[339]. Dalla Lettera de' 23 luglio 1532 siamo accertati dell'elezione fatta dal duca di Guido Strozzi in commissario di Romagna, da quella delli 12 agosto, che ogni dì era lo Strozzi sollecitato a portarsi al suo governo; da quella de' 20, che aveva già mandato buona parte innanzi delle sue robe; e da questa de' 25 dicembre abbiamo bastante ragione per credere che fosse già nell'esercizio del suo commissariato, se in Lugo (residenza consueta de' commissarii ducali) si trovava la moglie di lui, e non di passaggio ma di piè fermo, come si argomenta da quanto si segue a leggere in questa medesima Lettera. E quindi mi fa maraviglia che il Bonoli, nella sua Storia di Lugo, al lib. 3, c. 19, dove registra i commissarii della Romagna, riponga a quel tempo Scipione Bonléo dal 1530 sino al 1535, e di Guido Strozzi non faccia menzione, nè prima nè dopo (Barotti). — Nell'Archivio di Stato in Modena lessi io una lettera di Guido Strozzi al duca di Ferrara datata da Lugo 6 ottobre 1532, che lo mostrava nell'esercizio della sua carica.

[340]. Temo che vi sia sbaglio nell'originale, e che debba dire madonna Simona, moglie di messer Guido Strozzi, di cui nella Lettera del 20 gennaio 1532. La Leona figlia d'Alberto Petrati, fu moglie di Roberto Strozzi fratello di Tito, che fu il padre di messer Guido. Di essa si parla nella Lettera del 19 gennaio dell'anno suddetto; ed era morta senza figli circa l'anno 1528 (Barotti).

[341]. Quattromila Spagnuoli sotto il comando del marchese del Vasto, acquartierati in Lugo. Bonoli, Istoria di Lugo, lib. 3, c. 29 (Barotti).

[342]. Fu pubblicata la prima volta dal ch. sig. march. G. Campori nelle citate sue Notizie per la vita di L. A., p. 56. Sembrandomi questa lettera tutta cosa dell'Ariosto, mi rivolsi al cortese direttore dell'Archivio Gonzaga di Mantova, ove si conserva, per sentire se era di pugno del poeta; il che essendomi stato confermato, compresa ancora (a quanto pare) la sottoscrizione, ritengo che il Cardinale dicesse soltanto all'Ariosto di scrivere in suo nome al Marchese per avere l'esenzione del dazio della carta, ma che Lodovico ad agevolare il buon esito della soprabbondante richiesta delle mille risme (sufficienti altresì per le prevedibili ristampe del poema) ottenesse di esporre che l'edizione era fatta dal Cardinale. Il quale se veramente ne avesse sostenuta la spesa, non avrebbe mancato l'Ariosto al dovere di farlo in più esplicito modo conoscere; e poichè occorse tanto al cardinale Ippolito quanto al duca Alfonso di regalare alcuni esemplari del Furioso, non sarebbe loro abbisognato di cercarli altrove, nè l'autore poteva permettere che ne pagassero il prezzo, come venne accennato a pag. LV della mia Prefazione.

[343]. È tratta così manchevole (salvo le parole in corsivo da me aggiunte in senso probabile) dal codice 9 della Biblioteca particolare del sig. march. Trivulzio di Milano, e l'ebbi dalla gentilezza del sig. conte senatore Giulio Porro Lambertenghi, il quale con sua lettera del 18 novembre 1886 (forse l'ultima ch'egli scrisse essendo disgraziatamente morto in Fino, provincia di Como, dopo soli quattro giorni) mi avvertiva che non è autografa, ma copia mandata al marchese G. G. Trivulzio dal Tomitano, il che pure rilevasi dal Catalogo dei codici manoscritti della Trivulziana compilato dal Porro (Torino, Bocca, 1884), pag. 210. — Ed ebbi altresì tratta da copia la seguente scrittura unita allo stesso codice 9:

«A questo dì di San Michele 1518 io Lodovico Ariosto ho consegnato a Guido da Guastalla mio lavoratore in San Vidale le infrascritte bestie buine in socida per anni cinque: a partire in capo di anni 5 il guadagno per mezzo, et stando il mio capital fermo; et al tempo del partire avrò a cavare del chioppo altre tante bestie della medesima sorte et etade ch'io consegno a lui al presente et per il medesimo capitale ch'io apprecio a lui, che a suo pericolo e spesa le habbia a custodire et governare secondo li modi et Statuti di Ferrara, videlicet:

Una vacca bruna stellata, detta ghirlanda, con una vedella lattante, di precio l'una e l'altra di lire tredeci.

Una vacca rossa detta la rossina, con uno vedello dietro lattante, l'una e l'altro di precio lire undeci.

La soprascritta bruna ha fatto un vitello maschio questo Luglio 1519.

La vedella soprascritta c'havea de capitale lire 13, ha fatto un vitello questo anno del 1521, et essa è morta.»