Non furonvi se non gradazioni di pentimento nel mio animo, quel giorno; dal pentimento assoluto di non aver sùbito corrisposto a Laura, al pentimento meschino delle confidenze monche.

Per certo, Ettore non aveva nulla capito.

L'indomani egli arrivò alla stazione tranquillo, sorridente, colla sua signora; non aperse bocca su Laura; dovetti io, mentre eravamo in treno e Lidia cicalava con Clara,—dovetti io domandargli se nulla vi fosse di nuovo.

—Ma no, caro,—egli rispose a bassa voce.—L'operazione è alle due; ora è mezzogiorno.

—Potevi passar da casa e chiedere come si trovasse Laura.

—Col trambusto d'una partenza!—esclamò egli, alzando le spalle.—Ti ripeto che non c'è niente di grave.

—Ne sei sicuro come ne son sicuro io!—dissi bruscamente, nauseato da quell'indifferenza.

Il viaggio fu odioso. Delle campagne che il treno si lasciava ai fianchi, io percepiva coll'occhio quanto rimaneva incorniciato nel finestrino della carrozza; allontanare una tenda, o avanzare la testa, mi pareva fatica superiore al vantaggio di riveder paesi cogniti e alberi volgari…. Un mutismo feroce, s'era impadronito di me onninamente, fino a rendermi insensibile; e dopo due o tre interrogazioni cui avevo risposto a cenni del capo, Lidia, Clara ed Ettore s'accomodarono a chiacchierar tra di loro, lasciandomi in una vasta e indiana sonnolenza dello spirito.

A Laveno, il lago mi parve orrendo, quantunque soleggiato. Mentre io poneva piede sul battello, il corpo di Laura Uglio doveva essere già preda di ferri chirurgici; un viso bianco di dolore, un silenzio triste per la camera, una positura forzata, un odor d'acido fenico, e lunghe ore di spasimi quando il corpo, sottratto al ferro, ne risentisse tuttavia l'impressione fra le carni violate….

A Pallanza, compresi che Laura Uglio non mi avrebbe raggiunto mai. Perchè lo compresi? Lo compresi d'un tratto, per un risveglio d'idee coordinanti e concludenti, sprofondate nell'anima e ricomparse a galla con la viscida solennità di cadaveri.