Che tutti meritate acerba morte;

Io più di vui[117] non son legata o dormo,

Che sì pensate, penso, a trista sorte:

E cum la lanza un cavalier percusse

Chiamato Armeno, e credo Armeno fusse.

LXIV.

Poi trasse il brando la gagliarda dama

E gettò morto un giovinetto al piano,

Qual da Turpino Chiariol si chiama,

D'abito e nascimento soriano,