L'impazienza del giovane non si tradiva che al movimento continuo con cui batteva del piede sinistro sotto la tavola il tempo d'un galop impercettibile. Il tumulto intimo ond'era travagliato da più mesi e il contegno di Gin, la squisita cortesia del quale lasciava capir tuttavia ch'era uomo con cui bisognava fare i conti, lo turbavano sempre, serrandolo alla gola. E a un tratto il volto di lui s'illuminò per una gioia, che non gli era stato possibile dissimulare.

Un domestico, apparso sul limitare del salotto, annunziava:

— La signora contessa avverte che sarà qui tra pochi istanti.

Le labbra dell'uomo rosso e beffardo si schiusero a un sorriso fugace. Egli s'aspettava che Silvio balbettasse.

Ma il giovane, il quale aveva cominciato a rispondere a Gin, chiuse forte nella destra il sigillo con cui si spegnevano gli avanzi delle sigarette, e sfilò la sua tesi sui partiti politici, senza balbettare, ritoccando qua e là gli argomenti di Gin. Il piede aveva cessato di battere il galop; un lieve pallore si era dipinto in volto a Silvio Baldeschi.

— È diverso! — pensò Gin.

E si alzò per andare incontro a Laura che entrava.

— L'amico Baldeschi ti aspettava pazientemente, — egli disse.

Laura sorrise al giovane, che divenuto tranquillo, era balzato in piedi prima di Gin, al fruscìo delle gonne.

Laura non contava trent'anni ancora; dritta come il suo orgoglio.