I signori Folengo erano allo sbarco a incontrarci. Pietro m'accolse assai freddo, in merito di quel viaggio che mi ostinavo a non intraprendere se non quando mi fosse piaciuto. Osò anche farne accenno in casa, ma io volsi le spalle, salendo alle camere destinateci. Ero dominato dal violento impeto di togliermi a quei luoghi, dove le mie orecchie, avvezze al romore della città, soffrivano del grande silenzio bruto in cui la campagna era immersa.
Davanti al letto, nell'alcova che non aveva il mio specchio, il mio lavabo, le mie fiale, il mio bagno, mi sentii infantilmente perduto, solo e triste.
L'antipatia di quei particolari sarebbe stata così presto vinta, se Laura ci avesse raggiunti! Perchè io l'amava ora, senza il menomo dubbio. Non più il desiderio d'un'altra circolava nelle mie vene, ma il desiderio preciso ed esclusivo di Laura Uglio, il cui busto io voleva slacciar lentamente, con degli indugi, per baciarle la nuca e le spalle.
Fu come una scoperta, a un tratto. Sì, io era un bambino, smarrendomi così presto!… Se Laura non veniva a Pallanza, chi m'inchiodava là, chi m'impediva d'andare a Laura? Un pretesto era facile a trovarsi; poi non mi mancava il coraggio di partire anche senza pretesto.
La scoperta ingenua mi consolò tutto quel giorno, e il lavorìo d'adattamento al luogo e alla casa venne compiendosi così felicemente, ch'io non ebbi osservazioni a sollevare quando Lidia mi pregò di condurla dopo pranzo alla villa Caccianimico.
Nè la notte fu tormentosa d'insonnia; nè l'indomani il paesaggio sereno fu inquinato dalle mie impressioni soggettive. Mi staccai da Pallanza con una barca, mi recai a Suna, remando adagio, in braccio a sogni colpevoli d'un'infinita dolcezza, d'un carattere audacemente ribelle, quali io poteva fare soltanto se la colpa era incarnata da una donna come Laura Uglio….
Tornai per l'ora della colazione, ancora cullandomi nella lancia graziosamente battuta alla prora da un soffio d'aria benigno…. Laura Uglio mi amava, e a tutto il resto avrei pensato io….
Sul terrazzo della villa Folengo, Lidia mi aspettava.
—Hanno portato un telegramma per te,—ella mi annunciò dall'alto, quando fui presso la darsena.
Avvicinai la barca in modo che fra essa e il muro del terrazzo non vi fosse più spazio nè acqua.