Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi. M. Giovanni Battista esibitore di questa, per il quale molte altre volte ho scritto a V. S., pure si duole che quantunque sia stato giudicato che la ragione sia dal canto suo, non ne può avere la esecuzione circa le spese; e a me ricorre come a quello che li pare che sia mio officio di avere in protezione lui e li altri sudditi dello illustrissimo signor mio. Per questo di nuovo scrivo a V. S., e le prego che non comportino che li favori di alcuni particolari possino più che la giustizia, e non mi diano esempio che anche io per favorire li miei, quando accada, usi questi modi verso li sudditi di V. S.; perchè dove la ragione vada di pari non sono per mancarvi, quando anco si abbi ad avere più rispetto alli sudditi che a quelle; forse farò secondo me ne sarà dato la norma, pur mi confido che V. S. non mancheranno nè patiranno che la giustizia non abbi il loco suo. Appresso io feci intendere ad Acconcio quello che V. S. mi rispuoseno; esso si offerisce di dare a quelle la cauzione che sia onesta, costì in Lucca; ora ripeto che le mi significhino di quanta somma vogliano che sia la pagarìa; in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 28 octobris 1523.
CXII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes Domini mei observandissimi. V. S. averanno inteso lo assassinamento che fu fatto a Santo Peregrino a quelli figliuoli e nepoti di maestro Andrea da Santo Donnino, suoi cittadini. E perchè ho informazione che uno di questi ribaldi detto Donatello da Sommocolognora, il quale non pure quella, ma molte altre ne ha fatte di simile sorte, ora per essere di nuovo bandito dal dominio de' signori Fiorentini si riduce a Cicerana, e non si potrebbe ire in fallo ch'ivi si troverebbe, mi è parso di darne a V. S. avviso, acciò quelle, parendoli, mandassino secretamente il suo bargello a Fiattone, il quale è loco molto presso a questa Cicerana; e come il bargello fusse mosso, mi mandasseno innanzi lo avviso, che da un'altra via manderei li miei balestrieri, acciò che tutti a uno tempo, cioè di notte, giungessino a Cicerana, che facilmente potrebbe essere che costui e delli altri ribaldi si piglierebbeno quivi, che sarebbe la salute di queste terre e di V. S., e del mio illustrissimo signore. Se anco quelle per la via di Fiattone o di Monte Perpori, e altri loro loci vicini a Cicerana potessino fare andare qualche spia, sì che questi latroni si potessino fare cadere ne la rete, sarebbe opra laudevile. Io non cesserò dal canto mio di fare il simile e avvisarne V. S.; in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 3 novembris 1523.
CXIII
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Già molti dì sono che uno Tomeo da Valico di sotto rubò uno mulo ad uno suo zio; e avendo io processo contra di lui, per essere figliuolo di famiglia, non è mai comparito nè stato in loco dove io li abbi avuto potestade sopra. E perchè il povero uomo al quale è stato fatto il danno, il quale è suo zio, ne riceve grandissimo detrimento, e ne potria uscire qualche scandolo, chè li figliuoli di questo a chi è stato rubato potriano offendere o il padre o li fratelli di questo tristo; io, per vietare questo scandalo e per provvedere alla indennità di questo povero uomo, volentieri averei il prefato Tomeo in le mani. E perchè intendo si riduce al Borgo, prego V. S. che commettino a quel suo vicario, che essendoli mostrato lo ritenga a mia instanza, e mandando io per lui, me lo dia nelle mani, perchè è bandito di questa provincia, e secondo li capitoli nostri con V. S. non ponno negare questa grazia; alle quali mi raccomando.
Castelnovi, 6 novembris 1523.