— Vecchio imbecille! — borbottò quasi con rabbia. — Che cosa vai a dire e a fare, se amore non t'interessa ormai più d'una nuvola? Non senti che l'esitazione è la prova della tua incapacità d'amare? Tu discuti con te stesso; sei morto! Quando si ama o si vuole amare, non si ragiona.
Ed era disceso a Colmàr, aveva scelto all'albergo una bella camera in faccia alla piazza Rapp, e aveva dormito saporitamente come si fosse trovato a casa sua, nel suo letto.
L'indomani mattina spedì un telegramma alla signora di Metz: un lutto improvviso lo obbligava a tornare in patria. Non pensò all'inverosimiglianza della scusa, perchè la notizia del lutto non poteva averlo raggiunto in treno; pensò ch'era incapace d'amare, che l'amore era morto per lui.
— Faccio una buona azione, — egli si disse, — e risparmio un disinganno a questa povera amica.
Ed entrò in un elegante negozio della Rufacherstrasse a comperare le sigarette.
Era dietro il banco una giovane, abbigliata di nero, col grembialetto candido; aveva diciotto o vent'anni al più, e non si poteva dir bella; esile di forme e bianca in volto, coi capelli castagni, la bocca piuttosto grande, gli occhi color d'avana e mobilissimi di sguardo, faceva pensare che la sua vita fosse un diuturno sforzo, una fatica quotidiana per dominare i nervi, e ch'ella dovesse avere una sensibilità esagerata e quasi dolorosa.
Francesco Rusconi le chiese, senza nemmen guardarla, delle sigarette; ed ella gliene espose sul banco un intero emporio; Francesco le domandò quali fossero le migliori e le più ricercate, e indugiò un poco a discutere; ma dall'accento di lui e forse da qualche frase, ch'era piuttosto della grammatica che della lingua parlata, la fanciulla intuì, esitò un poco, e poi interrogò con titubanza:
— M'sieu n'est pas allemand?
— Oh, nein, danke! — esclamò Francesco ridendo. — Je suis italien, mademoiselle.
— Moi je suis française! Alors, m'sieu, si vous préferéz les Kiryazy frères?...