L'eleganza semplice e fresca dell'abbigliamento estivo si sovrappose in un attimo alla bellezza temeraria del giovane corpo. E d'un tratto la donna si rivolse a Ladislao che le stava alle spalle, gli piantò in faccia gli occhi dalla fiamma inquieta, e gli chiese:
— Tu, che cosa mi consigli?
— Io? — esclamò Ladis. — Niente!
— E perchè? — fece Giorgina in tono di dolce rimprovero. — Temi che un giorno ti rinfacci il tuo parere?
L'amante si morse le labbra; voleva dirle che non la consigliava, perchè all'infuori dell'aspra concupiscenza non gli ispirava nè un sentimento nè un pensiero; ma rispose invece sorridendo:
— Via, una donna come te deve avere già il suo piano; e il mio consiglio non arriverebbe a mutarlo.
— È vero, — mormorò Giorgina. — L'assegno che Aurelio mi ha fissato non basta.
Era pronta; abbassato il veletto sul viso, impugnato l'ombrellino nella destra guantata, spenta la torbida fiamma dello sguardo, ella era ormai una dama severa e innocente.
— Sei ben certo, — disse a mo' di conclusione, offrendo per l'addio la bocca al giovane, — sei ben certo di non ingannarti? Davvero Aurelio mi ricerca? Perchè è necessario ch'io ceda e mi riunisca a lui.
— L'altra sera, al Lido, era sulle spine, a quanto ho potuto capirne, — rispose Ladis, baciando la bocca. — Non per l'onore, ah no! Se ne infischia, lui! Ma per l'amore. Avrebbe voluto strapparti a quei giovanotti che ti accompagnavano.