Il suddetto Catalogo della Trivulziana ricorda inoltre a pag. 211 che nel codice 577 si contiene una lettera dell'Ariosto, ma questa era già stata pubblicata e leggesi nel presente vol. a pag. [302].
[344]. Dall'Archivio di Stato in Lucca, e favoritami dagli amici Bongi e Sforza unitamente alla lettera [CLVIII], p. 264.
[345]. Tratto dal cod. Estense VI, C. 34, e pubblicato da me come inedito nella seconda edizione di queste Lettere, Bologna, 1866.
[346]. Questa stanza ommessa sempre ai Cinque canti veniva a togliere ad essi quella súbita imperfezione che apparve tanto disgustosa ai successivi editori, da far loro tralasciare anche la stanza seguente. Credo per altro che la prima fosse avvertitamente soppressa da Virginio figlio del poeta, che diede questi Canti da stampare ad Antonio Manuzio, sia perchè in massima parte è conforme alla stanza 45, canto XL ed ultimo, ediz. 1516 (corrispondente alla 68, canto XLVI, ediz. 1532), sia per mostrarcelo d'un tratto componimento manchevole e non già una continuazione regolare del Furioso. L'Ariosto compose, almeno in parte, i Cinque canti quand'era Commissario in Garfagnana, 1522-25 (v. Prefaz., p. CXXI), con intendimento di servirsene in una terza ristampa del suo poema, da condurre in cinquanta canti fino alla rotta di Roncisvalle, come fu detto da Galasso fratello del poeta; poi ne dimise il pensiero per attendere unicamente a rivedere e ampliare in miglior modo il Furioso, il quale restò compitissimo colla guarigione d'Orlando e la morte di Agramante. Il prof. Adolfo Gaspary ha creduto poter fissare che i Cinque canti rannodavansi al poema colla prima stanza da me riportata e che li abbandonò per sostituirvi gli ultimi impedimenti famigliari al matrimonio di Ruggiero con Bradamante (Zeitschrift für roman philologie, III, p. 232); ma non essendo essi in relazione coi fatti narrati in antecedenza, restano dunque un tentativo di più vasto lavoro che non ebbe seguito, sebbene l'Ariosto vi tornasse sopra parecchie volte, come si rileva dalle varie lezioni che presentano i mss. e che vennero raccolte dal Barotti (Venezia, 1766), dal Molini (Firenze, 1822) e da me (2ª ediz. di Bologna, 1866).
[347]. Pubblicato dal ch. Cesare Guasti nel Giornale storico degli Archivi Toscani. Firenze, 1858, vol. II, p. 139.
[348]. Questo privilegio trovasi al recto della seconda carta della prima edizione dell'Orlando furioso uscita in Ferrara per Mastro Mazocco del Bondeno adì XXII de Aprile M. D. XVI in-4º, e sotto di esso leggesi: «Similemente il Christianissimo Re di Francia et la Illustrissima Signoria de' Venetiani et alcune altre potentie prohibiscono che ne le lor terre a nessuno sia licito stampare nè far stampare, nè vendere nè far vendere questa opera senza expressa licentia del suo Authore, sotto le gravissime pene che ne li ampli lor privilegi si contengono.»
Non conosco il testo del privilegio del Re di Francia. Per quello della Signoria di Venezia tiene luogo la supplica che l'Ariosto diresse al Doge di Venezia, col rescritto: concedatur gratia ut supra petit, in data 25 ottobre 1515, di cui a [p. 26]; ma perchè non gli venne rilasciata speciale lettera patente, l'Ariosto si limitò qui a farne semplice ricordo. Anche la 2ª edizione del Furioso data dall'autore in Ferrara nel 1521, per quanto concerne i privilegi, ripete soltanto ciò che fu detto nella 1ª.
Il privilegio di Leone X fu pure tradotto in italiano da G. Aiazzi e stampato (non però intieramente) da P. Fanfani nel fasc. I dell'Istruzione secondaria, Firenze, 1876.
[349]. Pubblicato dal lodato sig. march. G. Campori, Notizie ecc., pag. 84.
[350]. Stampato in fine dell'Orlando furioso, 3ª ediz. di Ferrara, Francesco Rosso da Valenza, 1532, in-4º. — Veggasi a [pag. 279] la seconda supplica dell'Ariosto al Doge di Venezia, 7 genn. 1527, intesa ad ottenere che gli fosse confermato il privilegio ottenuto nel 1515, giacchè a render valide tali grazie occorreva per nuova legge l'approvazione del Consiglio di Pregadi. Ma la 3ª ediz. del Furioso, che l'autore sperava presto pubblicare, tardò ancora cinque anni, e nel frattempo il suo poema si ristampò 17 volte senza dargli alcun utile; poi venne poco dopo a morire.