Che tutti meritate acerba morte;
Io più di vui[117] non son legata o dormo,
Che sì pensate, penso, a trista sorte:
E cum la lanza un cavalier percusse
Chiamato Armeno, e credo Armeno fusse.
Poi trasse il brando la gagliarda dama
E gettò morto un giovinetto al piano,
Qual da Turpino Chiariol si chiama,
D'abito e nascimento soriano,