Pochi mesi dopo tornava a far parte della lega santa, attiratovi dall'offerta di condizioni assai favorevoli stipulate a Ferrara col cardinal Cibo che agiva in nome del papa. Ma Clemente VII, poi che venne l'8 dicembre in libertà, e gli fu proposta la ratifica dei patti voluti dal duca, «mostrandosi persuaso che Alfonso fosse stato l'istigatore del Borbone per condursi al sacco di Roma, negò risolutamente di approvare il concordato»[124], e fece le sue proteste per l'occupazione di Modena. Il duca chiese allora di bel nuovo la grazia di Carlo V; indi a rannodare validamente l'amicizia con Francia, mandò ad effetto il matrimonio progettato tra don Ercole figlio primogenito di lui e la principessa Renea di Valois cognata del re Francesco I; matrimonio che fu celebrato in Parigi il 28 giugno 1528.
Trattenutisi gli sposi in Parigi a motivo della peste che ancor durava in Ferrara, solamente nel settembre si posero in viaggio con accompagnamento di alcuni principi reali, e fermatisi molti giorni a Modena fecero il loro pomposo ingresso in Ferrara il 1º dicembre. A festeggiare queste nozze furono rappresentate alcune commedie in un teatro che il duca avea fatto costruire nel suo palazzo secondo l'architettura ideata e diretta dall'Ariosto, il quale vi ordinò una scena stabile che figurava la piazza di Ferrara colle contrade che vi fanno sbocco, i suoi banchi, fondachi e spezierie; e l'Ariosto sovente mostravasi
...... sul proscenio a recitar principii,
E qualche volta a sostenere il carico
Della commedia, e farle servar l'ordine[125].
In questo teatro venne data per la prima volta La Lena dell'Ariosto, e il principe don Francesco, altro figliuolo del duca, recitò in persona il prologo della medesima, come pure diversi gentiluomini non mancarono di sostenervi la parte di attori: chè Alfonso, e quindi tutti di sua corte, si dicevano amanti di questi spettacoli; e il teatro era riescito assai vago e bello: vanto gradito di messer Lodovico.
La commedia suddetta fu pure susseguita dalla rappresentazione della Cassaria ridotta in versi dallo stesso autore, e dicendo egli nel prologo che fu data altra volta vent'anni addietro, viene a confermarsi che la prima recita accadde, come già si disse, nel 1508. — La Lena ebbe altresì una seconda rappresentazione nel 1531 con un nuovo prologo ed una coda di due scene aggiunte in fine.
Il 20 giugno 1529 fu stabilito in Barcellona un trattato di pace e di confederazione tra Carlo V e Clemente VII, obbligandosi fra l'altre cose l'imperatore di far rientrare in potere del papa Modena, Reggio e Rubiera, e di aiutarlo a togliere Ferrara al duca Alfonso, dichiarato ribelle della Chiesa. Nel 5 agosto fu altresì firmata in Cambrai la pace col re di Francia, rimanendo l'Italia abbandonata per intiero all'Austria. A queste notizie il duca doveva stimarsi irreparabilmente perduto: ma come fu preservato altre volte in momenti non meno gravi e supremi, un raggio di speranza non tardò anche allora di arridergli.
Sceso Carlo V per la prima volta in Italia, fu il 5 novembre in Bologna a stabilire d'accordo col papa una pace generale. Nel viaggio passò per Reggio e Modena, e il duca tenne a sua grande fortuna di poter incontrarlo, accoglierlo e servirlo con ogni maniera di magnificenza, esporgli le proprie ragioni, e lusingarsi prima di lasciarlo al confine di averne guadagnato il favore.
Da Bologna il papa fece intimare le volute restituzioni ad Alfonso; ed egli rispose che si sarebbe sottoposto alle decisioni dell'imperatore; gettando con azzardo l'ultima àncora di sua incerta salvezza. In febbraio del 1530 avvenne in quella città per mano di Clemente VII l'incoronazione di Carlo V a imperatore e re d'Italia. Avrebbe il duca desiderato trovarvisi in mezzo a tanti altri principi concorsi allo splendido corteggio; ma il papa nol volle. Ottenne poi di potervi andare nel marzo, e dopo molte dispute fu stipulato un compromesso delle vicendevoli pretese nel giudizio di Carlo V da essere pronunciato fra sei mesi. Nel frattempo Modena fu consegnata all'imperatore che vi si recò in compagnia del duca, indi passarono entrambi a Mantova ove Alfonso I conseguì colla spesa di cento mila ducati d'oro l'intiera investitura di Carpi. — Nell'accompagnamento di molti gentiluomini che il duca ebbe in questi viaggi è molto probabile vi fosse compreso l'Ariosto; essendo poi certo che nel mese di novembre passò col medesimo a Venezia, come si rileva da una lettera che Lodovico scrisse dopo il suo ritorno a Ferrara il 22 gennaio 1531 a nome d'Alessandra Benucci vedova Strozzi ([pag. 323]). Non comprendiamo poi come il Baruffaldi[126] possa credere che il poeta si portasse a Venezia «per attendere ad una nuova ristampa del suo Furioso», quando il poema non fu ivi riprodotto nel 1530 una sola volta ma quattro, essendo ancora per uscirne una quinta pubblicata in gennaio dell'anno seguente, e quando tutte cinque, compresa quella dei Sessa citata dal Baruffaldi, seguono il testo vecchio e non portano correzioni dell'autore: unicamente il tipografo Zoppino ferrarese introdusse per la prima volta nella sua edizione veneta del 1530 in-4º le figure in legno ad ogni canto.