Intorno ai due amici, sedute ad altri tavolini, eran donne in gran parte, vestite elegantemente con abiti leggeri i quali lasciavan trasparire le rosee carni delle braccia e della gola.
Venivano a quando a quando da quei gruppi femminili ondate di profumi e a quando a quando un fruscio di sottane. Allorchè furono accesi i globi della luce elettrica, una tinta violacea si distese sui volti, sui capelli, sulle vesti; ma le cene volgevano al termine e i raggi illuminavano le coppe e le bottiglie; l'allegria si diffondeva tra quella sinistra luce.
Il mare era tranquillo; un minuscolo lume rosso si moveva sulla linea dell'orizzonte, assai lentamente.
— È una nave, — disse Aurelio Sangiorgi, il quale osservava il viaggio silenzioso del piccolo lume. — E va, va, si perde lontano. Vedi?...
Dal mare spirò una brezza soave, che faceva pensare a una fanciulla, la quale accarezzasse la fronte degli spettatori, camminando in punta di piedi.
— Ora è scomparso, — disse Ladislao Bariola.
Aurelio Sangiorgi sospirò. Si sarebbe detto ch'egli fosse tutto preso dallo spettacolo del mare e della sua nave impercettibile, se poco prima non avesse fissato con la stessa intensità le lampade elettriche e poi le coppie che cenavano ai tavolini più prossimi, e infine il lume vagabondo.
In verità il suo sguardo voleva fuggir la vista di Giorgina Sangiorgi, che poco discosto, elegantissima e gaia, cenava con alcuni giovanotti forestieri.
E mentre Aurelio e Ladislao discorrevano distrattamente, la moglie d'Aurelio versava qualche goccia di sciampagna sopra un piattino di fragole inzuccherate, e rideva con terribile naturalezza.
Alla scena, molti fra i gruppi di commensali sparsi qua e là si divertivano crudelmente.