Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Io ringrazio V. S. della provvisione fatta circa che li nostri possino côrre le loro castagne nel dominio di V. S., e io anco farò il simile dal canto mio. Circa a quel Belgrado, io avviserò il signore mio di quello che si è fatto e di quanto V. S. mi scriveno. Appresso, lo esibitore di questa è uno lombardo suddito dell'illustrissimo signore mio, il quale ha una selva su questo di Castelnuovo, e aveva côlte certe poche castagne insieme con alcuni altri, e sopra 3 asini le portavano verso casa loro, e su quello di Castiglione insieme con li asini sono loro state levate per commissione di quello vicario. Quasi tutto in un tempo io feci fare qui il divieto che nessuno potesse portar fuora di questa provincia castagne, e appresso, ricercato dal detto vicario di Castiglione, insieme con sua Eccellenza sono convenuto, che trovando portare fuora di questa provincia castagne che ancorchè dicano averle tolte in questa ducale provincia, e che siano senza mia bulletta, che le toglia, che saranno ben tolte; ma perchè prima che io avessi fatto questa convenzione con il detto vicario, già questi poveri uomini, non sapendo essere qui di questo alcuno divieto, avevano levate quelle castagne, e appresso, per essere venuti di nuovo sotto la ubidienza del signore mio, e per questo credendo di poter condurre via roba come piacesse loro, sono caduti in questo errore, il quale appresso di me par che meriti perdono; pertanto io ne ho scritto al detto vicario e pregatolo che restituisca le robe e le bestie. Sua Eccellenza mi ha risposto avere scritto questo caso a V. S., e aspettarne risposta: mi è parso di scrivere anch'io per non tenere questi uomini in tempo; e così prego V. S. che scrivino al detto vicario che renda queste robe, attento che sono state tolte prima della convenzione fatta fra noi, e non importano alcuno danno al paese di V. S., perchè sono robe di questa provincia; e in buona grazia di V. S. mi raccomando.
Castelnovi, 17 octobris 1523.
CX
Ai medesimi
Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. L'avere io scritto più volte a V. S. e da quelle avuto risposta, e l'essere rimaso in buona e ferma conclusione e stabilimento di quanto s'abbia a seguire, ora mi fa star sospeso d'onde proceda che di nuovo siano impediti li passaggi de' sali ad Acconcio, officiale sopra questi per il mio illustrissimo signore, e che li sia bisogno mandare di nuovo a querelarsi a V. S., e a me di scrivere in suo favore. Sia processo d'onde si voglia, prego quelle che siano contente di commettere alli suoi doganieri, di modo che ogni giorno non ci impediscano li sali, e non diano questo incomodo a questi ducali sudditi; chè quando sia sospizione che Acconcio sia per lasciare parte di questi sali nel dominio di V. S., e usare alcuna fraude a danno delle intrate di quelle, esso si offerisce di dare pagatore di 500 e mille ducati costì in Lucca, e cauteggiare in modo V. S. che saranno sicure che grano non ne resterà nel suo dominio: in buona grazia delle quali mi raccomando.
Castelnovi, 19 octobris 1523.
Acconcio scrive, e mandasi uomo a posta per parlare più diffusamente circa questa materia: prego V. S. che lo espedischino bene e di modo che sempre non si abbi a ritornare da capo, e che per questo non si dia molestia allo illustrissimo signore mio.
CXI
Ai medesimi