Agli Otto di Pratica in Firenze

Magnifici et excelsi domini mihi observandissimi. È accaduto ch'uno, detto il Pretaccio da Barga, suddito di Vostre Eccellenze, aveva per un suo figliolo domandata per moglie una fanciulla di questa terra, ed eragli da li tutori stata promessa. E mentre che si veniva ordinando per fare il sponsalizio, la fanciulla, nescio quo spiritu ducta, è intrata in un monasterio che abbiamo qui, dell'ordine di San Francesco, ed èssi fatta vestir suora. Ma prima che si sia vestita, io insieme con tutori e parenti di lei ho fatto ogni opera possibile per rimoverla di questa opinione e far che 'l parentato segua; ma non l'ho potuto ottenere. Per questo il Pretaccio non riman soddisfatto, e vorrebbe per violenza avere costei, e minaccia alli tutori e alle monache grandemente. Io me ne sono doluto col capitano di Barga, e sua Magnificenza me n'ha dato assai giustificata e conveniente risposta; ma non è restato però, che questa notte passata il Pretaccio non sia venuto per mezzo li borghi di Castelnuovo con più di 50 compagni armati, e ito ad una possessione qui presso de la fanciulla, e se ne dimostra come padrone: ed ècci fin a quest'ora. Io l'ho fatto ammonire che se ne levi subito. Non so quello che seguirà. Mi è parso di ricorrere a Vostre Eccellenze, e pregarle che si degnino di scrivere subito e d'operare in modo che questo suo suddito desista da usare violenza, e segua li modi de la ragione, acciò che costui non sia causa di attaccare alcuna nimicizia fra li sudditi del mio Ill.mo Signore e quelli di Vostre Eccellenze, dove credo che la volontà de li Signori sia bene unita e ottimamente disposta l'uno verso l'altro: e in bona grazia di Vostre Eccellenze mi raccomando sempre.

Castelnovi Grafagnanae, 7 ianuarii 1523.

XLIX

Agli Anziani della Repubblica di Lucca

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Perchè V. S. potriano avere inteso che alla Pieve Fossana, loco il quale è tra Castiglione suo e questa terra di Castelnuovo, è stato sospetto di peste; e per questo pensando le cose maggiori e di più pericolo che non sono, averanno forsi fatti divieti, che quelli che vengano di qui non possino intrare in Lucca; certifico V. S. come un Lucca Pierotto per uno suo figlio che nascosamente era andato, non so dove, si è infettato di modo, che due o tre sono morti di casa sua; ma presto si è fatto provvisione, chè tutta quella famiglia si è fatta ire in loco separato, e proibito a tutti quelli della Pieve, che non escano de le loro confine; benchè, grazia di Dio, in quella terra non si sia la peste scoperta in altra casa, e a Castelnuovo non è male nè sospezione alcuna, e stiamo con buonissime guardie. Io scrivo questa a V. S., perchè sappiano come sono le cose, e per pregarle che siano contente che lo esibitore di questa, che serà mio fratello messer Galeazzo Ariosto, entri e alloggi in Lucca, il quale è venuto da Ferrara per ire a Carrara a trovare il reverendissimo cardinale Cibo suo padrone; e questo riceverò da V. S. per uno grandissimo piacere; le quali ringrazio della copia che a questi giorni mi hanno mandata, di quella ratificazione pertinente alli uomini di Valico e di Cardoso. E in buona grazia di V. S. mi raccomando.

Castelnovi, 29 ianuarii 1523.

L

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mihi observandissimi. Giovanni da Montepulciano, esibitore di questa, farà intendere a V. S. di un torto che li fece uno di quelli delli quali sono stati confiscati li beni per loro mali importamenti da V. S.; e mi dice che del tutto è informatissimo il spettabile Baldassarre da Montecatino, il quale domandato da quelle ne potrà fare buona relazione. Prego V. S. che prima per la giustizia, e poi per misericordia di questo povero uomo, il quale è da bene e merita essere aiutato, e appresso per mio amore, si degnino di prestargli ogni favore e aiuto conveniente: in buona grazia delle quali mi raccomando sempre.