Egli aveva scelto questo motto; un altro avrebbe confessato di non credere a nulla, nè al male nè al bene, nè al brutto nè al bello, e sarebbe parso un cinico. Egli aveva scelto invece per motto: “nella vita non avviene mai niente„, e così era cinico e non pareva. Faceva il bene e faceva il male senza molte distinzioni, perchè l'uno e l'altro non avevan conseguenze; non s'entusiasmava per le belle cose e non s'indignava per le brutte. Egli guardava, e agiva poi secondo la convenienza sua propria.

Con quella lucidità che gli aveva conquistata l'amicizia di Aurelio Sangiorgi, non appena Ladis udì che Giorgina contava su di lui per riunirsi al marito, vide ciò che sarebbe avvenuto; e volgendosi alla donna pronta ad andarsene, egli la rattenne con un gesto, e dopo un istante si decise a parlare.

— Scusami, — disse.

Era seduto, una gamba accavallata sull'altra, la sigaretta in bocca; i capelli ben ravviati; elegante e, come al solito, calmo. Giorgina aspettava, in piedi.

— Vuoi ch'io faccia da mediatore tra te e Aurelio? — egli riprese. — È possibile e non è possibile. Ciò dipende da te.

— Come? — esclamò Giorgina ridendo. — Io non c'entro per nulla; io devo solo pregarti....

— No. Ora, ad esempio, io non voglio che tu ti riunisca a tuo marito, perchè mi piaci troppo.

— Ma è difficile comprendere, è davvero molto difficile comprendere ciò che tu vuoi! — mormorò l'amante fissandolo.

— Se m'interrompi, io non mi spiego e tu non mi capisci, — osservò Ladis, alzando leggermente le spalle. — Ti dico: tu mi piaci troppo, ora; riunendoti a tuo marito, resterai a Venezia, io continuerò a volerti, sarò innamorato e geloso, e sciuperò tutto il mio tempo per te, senza lavorare, mentre io devo lavorare molto.... In questo stato d'animo, io mi auguro che tuo marito non ti voglia più, che il tuo assegno non ti basti, e che per orgoglio o per amore del nuovo tu ti decida a lasciar Venezia; così io sarò libero....

Giorgina fece un gesto di stupore, Ladis non le badò affatto, e seguitò: