Nè scià chi possa avere audacia presa

Di essere entrato in una tanta impresa.

XXVI.

Non scià come essa lui in fal pigliasse,

Nol cognoscendo al viso e al proprio aspetto,

Nè scià ch'in faccia lui rapresentasse

Salvo Milone, a lei figlio diletto,

Qual non si crede[63] che alla madre usasse

Tanta sceleritade, tanto diffetto[64],

E stette in tal penser tutto quel giorno;