—Per, nulla. Tanto è vero, che qualche giorno dopo l'operazione,
Laura sarà in villa a Pallanza.—

I timori d'una catastrofe s'erano addormentati nel mio animo, dietro le parole d'Ettore; ma all'annuncio presente, si risvegliavano e si drizzavano come una turba di spettri…. Solo il cinismo del Caccianimico poteva restare impassibile davanti alla tortura fisica che Laura doveva subir l'indomani, considerandola facilissima e naturalissima cosa. Io sentiva un orrore muto, un'apprensione terribile, che avrei sentito forse anche senza gli egoistici disegni d'amore, anche per Laura contemplata semplicemente come buona amica.

Una risata di Lidia mi trapassò in quel momento le orecchie quasi un fischio stridulo. V'era al suo fianco una signora, la quale faceva professione di spirito e di disinvoltura, dicendo molte sciocchezze con tono rapido e sciolto; Lidia pareva gustarle profondamente.

Per quali diversi oceani veleggiavano le nostre anime! Io non vedeva intorno a me persona più felice di Lidia; i suoi crucci erano piccole angustie appena, e già aveva trovato a chi confidarle…. Non v'era di comune fra noi che questo fatto: ella si riprometteva un lungo soggiorno di Gian Luigi in campagna; io in campagna temeva di non veder giungere Laura…. Perciò Lidia poteva ridere così gaiamente ed io era in diritto di fremere a quelle risa.

Non avevo notato che presso Lidia mancava un'amica; significantissima assenza della quale Ettore mi fece accorgere.

—Perchè non è venuta a salutarvi la signora Tintaro?—domandò.

—Credo,—mormorai sottovoce,—che non si vedrà più in casa nostra.

—Per ordine tuo?

—Anche, ma specialmente perchè Lidia non ama le intriganti e deve averglielo scritto.—

Ettore non chiese oltre; io pensai d'aver fatto male a confidarmi con lui; egli non aveva capito quanto m'urgesse di conoscere il vero stato di Laura, dalle mie confidenze ipocrite e timorose…. Avrei voluto pregarlo di non partire con noi, di trattenersi a Milano finchè ogni pericolo fosse svanito per Laura: dieci volte in quel giorno mi avvicinai ad Ettore per parlare, e dieci volte ebbi paura delle conseguenze. Dovevo necessariamente confessargli quel ch'io sentiva nell'animo, ed era così grave la confessione da farmi pentire d'aver già detto troppo. S'io non avessi avuti dei sospetti su Gian Luigi, avrei potuto confidarmi in lui, che pure si recava in casa Uglio; ma se la certezza della sua indifferenza per Laura toglieva l'odiosità di parlare d'una donna avuta in comune,—l'attitudine di Gian Luigi di fronte a Lidia, mi respingeva da ogni intimità che potesse giustificare o perdonare le intenzioni colpevoli dell'uomo.