—No, no,—risposi.—Aspetto anzi Gian Luigi, che ha promesso di raggiungerci.—

Lidia salutò in quell'istante due signore affacciate al balcone d'una villa.

—Sono conoscenze nuove,—mi spiegò poscia.—Ho fatte molte amicizie in questi giorni e non trovo tempo a restituir le visite. La povera mamma è disperata, perchè quando non ho l'umore per le chiacchiere, incarico lei di sostituirmi. Oggi, per esempio, l'ho mandata in montagna col papà a una gita che mi spiaceva: torneranno per l'ora del pranzo.—

Appena fui nella mia camera, rilevai una novità. Dall'uscio comunicante aperto, la camera di Lidia presentava un tale aspetto, di disordine che non v'era d'uopo di soverchia intelligenza per capire come la donna non l'abitasse più: vi mancavano i suoi oggetti d'abbigliamento e il misterioso profumo ond'ella nobilitava i luoghi che l'accoglievano.

Lidia mi raggiunse quasi sùbito e leggendo sul mio volto un'interrogazione, disse:

—Non te ne ho avvertito nella lettera per dimenticanza: ho mutato camera: sto al primo piano, presso la mamma. Fu un'idea mia, credendo ti saresti trattenuto molto in città….

—Un'idea stranissima,—risposi.

—Ma no: questa camera non si prestava a un arredo un po' elegante, mentre l'altra è diventata così simpatica. Stasera tornerò qua sopra: tu lo permetti, non è vero?—

Gli occhi di Lidia brillarono: ella stava non seduta, ma appoggiata al letto, colle gambe stese, il busto ritto, la testa in avanti verso di me. Io l'avvicinai sorridendo.

—Te ne avrei pregato,—risposi. E aggiunsi in tono ilare:—Dunque, grandi mutamenti su tutta la linea? Gite, conoscenze, feste, visite?…