Agli Anziani della Repubblica di Lucca
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Iacopino da Convalle, il quale da V. S. mi è stato raccomandato nella differenza che ha con suoi cognati, mi ricerca ch'io facci fede a quelle di quanto sia stato fatto da me nella causa sua. V. S. intenderanno come a sua instanza io feci citare suoi cognati, delli quali uno detto G. Francesco, il quale è principale di loro, e al quale li altri fratelli si rimettono, non potè comparire per essere stato prima da me proibito di uscire di casa, per essere egli stato in luoco sospetto di peste; e dipoi che fu passato il termine della sospizione, la vicaria, della quale egli è, fu anco da me vietata di venire in questa terra pure per simile sospetto, sì che esso non è potuto comparire se non a l'ultimo comandamento; e questo ho detto perchè Iacopino vorrebbe che prima che si intendesse altro, lo satisfacesseno delle sue spese; e a me non è paruto di farlo, e di non giudicare di spese se non poi che averò cognosciuto li meriti della causa. Iacopino ha prodotto due testificati; in l'uno mostra che gli furono promessi in dote 22 ducati, e questo testificato è stato fatto citata la parte; poi ha fatto fare un altro esamine, ne lo quale mostra che non sterno a quelli primi patti, e che questi suoi cognati poi gli promisero 25 ducati: ma a questo secondo esamine non fu citata la parte. Li cognati dicono avere satisfatto Iacopino di questa dote, e di qualche cosa di più; Iacopino lo nega: a me pareva di dare qualche dilazione alli cognati di provare; Iacopino non se ne contenta, e mi prega che io facci relazione a V. S. del termine in che si trova la causa, e così la faccio. Alle quali sempre mi raccomando.
Li cognati di Iacopino dicono che hanno le loro prove nella vicaria del Borgo, e che sono stati per farli esaminare; ma che per essere loro stati creduti in sospetto di peste, hanno incorso in pericolo della vita.
Castelnuovo, 12 decembris 1522.
XLVII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi. Perchè dubito che una lettera del medesimo tenore di questa, che a' dì passati io scrissi a V. S., non sia venuta in sue mani per colpa del portatore, replico con questa altra per fare loro intendere che lo illustrissimo signor mio mi aveva dato commissione ch'io ricordassi a V. S. come sono passati due anni che tra il comune di Valico di sopra e quello di Cardoso fu fatta una dichiarazione di confine, intervenientibus utrinque commissariis, e di concordia ne fu contratto uno instrumento, e dal prelibato signor mio ne fu mandata la ratificazione e confirmazione a V. S.: e V. S. mai non hanno mutuo mandata a sua Eccellenza. E perchè sua Eccellenza desidera di averla ad ogni buono fine, m'ha commisso ch'io scriva a quelle che siano contente di mandarla; onde così io le prego e più presto che ponno, acciocchè da sua Eccellenza io non sia tenuto per negligente.
Appresso, questi di Valico si dolgono, che contra li patti alcuni di Cardoso hanno passato le confine, e arato e seminato sul terreno che non è suo: io prego V. S. che si degnino d'intendere la veritade, e non comportare che sia alli nostri fatto torto. Alle quali mi raccomando.
Castelnovi, ultimo anni 1522.