— Lei potrebbe farmi un favore? — chiese.
— Ma certo; sarei felice, — rispose il Montalba stupito da quella domanda e dallo sguardo della fanciulla che pareva scrutarlo.
— Potrebbe farmi il favore di sposarmi? — domandò Nora con tranquillità.
Toniolo Montalba impallidì e diede un passo indietro.
— Signorina, — disse gravemente, — questo è un cattivo scherzo, non degno di lei!
— Non è uno scherzo, — ribattè Nora con la sua solita voce. — Se non le dispiaccio, faccia la domanda al miei genitori. Io sono torturata, assediata, perseguitata dai fidanzamenti: oggi se ne sono scoperti tre o quattro in una volta.... non mi è più possibile dire di no, non mi è più possibile vivere in casa mia.... Bisogna che mi sposi.... E nessuno mi piace. Non vorrei bene a nessuno, ne sono certa.... E io voglio poter voler bene....
Toniolo Montalba sedette sopra un ceppo adattato a seggiola rustica. Era ancora pallidissimo e guardava Nora con una specie di adorazione negli occhi, la quale gli illuminava tutto il viso.
— Ma.... — balbettò. — Io credeva che la mia conferenza sulla Semeiologia le avesse dato una cattiva idea di me....
— Non ha altro da dirmi? — esclamò Nora corrugando le sopracciglia....
— Sì, sì, ho molte cose da dirle! — esclamò Toniolo, saltando in piedi.