambio, due onze di morella, ch'abbia il chermisino, che non perda il colore a lavarsi; e quattro onze d'oro, che sia sottile e ben coverto. Lo potrete far vedere a persone che se n'intendano, perchè vorrei far un colletto al modo della veste: e mandatelo presto, perchè si possa cominciar a lavorare; chè in queste cose bisogna mettere assai tempo. Oltra quello che vi scrisse madonna Alessandra, il Cancelliero vi conforta di espedirvi tosto, perchè sempre fu pericolo nell'indugio. E l'uno e l'altro, e prima la consorte e messer Guido senza fine vi si raccomandano.
Ferrariae, 23 iulii 1532.
Vostra,
Alessandra Strozza.
Fuori — Al Magn. Messer Giovanfrancesco de' Strozzi, a Venezia.
VIII
Al medesimo
Magnifico messer Giovanfrancesco mio onorando. Per lo messo di Vostra Signoria ho avute tutte quelle cose ch'ella mi scrive di mandarmi per lui. E prima, circa i danari, ho fatto che ser Iacomo Ziponaro gli ha portati al mercadante, e satisfattolo, e fattosi render lo scritto, il quale vi rimando; ed esso ser Iacomo di questo scriverà a V. S. più a pieno. Circa la corona e le perle e le altre cose che 'l vostro messo dovea portare a Lugo[339] a madonna Leona,[340] ci è parato di non lasciarle andar più inante; perchè Lugo si trova da questo tempo tutto allagato dintorno, e non vi può andare se non chi molto sia pratico della strada, e molto peggio persona a cavallo: e oltre a questo, tutto il paese è pieno di cavalli e di fanteria dell'imperatore,[341] che starebbe a pericolo di essere rubato. Io ho mandate le lettere: le cose ho ritenute appresso di me, cioè il zebelino, la corona, le perle da orecchie, le pantofole e l'ufficio. Come mi occorra messo fedele e sufficiente, e che si possa andare intorno, gliene manderò: intanto saprà ella che sono appresso di me. Della catena che avete mandata a me, molto riferisco grazie a V. S., ancora che non accadèa di pigliare adesso questo disconcio, non vi ritrovando meglio in danari di quello che vi dovete trovare; chè sempre si potèa fare. Io la salverò così a nome vostro come a mio, chè non meno ne porrete disporre, come se fosse in man vostra. Ben vi avvertisco e priego che non parliate di avermi fatto questo dono; perchè se venisse all'orecchie di vostra suocera, nè voi nè io avressimo mai più pace con lei. Io la terrò molto bene occulta, nè altri saprà ch'io l'abbia, che voi e il Cancellier di questa.
Circa il servitore che V. S. mi scrive, quella saprà che dopo la partita vostra esso ha preso moglie: nondimeno esso è per venire volontieri; ma io non l'ho voluto mandare, se prima non vi ho fatto intendere questo termine in che egli si ritrova. La moglie che egli ha preso, è donna attempata e senza figliuoli, e gli ha dato una casa ed un casale, e sta così bene che non avrà bisogno del vostro. Lui commendo a V. S. per uomo fidatissimo e sufficiente: tuttavia farete in questo il parer vostro. Dell'Ebrèo io non vi scriverò altro, perchè il servitor vostro vi riferirà a bocca quello ch'io gli ho detto. Del vostro non venire in qua non solo vi escuso, ma vi laudo; chè mi maraviglio come possa alcuno andare intorno. Altro non occorre. Insieme col Cancelliere mi vi raccomando, e vi priego che a madonna vostra madre ed alla sorella mi raccomandiate.
Ferrara, 25 decembre 1532.