Al marchese di Mantova

Illustrissimo ed eccellentissimo Signor mio. Prima per il Molino, e poi per Jerondeo, mi è stato fatto intendere che Vostra Eccellenza averia piacere di vedere un mio libro, al quale già molti dì, continuando la invenzione del conte Matteo Maria Boiardo, io diedi principio. Io, bono e deditissimo servitore di V. S., alla prima richiesta la avrei satisfatta, e avuto di grazia che quella si fusse degnata leggere le cose mie, se il libro fosse stato in termine da poterlo mandare in man sua. Ma, oltre che il libro non sia limato nè fornito ancora, come quello che è grande ed ha bisogno di grande opera, è ancora scritto per modo, con infinite chiose e liture, e trasportato di qua e di là, che fôra impossibile che altro che io lo leggessi: e di questo la illustrissima signora Marchesana sua consorte me ne può far fede; alla quale, quando fu a questi giorni a Ferrara, io ne lessi un poco. Ma pur dispostissimo alli servizii di V. E., cercarò il più presto che mi serà possibile di far che ne veda almeno parte; e ne farò transcrivere, cominciando al principio, quelli quinterni che mi pareranno star manco male; e scritti che siano, li manderò a V. S. Illustrissima. Alla quale umilmente mi raccomando.

Ferrara, 14 luglio 1512.

Deditissimo servo di V. S.,
Lodovico Ariosto.

Fuori — Illmo et Ex.mo principi et D.no meo Obser.mo, Dom. Marchioni Mantuae. Mantuae.

XI

Al principe Lodovico Gonzaga,

in Mantova.

V. S. Eccellentissima ha certamente della fada e del negromante, o di che altro più mirando, nel venirmi a ritrovar qui con la sua lettera del XX augusti, or ora che sono uscito dalle latebre e de' lustri delle fiere, e passato alla conversazion degli uomini. De' nostri periculi non posso ancora parlare: animus meminisse horret, luctuque refugit, e d'altro lato V. S. ne avrà odito già. Quis jam locus quae regio in terris nostri non plena laboris? Da parte mia non è quieta ancora la paura, trovandomi ancora in caccia, ormato da levrieri, da' quali Domine ne scampi. Ho passata la notte in una casetta da soccorso, vicin di Firenze, col nobile mascherato,[204] l'orecchio all'erta e il cuore in soprassalto. Quis talia fando etc. l'illustrissimo signor Duca, con il quale ieri ha conferito longamente il C. Pianelli, parlerà de' duo affari al Cardinale,[205] il quale fra giorni si aspetta da Bologna, ed io medesimo, per quanto sia bono a poterla servire, adoperrò ogni pratica, essendo dell'onore di Vostra Signoria, qual affezionato servitore, bramosissimo. Quello sia da fare e da sperare saprà da Mess. Rainaldo,[206] e fido che ne sarà satisfatta, quantunque io non sia troppo gagliardo oratore. Il cielo continua tuttavia molto obscuro, onde non metteremoci in via così subito per non aver ancora da andar in maschera fuori di stagione e col bordone. Voglia V. S. recarmi alla memoria della illustriss. sig.a Principessa Flisca[207] quanto è permesso a observantissimo e deditiss.o Servitore, e a quelle in buona grazia mi raccomando.

Florentiae, I octobris MDXII.